David di Donatello 2026: la festa del cinema italiano che a Cannes non c'è

David di Donatello 2026: favoriti, quote, polemiche sulle registe e l'ombra di Cannes senza film italiani in concorso.

Servillo, Bruni Tedeschi e Sossai favoriti dai bookmaker. Ma tra registe assenti, giovani fuori dalle cinquine e Croisette senza Italia, la 71esima edizione racconta un'industria che fatica a rinnovarsi

[di Alex M. Salgado]

David di donatello

Stasera, a Cinecittà, comincia la cerimonia che premia il cinema italiano. Tra sei giorni, sulla Croisette, comincia il festival che esporterà il cinema internazionale, tranne il nostro. La 71esima edizione dei David di Donatello apre al Teatro 23, in diretta su Rai 1, conduttori Bianca Balti e Flavio Insinna. Il 12 maggio apre il Festival di Cannes, e per la prima volta dal 2017 non c'è un solo film italiano in concorso. Lo stesso era successo, qualche mese fa, a Berlino. È un cortocircuito che vale la pena tenere a mente. La festa è in casa. Fuori, il rumore è un altro.

Le quote dei bookmaker, in serate come questa, sono un termometro più affidabile dei comunicati stampa. Toni Servillo per La grazia è quotato 1,25 come miglior attore: Claudio Santamaria insegue a 7,00, Valerio Mastandrea a 8,00, e ancora più indietro Sergio Romano (15,00) e Pierpaolo Capovilla (25,00) per Le città di pianura. Valeria Bruni Tedeschi per Duse parte a 1,40 come miglior attrice: dietro c'è il vuoto, Valeria Golino a 4,00, Barbara Ronchi addirittura a 16,00, Anna Ferzetti a 20, Insolia e Quattrocchi a 25. Sul miglior film il duello Le città di pianura (1,57) contro La grazia (2,40) è meno disegnato — gli altri staccatissimi: Cinque secondi a 25, Fuori e Le assaggiatrici a 40 — e per la regia stesso schema, Sossai 2,00, Sorrentino 2,50, Soldini 7,50, Mainetti 16, Martone 20. Quando i numeri raccontano scarti del genere, la cerimonia smette di essere una corsa. Diventa una conferma. 

LEGGI L'ELENCO COMPLETO DELLE NOMINATIONS: David di Donatello 2026: Sossai domina le nomination, conferme per Sorrentino e Soldini

Il caso Sossai ha un suo merito. Le città di pianura, alcolica commedia veneta on the road prodotta da Vivo Film e Rai Cinema, ha incassato un milione e ottocentomila euro con poco più di duecentomila spettatori: numeri piccoli, ma sedici candidature, contro le quattordici di Sorrentino. Una rivelazione costruita lentamente, dalla selezione a Cannes Un Certain Regard alla tenuta in sala. Sorrentino, dal canto suo, gioca pulito: La grazia è il film d'autore più redditizio dell'annata, quasi 7 milioni e mezzo, e dopo lo strappo storico di Parthenope — quindici nomination, zero vittorie, un record negativo che dice tutto di un autore amato fuori dall'Italia più che dai colleghi — qui prova la rivincita. Vediamo se arriva.

E poi ci sono le donne. C'è da parlarne, perché stavolta il dato pesa. Per la prima volta dopo anni, nessun titolo diretto da una donna è entrato nelle cinquine di Miglior film e Miglior regia. Lo ha denunciato la stessa presidente dell'Accademia, Piera Detassis, segnalando che la quota femminile manca dalle categorie principali. Non è un commento di un movimento esterno: è la presidente che, in conferenza stampa, dice ai votanti che hanno sbagliato. A parte le quattro opere prime, Spampinato, Scarano, Jung, Rampoldi, gli unici film diretti da donne ad aver raccolto candidature sono Tre ciotole di Isabel Coixet e Diva Futura di Giulia Steigerwalt, una a testa. Carolina Cavalli, regista non esordiente, è stata dimenticata. L'anno scorso, in regia, le donne erano tre. Tra i documentari, quattro. Quest'anno: quattro registe in tutto, e tutte agli esordi. Una regressione netta, certificata dai numeri. Il movimento "Siamo ai titoli di coda" ha lanciato un appello al boicottaggio della cerimonia parlando di censura morbida e citando proprio l'assenza di registe tra i progetti finanziati di recente. La sala, stasera, potrebbe avere qualche poltrona vuota più del previsto. 

E poi la generazione che non c'è. Il dato fa rumore guardandolo da vicino. Su 23 interpreti in gara nelle quattro categorie della recitazione, gli under 30 sono due: Tecla Insolia, 22 anni, per Primavera, e Francesco Gheghi, anche lui 22, per 40 secondi. Sul filo dei trent'anni c'è Matilda De Angelis. Tutto il resto è altrove. Nella cinquina del miglior attore protagonista, il più giovane è Claudio Santamaria, 51 anni. Filippo Scotti, 26, protagonista di Le città di pianura, il film che ha conquistato 16 candidature, non è entrato in nessuna cinquina, nonostante fosse già stato candidato per È stata la mano di Dio. Francesco Sossai, 39 anni, è l'unico millennial in corsa per la miglior regia: prima di lui, c'erano riusciti soltanto Carpignano, Rovere e i fratelli D'Innocenzo. Tra gli esordienti alla regia, l'età media è 41,2 anni. In Italia, oggi, anche debuttare è una faccenda per quasi-quarantenni. È un dato statistico, prima ancora che politico, e racconta un'industria che si autoreplica nei volti che già conosce. 

Le voci dall'interno, del resto, non hanno usato mezzi termini. Sergio Castellitto ha definito i David una "congregazione" da demolire prima ancora di parlarne. Alessandro Gassmann ha invitato sui social a non partecipare alla cerimonia, ricordando le condizioni difficili dei lavoratori del cinema, macchinisti, elettricisti, sarte, parrucchieri, runner e parlando di "poco da festeggiare". Sullo sfondo c'è il taglio di 90 milioni di euro al Fondo Cinema. Sono uscite pesanti, dette da chi non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire. L'Espresso

Il quadro fuori dalla sala conferma il tono. Il delegato generale di Cannes, Thierry Frémaux, ha minimizzato l'assenza italiana dicendo che l'Italia è un grande paese di cinema e che semplicemente, quest'anno, non hanno visto film che meritassero la competizione. Tradotto: tornate quando avete qualcosa. Pronunciate con eleganza, queste parole fanno più male di una stroncatura. Le uniche tracce italiane sulla Croisette saranno laterali: Roma Elastica di Bertrand Mandico tra i Midnight Screenings, girato a Cinecittà con Ornella Muti, Isabella Ferrari e Franco Nero, il cortometraggio Oh Boys! di Antonio Donato alla Quinzaine, più alcune coproduzioni minori (Rai Cinema in Fatherland di Pawlikowski). Briciole. Nessuna firma italiana né davanti né dietro la macchina da presa nelle competizioni principali. 

Eppure qualcosa va salvato, e va detto. Nel 2025 il box office italiano è cresciuto del 4% sugli incassi e del 2% sulle presenze, mentre la quota di mercato dei film italiani è salita dal 21,4% al 31,9% in due anni. Tre dei cinque titoli più visti in sala sono stati italiani. Il pubblico, in Italia, c'è. Le sale, lentamente, riempiono. Però Buen Camino di Checco Zalone e FolleMente di Paolo Genovese, i due maggiori successi della stagione, hanno ottenuto una candidatura a testa, entrambe per la canzone originale. Una manciata di voti per chi ha fatto numeri. La distanza tra ciò che il pubblico vede e ciò che l'Accademia premia, oggi, è un crepaccio. 

Stasera vincerà chi le quote dicono che vincerà. Servillo, Bruni Tedeschi, probabilmente Sossai, con qualche sussulto possibile per Sorrentino, sempre. Gianni Amelio riceverà il David alla carriera, Bruno Bozzetto e Vittorio Storaro i David speciali, Buen camino di Gennaro Nunziante il David dello spettatore con 9.552.158 presenze. La serata sarà ben costruita, le statuette finiranno nelle mani giuste. Ma la domanda vera resta lì, sospesa, e il festival non la risponde: cosa esporta, oggi, il cinema italiano? Cosa racconta, e a chi? Chi lo guarda, fuori dai propri confini? 

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Tra una settimana, sulla Croisette, l'Italia sarà nel pubblico. Stasera, almeno, è sul palco.

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