L'India è già nel futuro del cinema: l'IA riscrive i finali, abbatte i costi e mette a rischio il doppiaggio umano
L'India è il più grande laboratorio mondiale di IA nel cinema. Dal caso Raanjhanaa al film da 360$: cosa sta cambiando davvero.
Dal caso Raanjhanaa al film da 360 dollari: come l'industria cinematografica indiana sta ridefinendo, senza sindacati né regole, il confine tra creatività e macchina.
[di Alessandro Massimo]
C'è un film indiano del 2013 che si chiama Raanjhanaa. Una storia d'amore destinata al tragico: Kundan, ragazzo hindu, insegue per tutta la vita Zoya, donna musulmana con un altro uomo nel cuore e ambizioni politiche in testa. Il film finisce con la sua morte per assassinio. Punto. Nessuna via di scampo, nessuna consolazione sentimentale.
Lo scorso agosto, Eros International, produttore e detentore dei diritti, ha rilasciato una nuova versione tamil del film con il finale riscritto dall'intelligenza artificiale: Kundan si sveglia in un letto d'ospedale e sorride. Sopravvissuto. Felice. La sequenza finale è interamente sintetica.
Il regista Aanand L. Rai e la star Dhanush si sono opposti con forza. «Questo finale alternativo ha privato il film della sua stessa anima», ha scritto Dhanush sui social, aggiungendo che le alterazioni tramite IA «minacciano l'integrità della narrazione e l'eredità del cinema». Eros ha risposto che, in quanto unico finanziatore, produttore e detentore dei diritti, è il legale autore del film secondo la legge sul copyright indiana, e può quindi farne ciò che vuole.
Lo riporta il Hollywood Reporter in un'inchiesta approfondita sull'uso dell'IA nell'industria cinematografica indiana. Il caso Raanjhanaa non è un'eccezione. È il sintomo di qualcosa di molto più grande.
Un laboratorio senza rete di protezione
Mentre Hollywood brucia ancora sul fuoco delle trattative sindacali di WGA e SAG-AFTRA del 2023 sono stati combattuti anche per imporre limiti contrattuali all'IA (clicca qui per le leggere l'aggiornamento) l'India ha già voltato pagina. Nessun sindacato sufficientemente potente, nessuna regolamentazione nazionale degna di nota. Il risultato è un esperimento su scala industriale, aperto, ambizioso e, secondo qualcuno, spericolato.
Dipankar Mukherjee, co-fondatore di Studio Blo a Mumbai, ha annunciato una serie fantascientifica diretta da Shekhar Kapur realizzata interamente con strumenti IA. La sua piattaforma proprietaria, Kubrick, nome che parla da solo, consente ai registi di caricare un breakdown di scene e generare uno storyboard completo. I tempi di produzione per un lungometraggio realizzato con IA si comprimono tra sei e dodici mesi, contro i due o tre anni di un tradizionale film d'animazione.
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| Jigra (2024) |
Il colorist Sidharth Meer usa strumenti come DaVinci Resolve e Baselight per ridurre a minuti operazioni che prima richiedevano ore. Sul film d'azione Jigra (2024), il suo team ha usato il face-tracking per isolare e migliorare sottilmente gli occhi di Alia Bhatt: lavoro che avrebbe richiesto un rotoscoping manuale fotogramma per fotogramma.
Il film da 360 dollari e la nuova lingua del cinema
Rahi Anil Barve, regista cult di Tumbbad (2018), ha completato un lungometraggio di 80 minuti, Mann Pisahach, per meno di 33.000 rupie: circa 360 dollari. Ha girato due attori con l'iPhone, poi ha usato l'IA per generare costumi, scenografia e l'intero mondo che li circonda. Per aggirare i limiti dell'IA nelle espressioni facciali e nel dialogo, ha eliminato le parole, affidandosi a una voce narrante.
«Invece di forzare l'IA a generare tutto da zero — il che spesso sembra irreale — ho cercato di ricreare ciò che avevo già girato», ha spiegato Barve. «Se la macchina replica qualcosa che esiste già, il risultato diventa più credibile.» L'esperienza lo ha convinto che i cineasti che vogliono usare l'IA seriamente dovranno sviluppare un linguaggio narrativo completamente nuovo.
Nel frattempo, il film Rekhachithram (2025) ha utilizzato un composito IA del settantaquattrenne Mammootty ringiovanito digitalmente, alimentando il sistema con oltre mille fotografie dell'attore da giovane, ed è diventato il primo grande successo commerciale dell'anno in quella industria, incassando oltre 6,7 milioni di dollari. La novità dell'"AI Mammootty" ha alimentato la curiosità del pubblico invece di spaventarla.
Il doppiaggio è già finito
Il settore più esposto è quello del doppiaggio. In India, circa ventimila doppiatori freelance servono un mercato che abbraccia più di dieci lingue principali. La voiceover artist Ghazal Khanna stima che tra il 70 e l'80 percento delle voci pubblicitarie per i grandi brand televisivi siano già state sostituite dall'IA.
Il film War 2 di Yash Raj Films, uscito alla fine del 2025, è diventato un caso emblematico: girato in hindi, è stato distribuito in più lingue usando il tool VisualDub di NeuralGarage, che aggiusta labialmente e faccialmente i movimenti degli attori così da rendere il dialogo in hindi visivamente naturale in telugu.
Tra democrazia e nuova concentrazione del potere
Il regista Shakun Batra sintetizza la posizione di chi crede nell'ibridazione responsabile: «Un diciottenne nel Madhya Pradesh che vuole fare cinema non ha accesso a studi, attori o budget. Non aspetterà dieci anni per il permesso di girare il suo primo film.» Il paragone è con la produzione musicale: ciò che un tempo richiedeva orchestre e grandi studi, oggi si fa in una stanza.
Ma i critici ricordano che questa stessa promessa ha accompagnato ogni fase dello sviluppo di internet, potenziale trasformativo per i creatori individuali, seguita da una consolidazione che ha svuotato la fascia media dell'economia creativa. E i grandi scommettitori sull'IA nell'intrattenimento indiano non sono autori da camera, bensì colossi come Reliance, Prime Focus e Eros.
Aanand L. Rai, dopo la vicenda Raanjhanaa, ha scritto alla Producers Guild of India chiedendo che i contratti includano una clausola che richieda il consenso del regista prima di qualsiasi modifica futura al proprio lavoro. E ha concluso con una frase che vale come bussola: «Se usata nella giusta direzione, può essere benefica — altrimenti è distruttiva. Dipende tutto da quanto siamo bravi come studenti.»
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