Martin Scorsese ha chiuso il set di The Saints 3 a Matera. Francis Ford Coppola arriverà a fine agosto per Glimpses of the Moon.
Il set di The Saints 3 si è concluso il 29 luglio. A fine agosto tocca a Glimpses of the Moon, il musical anni Trenta che riporta sul set un regista dato per finito
[di Alex M. Salgado]
Matera ha visto passare, nell'arco di poche settimane, due maestri della New Hollywood. Martin Scorsese ha chiuso il set il 29 luglio. Francis Ford Coppola arriverà a fine agosto. Nel mezzo, un mese scarso. Due italoamericani di ottanta e ottantasette anni tornano al Sud a cercare qualcosa. Uno i santi cristiani, l'altro le proprie radici familiari.
Scorsese, la cornice
La terza stagione di The Saints si è chiusa il 29 luglio, dopo dieci giorni di lavorazione tra i Sassi e il centro storico. Tre episodi dedicati a San Nicola, San Cristoforo e Sant'Agostino, produzione esecutiva di Lupin Film, distribuzione Fox Nation da gennaio 2027.
Era il secondo anno consecutivo. La seconda stagione, girata sempre a Matera, è diventata la serie più vista nella storia di Fox Nation. Il ritorno era quindi un fatto quasi contabile, e insieme un segnale industriale sulla capacità della città di reggere una produzione seriale ricorrente. Scorsese, che sui santi lavora come su una materia personale da quando ha iniziato a girare, è tornato dove aveva trovato l'inquadratura giusta. Notizia chiusa, dati fissati, aspetteremo la messa in onda.
Coppola arriva a fine agosto, dopo aver bruciato tutto
Il vero cuore dell'estate materana comincia adesso. Francis Ford Coppola è atteso in Basilicata entro pochi giorni per l'avvio delle riprese di Glimpses of the Moon. I set previsti sono tre in Basilicata (Palazzo Malvinni Malvezzi e la Cattedrale di Matera, Palazzo Margherita a Bernalda, l'Abbazia di San Michele Arcangelo a Montescaglioso) e alcuni in Calabria per le sequenze conclusive, tra Reggio Calabria, Cosenza e Scilla.
Serve un passo indietro per capire cosa significhi davvero quel ciak. Coppola ha compiuto ottantasette anni ad aprile. L'estate scorsa era stato ricoverato a Roma per un intervento al cuore. Nel 2024 aveva perso Eleanor, sua moglie da oltre sessant'anni. E prima ancora aveva bruciato il proprio patrimonio personale, oltre cento milioni di dollari, per finanziare da solo Megalopolis, il progetto titanico e maledetto della sua vecchiaia, di quel crac abbiamo raccontato le proporzioni in Apocalypse Wine: Coppola brucia 120 milioni.
I casting per Glimpses si erano svolti già nell'ottobre 2025, con Coppola presente di persona a Matera e a Bernalda. La partenza era annunciata per novembre 2025. Non era partita. Il finanziamento era saltato. La macchina è ripartita dopo mesi grazie a un contributo parziale del governo italiano e a un budget che lo stesso regista definisce modesto rispetto ai suoi standard di sempre. Una cautela informativa è dovuta, perché un progetto che è già saltato una volta può saltare due. Ma il segnale, oggi, è che il set stia davvero per aprirsi.
Palazzo Margherita, a Bernalda, non è solo una location. È la casa che Coppola ha acquistato e restaurato nel paese da cui vennero i suoi antenati, quella dove sua figlia Sofia si è sposata. Girare lì significa qualcosa che i comunicati ufficiali della Film Commission non raccontano. Della scelta italiana come base del progetto avevamo scritto nell'ottobre 2025, quando la conferma era arrivata dopo mesi di incertezza. Oggi quella scelta si presenta nella sua versione più concreta e insieme più intima.
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Un musical anni Trenta, dopo Megalopolis
Il paradosso estetico di Glimpses of the Moon è quasi più interessante di quello produttivo. Dopo il gesto titanico e visionario di Megalopolis, dopo l'utopia architettonica newyorkese, dopo il cinema come manifesto filosofico, Coppola sceglie la forma più leggera e classica del cinema americano che ha amato da ragazzo. Uno strano musical in stile anni Trenta, secondo la sua definizione. Un omaggio dichiarato a Leo McCarey e a L'orribile verità del 1937, una delle screwball comedy fondative degli studios. Un adattamento libero del romanzo omonimo di Edith Wharton, in italiano Raggi di luna, con al centro Nick Lansing e Susy Branch, due giovani dell'alta società che si sposano per convenienza e finiscono per innamorarsi di altri.
Il tutto trasposto nell'Italia degli anni Trenta, girato nel Meridione della memoria familiare del regista, con cast ancora non annunciato. Sarà un omaggio dichiarato che, se le premesse tengono, finirà per essere anche qualcos'altro. Coppola dagli anni Ottanta funziona così: parte da un modello riconoscibile e poi ne esce. Il rovesciamento è netto. Dal manifesto al divertissement. Dalla città del futuro alla provincia del passato. Dal cinema che vuole cambiare il mondo al cinema che accetta di essere solo cinema. Non è chiaro se sia una resa o una liberazione, e forse è questo che rende il progetto interessante prima ancora di vederlo.
Matera, due volte in un mese
La convergenza dei due registi sulla stessa geografia è materia di analisi editoriale prima ancora che di orgoglio territoriale. Matera ha ormai una traiettoria da polo produttivo internazionale che passa per No Time to Die, per Wonder Woman, per La passione di Cristo: Resurrezione di Mel Gibson, e adesso include stabilmente Scorsese. Coppola aggiunge qualcosa di ulteriore rispetto ai budget stranieri che la città attira da anni: il ritorno sul set di un regista che dopo un dissesto finanziario mondiale ha trovato proprio nella geografia italiana la possibilità concreta di girare ancora, in una casa che è sua, in un paese che è dei suoi antenati.
Matera fa la parte che le riesce meglio. Sta ferma, lascia entrare le telecamere, restituisce inquadrature che poi girano il mondo.
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