Yayoi Kusama, addio alla regina dei pois: la lettera di un pois

Addio a Yayoi Kusama. Una lettera dal punto di vista di uno dei suoi pois: memoria, ironia, e il colore come terapia riuscita.

A due settimane dalla morte a Tokyo, un fiorellino rosso di una tovaglia di Matsumoto ricorda la donna che lo dipinse un milione di volte.

[di Massimo Righetti]

Yayoi Kusama

Cara Yayoi, sono uno dei pois. Uno qualunque. Un frammento colorato nel tuo buio. Uno di quel milione di stelle di cui parlavi, quando dicevi che ciascuno di noi è un pois in mezzo a un milione di stelle. Forse volevi consolare il mondo. O forse, più semplicemente, te stessa. Non l'ho mai capito, questo. Ti scrivo dalla superficie di una zucca, comunque. Ma della zucca ne parlo dopo, teniamoci per ora l'immagine nella nostra testa.

Vorrei dirti che sono stato felice di nascere una mattina di ottantasette anni fa, in una cucina di Matsumoto, sulla tovaglia che tua madre aveva steso da poco. È vero, prima di essere un pois ero un fiore rosso. Uno di quei fiorellini stampati sulle tovaglie giapponesi. Ordinati. Assoluti. Senza pretese. Facevamo il nostro lavoro di fiorellini. Rallegravamo la superficie del tavolo. Aspettavamo la ciotola del riso. Ci facevamo togliere e rimettere, docili. E in silenzio.

Poi tu hai alzato lo sguardo. Non so cosa ti abbiamo fatto, quella mattina. Forse eravamo troppi. Forse eri stanca. Forse dentro di te si era rotto un ingranaggio segreto, piccolo ma importantissimo. E i fiori sono stati soltanto la crepa da cui la cosa è uscita. Ricordo quando sono salito insieme ai miei compagni. Siamo saliti sui vetri della finestra. E sulle pareti. E sul soffitto. Ti abbiamo raggiunta lì dov'eri seduta, siamo passati sulle tue mani, sulle guance, sui capelli. E per un tempo che tu solo sapresti quantificare non c'è stata più cucina. Non c'è stata più bambina. Restava un unico fiore rosso che si moltiplicava all'infinito.

Quando la moltiplicazione è finita, siamo rimasti, io e te, a guardarci. Tu terrorizzata di me. Io, se posso dirlo adesso a distanza di ottantasette anni, un po' terrorizzato di te. Le cose sono cominciate lì. Nel silenzio subito dopo. Quando due che si fanno paura si accorgono, in un istante, di essere soli.

Da quella mattina in poi ci siamo sempre cercati. Perché tu hai fatto una cosa che nessuno ti aveva insegnato a fare. Invece di combattermi, hai preso una matita e mi hai messo sulla carta. Uno. Due. Mille volte. All'improvviso ero dall'altra parte. Sul foglio. Eri tu che mi guardavi. L'assedio era diventato compagnia.

Vedi, la nostra storia, dopo, l'hanno raccontata gli altri. La stanno raccontando ancora in questi giorni. Ti scrivono coccodrilli lunghissimi con le date e le mostre e i musei. La bambina di Matsumoto. La New York degli anni Sessanta. La Biennale del sessantasei con quelle millecinquecento sfere specchianti sul prato del padiglione italiano. Kimono d'oro. Cartello che diceva "Il vostro narcisismo in vendita". Il rientro in Giappone. L'ospedale Seiwa di Tokyo, dal quale ogni mattina ti muovevi per venire in studio a dipingerci. Sono cose vere. Sono cose importanti. Ma non è di questo che ti volevo scrivere.

Ti volevo dire che siamo stati bene. Trenta, quaranta, cinquanta ore di seguito, tu seduta a dipingerci uno alla volta. In quella specie di trance meditativa che i tuoi medici classificavano come patologia, e tu chiamavi salvezza. Un pois dopo l'altro. Senza scorciatoie. Perché lo sapevi tu meglio di chiunque: la moltiplicazione comincia sempre da uno. Sempre concentrata sul pois successivo, come si accarezza un amico che si ha paura di perdere se si distoglie lo sguardo. E adesso che l'hai distolto per davvero, sono qui a scriverti.

Ci hai messo quarant'anni a smettere di essere solo la donna dei pois. All'inizio ti guardavano come si guarda una stranezza esotica. E le tue idee finivano nei quadri degli uomini più celebri di te. Sì, qualcuno poi ti chiese scusa, per iscritto. Ma le lettere di scusa non pagano l'affitto. Solo dopo molti anni, sono venuti a cercarti tutti. Ti ha voluta Louis Vuitton. Ti hanno voluta i musei di mezzo mondo. Sei diventata l'artista vivente più fotografata del pianeta. Una reliquia pop.

Infinity Mirror Rooms

E però, Yayoi, gli amici tuoi siamo rimasti noi. Nel senso proprio della parola. Nessun collezionista, nessuna borsa monogrammata, nessuna coda davanti a una Infinity Mirror Room ti ha mai fatto compagnia come uno di noi. Io ero lì dalla mattina della tovaglia. Io ti aspettavo ogni giorno quando attraversavi la strada verso lo studio. Io ero sulla tela quando ti sedevi. Io ero l'ultima cosa che le tue mani toccavano prima di addormentarti.

Tu la chiamavi self-obliteration. Autoannullamento. Suona minaccioso in inglese, quasi religioso in italiano. Era una faccenda molto più semplice: smetti di combattere ciò che ti fa paura e gli dai una forma. Perché la forma si può guardare. La forma si può regalare. La forma può salvare qualcun altro, molti anni dopo, in una stanza di specchi in cui entra per un minuto e ne esce diverso.

E la zucca? La zucca, ce lo dicevi tu, era il tuo talismano. Veniva dal vivaio del nonno. Un ricordo pacifico. Senza traumi. Avevi capito che se una vita è fatta di fiori che ti aggrediscono dalle tovaglie, hai bisogno anche di zucche che non ti chiedono nulla. Il resto è arte. Che poi è solo un modo elegante di dire: terapia riuscita.

Ci sono cose che vorrei dirti ancora, ma non so se ho spazio. E allora ti dico solo grazie per non avermi mai spento. Grazie per avermi creduto abbastanza da dipingermi uno alla volta. Tutti e milioni di volte. Grazie per aver preso il fiore che ti terrorizzava sulla tovaglia e averlo trasformato in un colore.

Vorrei dirti che resto. Resto sulle tue tele. E dentro le tue stanze infinite. E sulle spalle di chi esce dalle tue mostre con quel piccolo spostamento di sguardo che è già mezza cura. Resto come prova che una cosa si può fare, con quello che ci abita e ci spaventa. Guardarlo. Non chiamarlo per nome. Dargli una forma. Metterlo fuori.

Il resto lo continuo io. Da questa zucca gialla.

Con affetto, tuo

pois

COMMENTS

Loaded All Posts Not found any posts VIEW ALL Readmore Reply Cancel reply Delete By Home PAGES POSTS View All RECOMMENDED FOR YOU LABEL ARCHIVE SEARCH ALL POSTS Not found any post match with your request Back Home Sunday Monday Tuesday Wednesday Thursday Friday Saturday Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat January February March April May June July August September October November December Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec just now 1 minute ago $$1$$ minutes ago 1 hour ago $$1$$ hours ago Yesterday $$1$$ days ago $$1$$ weeks ago more than 5 weeks ago Followers Follow THIS PREMIUM CONTENT IS LOCKED STEP 1: Share to a social network STEP 2: Click the link on your social network Copy All Code Select All Code All codes were copied to your clipboard Can not copy the codes / texts, please press [CTRL]+[C] (or CMD+C with Mac) to copy Table of Content