Teatro e intelligenza artificiale: una mappa della sperimentazione

Dalla Statale di Milano a Stanford: come l'IA entra in scena nel teatro contemporaneo, tra ricerca, sperimentazione e dibattito.

Da Milano a Torino, da Rimini a Stanford: come la scrittura, la recitazione e la scenografia teatrale incontrano oggi l'intelligenza artificiale generativa.

[di Alessandro Massimo]

Stefano Accorsi - Socrate 16.22

Il pubblico ha riempito il Teatro Carignano di Torino, il 18 aprile 2026, per Socrate 16.22, spettacolo con Stefano Accorsi e Ludovica Martino. Il tutto esaurito registrato alla Biennale Tecnologia è un segnale: il pubblico è pronto a confrontarsi con l'intelligenza artificiale non solo come argomento di cronaca tecnologica, ma come materia drammaturgica. Non è un episodio isolato: nello stesso periodo, fiere di settore come il MIR di Rimini discutono il ruolo dell'IA nella produzione dello spettacolo dal vivo, mentre un anno prima un progetto di ricerca della Statale di Milano aveva già messo in scena uno spettacolo scritto in collaborazione con ChatGPT. Episodi diversi tra loro, che insieme compongono una mappa, ancora parziale, ma già leggibile, di come il teatro stia iniziando a fare i conti con l'intelligenza artificiale.

Socrate 16.22: l'intelligenza artificiale racconta il conflitto tra generazioni

Alla Biennale Tecnologia 2026 di Torino (15-19 aprile), lo spettacolo Socrate 16.22 ha portato al Teatro Carignano gli attori Stefano Accorsi e Ludovica Martino, affiancati dalla ricercatrice Tatiana Tommasi. Scritto da Filippo Gentili, diretto da Ferdinando Ceriani e prodotto da Planetaria con la consulenza scientifica del Politecnico di Torino, racconta il conflitto tra Luca, un imprenditore tecnologico convinto delle opportunità dell'intelligenza artificiale, e sua figlia Tea, che vive con disagio un mondo in cui il fidanzato è stato licenziato da un algoritmo. Al centro della trama, un programma, lo stesso Socrate 16.22, che Luca, in un punto di svolta, decide di non vendere a un'azienda militare. Lo spettacolo, a ingresso gratuito, ha esaurito i posti, e il regista ha annunciato l'intenzione di portarlo in tournée, con un'attenzione particolare al pubblico scolastico.

Un precedente milanese: la sceneggiatura scritta con ChatGPT

Un anno prima, nel maggio 2025, l'Università Statale di Milano aveva sperimentato un approccio per certi versi opposto. Il progetto di ricerca GPTheater, condotto dai docenti Alice Barale, Luca Daino e Matteo Zignani, ha indagato le potenzialità di ChatGPT nella scrittura teatrale, scegliendo il teatro proprio per la sua natura dialogica. Ne è nato lo spettacolo ViaggI Accademici, diretto da Paolo Bignamini con la drammaturgia di Giulia Asselta: qui non solo il testo, ma anche l'ordine delle scene e le musiche sono stati elaborati insieme all'IA, che appare sul palco come personaggio, uno studente-fantasma che attraversa le aule universitarie. Mentre a Torino l'intelligenza artificiale resta sullo sfondo come tema della trama, a Milano diventa coautrice e interprete: due modi opposti di portarla in scena, a un anno di distanza l'uno dall'altro.

Dietro le quinte: produzione e scenografia con l'intelligenza artificiale

C'è poi un livello meno visibile dal palco, ma decisivo per chi lavora nello spettacolo dal vivo: quello della produzione. Alla nona edizione del MIR di Rimini (12-14 aprile 2026), fiera dedicata alle tecnologie per il live entertainment, l'intelligenza artificiale è stata al centro di più panel: Suno o Suono? ha discusso l'uso della piattaforma generativa Suno nella produzione musicale (clicca qui per leggere la notizia su Suno), mentre Human After All? ha affrontato il rapporto tra IA e industria della musica e dei contenuti digitali. Sul fronte della formazione, un corso promosso da CNA fo.er nell'ambito del progetto Supernova Arti Performative forma scenografi digitali capaci di integrare strumenti di IA generativa, per immagini, video e musica, nell'allestimento di scenografie immersive. Un contributo pubblicato sul sito michelefiaschi.it, dedicato proprio a questo tema, segnala il rischio di fondo: che la tecnologia diventi una scorciatoia che illude di poter sostituire il lavoro di scenografi, tecnici e artigiani del teatro, invece di restare uno strumento nelle loro mani.

Recitare con la macchina nell'orecchio: l'esperimento di Stanford

L'esempio più radicale arriva dagli Stati Uniti. Michael Rau, docente di regia al Theater and Performance Studies di Stanford e affiliato allo Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, ha sviluppato un sistema in cui un modello linguistico genera battute trasmesse agli attori tramite auricolari, in tempo reale durante la performance: gli interpreti si muovono sul palco senza copione, rispondendo nel momento a ciò che la macchina suggerisce. In parallelo, Rau ha sperimentato un sistema che elabora il feed video dello spettacolo e lo trasforma secondo un prompt, proiettando sulla scena una sequenza onirica simultanea alla recitazione "reale". Non tutti condividono lo stesso entusiasmo: nel progetto HAMLET.AI, condotto insieme all'Akademie für Theater und Digitalität, Rau lavora a fianco del drammaturgo Michael Yates Crowley, che porta una posizione più scettica sulle implicazioni estetiche ed etiche di questi strumenti, un confronto che è parte integrante della ricerca stessa.

Una domanda più che una tendenza

Nei quattro casi, l'intelligenza artificiale gioca ruoli diversi, tema di una trama, coautrice di un copione, strumento di produzione, collaboratrice in tempo reale durante lo spettacolo, ma in nessuno di essi sostituisce qualcuno sul palco. Resta sempre mediata dalla presenza fisica di chi recita, dirige, suona dal vivo. È una differenza che separa il teatro da altri ambiti, il cinema, ad esempio, dove l'IA può generare interi contenuti a monte, senza che nessuno se ne accorga in sala (clicca qui per approfondire il caso Dreams of Violets). A teatro, per definizione, pubblico e interpreti condividono lo stesso tempo e lo stesso spazio: e l'esperimento di Stanford, in cui parte di ciò che accade sul palco viene calcolato istante per istante, è forse il caso in cui questa convivenza viene messa più alla prova. La domanda che questi episodi lasciano aperta, allora, non è se l'intelligenza artificiale "entrerà" nel teatro, è già successo, in modi molto diversi, ma cosa resta della categoria di "diretta" quando una parte di quella diretta è, letteralmente, generata in diretta. 

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