Cannes 2026: Östlund rinvia al 2027 e Malick resta nel limbo. In bilico Gray e Herzog, mentre avanzano i fratelli Zellner.
Tra ritardi autoriali e clamorosi rifiuti, prende forma la selezione sulla Croisette. Avanzano i fratelli Zellner con "Alpha Gang", mentre James Gray e Werner Herzog restano in bilico.
[di Alex M. Salgado]
Il percorso di avvicinamento al Festival di Cannes assomiglia da sempre a una complessa partita a scacchi, dove i sussurri dei corridoi pesano quasi quanto i comunicati ufficiali. Mentre la selezione per l'edizione 2026 prende faticosamente forma, con appena tre titoli al momento blindati per il concorso principale, il panorama che si delinea all'orizzonte della Croisette appare dominato da ritardi eccellenti e defezioni inaspettate. L'assenza più fragorosa, destinata a mutare gli equilibri della kermesse, è senza dubbio quella di Ruben Östlund. Il regista svedese, a caccia di una terza e leggendaria Palma d'Oro, ha dovuto issare bandiera bianca: la mole soverchiante di materiale da montare per il suo The Entertainment System is Down ha imposto un doloroso slittamento al 2027.
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Altrettanto definitive appaiono le chiusure sul fronte del grande cinema d'oltreoceano. Chi sperava di applaudire Steven Spielberg in Costa Azzurra con Disclosure Day, la cui uscita è prevista a sole tre settimane dal Festival, dovrà rassegnarsi. Escluse a priori anche le corazzate dell'intrattenimento globale, dal fiabesco Toy Story 5 all'epopea di Star Wars: The Mandalorian & Grogu, fino all'atteso kolossal The Odyssey di Christopher Nolan.
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I veri drammi cinefili di questa pre-selezione, tuttavia, si consumano nel limbo delle incertezze. Fonti accreditate dipingono un quadro allarmante per Paper Tiger di James Gray. Il film ha appena ottenuto il visto censura americano (MPA), a conferma del suo definitivo completamento, eppure le indiscrezioni suggeriscono un imminente rigetto da parte dei selezionatori francesi. Un colpo di scena spiazzante per un beniamino del cinema europeo. Sul fronte opposto, il Lido di Venezia sembra aver già ipotecato Frivolous Philosophy di Alejandro G. Iñárritu, sottraendolo alle lusinghe francesi, e guarda con estremo interesse a Bucking Fastards di Werner Herzog. L'opera del maestro tedesco è stata sottomessa a Cannes, che però tentenna, lasciando ampi margini di manovra ad Alberto Barbera. Lo stesso dicasi per lo spagnolo Rodrigo Sorogoyen: il suo The Beloved, impreziosito dal carisma di Javier Bardem, viaggia verso la première cannense, rischiando concretamente di essere relegato in una sezione collaterale, lontano dalla competizione maggiore.
In questa danza di esitazioni, la luce più brillante si proietta sull'ambizioso Alpha Gang dei fratelli Zellner. Sostenuto da un cast prodigioso che allinea Cate Blanchett, Léa Seydoux, Chris Pine, Lily-Rose Depp e Adria Arjona, il film racconta le grottesche peripezie di un commando alieno travestito da biker degli anni Cinquanta, improvvisamente infettato dalle emozioni umane. Un'operazione che potrebbe consacrare definitivamente gli Zellner, reduci da quel trionfo visionario, e colpevolmente snobbato, che risponde al nome di Sasquatch Sunset.
A margine di questo fermento, la severità della cronaca impone di abbandonare le vuote speranze divinatorie riguardo all'impenetrabile Terrence Malick. Il suo biblico The Way of the Wind giace in un definitivo purgatorio autoriale e distributivo: a sette anni dal primo ciak, la pazienza del mondo del cinema si è esaurita.
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