Dreams of Violets, primo film IA al Tribeca 2026: un iraniano in esilio racconta il massacro di Teheran. La breaking news di Luci sulla Scena.
Un iraniano in esilio a Londra realizza in tre mesi un docudrama sul massacro di Teheran usando solo strumenti IA. Tribeca lo seleziona per il 10 giugno. Il confine si è spostato.
[di Alessandro Massimo]
Ash Koosha è nato a Teheran. Ha lasciato l'Iran nel 2009. Vive a Londra. E a gennaio di quest'anno, leggendo i resoconti del massacro di civili iraniani per mano delle forze del regime, ha capito che voleva fare un film. Non poteva andare in Iran. Non poteva ingaggiare attori. Non poteva montare una troupe. Non aveva soldi a sufficienza. Ha usato l'intelligenza artificiale. E oggi, 27 maggio 2026, quel film è stato selezionato dal Tribeca Film Festival per la prima mondiale del 10 giugno diventando il primo lungometraggio live-action interamente generato dall'IA ad essere accettato da un grande festival internazionale.
Dreams of Violets dura 75 minuti. È costato duemila dollari. Ogni singola immagine, ogni volto, ogni vicolo di Teheran che si vede sullo schermo è generato dall'intelligenza artificiale. Il film non è un esperimento tecnologico, o almeno, non solo. È un atto di testimonianza. "Non è un esercizio tecnologico", ha detto Koosha. "È un tentativo di creare un film-memoriale per un evento accaduto dietro un muro che non posso attraversare."
Teheran, gennaio 2026
La storia è questa: Teheran, alba di gennaio. Cinque sconosciuti si ritrovano in un vicolo cieco mentre le forze iraniane eseguono i manifestanti feriti nelle strade. Un soldato violento li scopre. Dall'alto, da una finestra, li osserva Amir, un bambino su una sedia a rotelle, che decide di agire. Sullo sfondo, quarantasette anni di resistenza civile iraniana, condensati in settantacinque minuti di docudrama costruito su resoconti giornalistici, fotografie e testimonianze di chi c'era.
I numeri del massacro di gennaio restano contestati: le organizzazioni internazionali per i diritti umani parlano di almeno settemila morti e cinquantamila arrestati. Il regime ha fornito cifre diverse. La verità, come sempre accade quando un governo spegne le comunicazioni e chiude i confini, è sepolta sotto strati di silenzio istituzionale. Ash Koosha ha usato quello che aveva: strumenti di generazione video AI, la piattaforma Kling AI per le immagini, Google Gemini e Nanobanana (clicca qui per l'approfondimento) per ricerca e scenari, la tecnologia proprietaria di Fountain 0 per il blocking e la precisione dei frame. Ha lavorato da solo, da casa sua a Londra. Ha fatto un film.
Il gesto del festival
La co-fondatrice del Tribeca Jane Rosenthal ha accolto il film con una dichiarazione che vale la pena citare: "Il Tribeca Festival ha sempre sostenuto gli artisti che spingono i confini della narrazione. Dreams of Violets è un esempio potente di come le tecnologie emergenti come l'IA possano essere usate non semplicemente come strumenti di innovazione, ma come veicoli di narrazione profondamente umana."
È una posizione che non si prende senza conseguenze. Cannes, poche settimane fa, aveva vietato i film generati dall'IA dalla competizione ufficiale e il dibattito sulla Croisette sull'intelligenza artificiale e i diritti degli artisti aveva occupato gran parte dell'edizione. Tribeca fa la scelta opposta, e lo fa scegliendo un film che rende quella scelta molto difficile da criticare sul piano etico: come si fa a dire che un film sul massacro di civili iraniani, realizzato da un iraniano in esilio che non ha altri strumenti per raccontare quella storia, non merita di essere visto?
Koosha non si nasconde dietro l'entusiasmo tecnologico. Riconosce che il film "farà rabbrividire molti a Hollywood" e aggiunge: "Capiamo le paure di chi vive di cinema. Anche noi temiamo quello che questa porta, una volta aperta, potrebbe portarsi dietro. È la consapevolezza di chi sa di stare aprendo una porta e non sa del tutto cosa ci sia dall'altra parte.
Il confine che si sposta
Questa notizia non è solo una notizia. È un prima e un dopo.
Per settimane abbiamo seguito il dibattito sull'IA e il cinema, da Cate Blanchett e il registro RSL Media (clicca qui per leggere la notizia), alle nuove regole dell'Academy sugli Oscar, alle dichiarazioni di Farhadi, Swinton, Jackson da Cannes. Tutte posizioni, tutte opinioni, tutti tentativi di tracciare un confine. Oggi quel confine si è spostato di nuovo, e si è spostato nel modo più complicato possibile: non per un film commerciale, non per un esperimento di laboratorio, ma per un atto di memoria politica realizzato da un uomo che ha perso il diritto di tornare nel suo paese e che ha usato l'unico strumento che aveva per far esistere una storia che altrimenti non sarebbe esistita.
Su queste pagine abbiamo scritto del cinema iraniano come atto di resistenza [LINK: I poeti della cinepresa: come l'Iran disegna la libertà sulle macerie della paura], e poi di Farhadi che a Cannes rispondeva in farsi chiamando crimine quello che vedeva come crimine [LINK: Farhadi a Cannes 2026: Ogni omicidio è un crimine. Il cinema come atto morale]. Dreams of Violets è un altro capitolo della stessa storia. Forse il più paradossale, certamente il più urgente: un film sull'Iran fatto senza l'Iran, con immagini che non esistono di persone che sono esistite, per una memoria che rischia di non esistere affatto.
"Il film esiste perché i morti meritano di essere testimoniati", ha detto Koosha, "e perché le famiglie dentro l'Iran, che non possono parlare, meritano che qualcuno fuori si rifiuti di dimenticare."
Alcune domande non hanno risposta facile. Questa è una di quelle. Ma almeno ora esiste un film che le pone.
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