BAFTA 2026: il trionfo di Anderson e Coogler nell'ombra di censure e polemiche istituzionali

BAFTA 2026: il trionfo di Una Battaglia dopo l'Altra e Sinners offuscato dalla pessima gestione BBC tra il caso Tourette e gravi censure politiche.

Un'edizione segnata dall'inadeguatezza della BBC, tra insulti razziali trasmessi integralmente e la rimozione del messaggio "Palestina libera", mentre il cinema d'autore brilla con Una Battaglia Dopo l'Altra e Sinners.

[di Alex M. Salgado]

Bafta 2026

L'edizione del 2026 dei BAFTA Film Awards verrà certamente ricordata, e purtroppo per le ragioni più controverse. La cerimonia, svoltasi alla Royal Festival Hall di Londra, ha messo a nudo le profonde falle istituzionali nella gestione di eventi televisivi, trasformando una celebrazione del cinema in un groviglio di polemiche su disabilità, razzismo e censura editoriale. Il momento più drammatico e teso della serata si è consumato quando gli attori Michael B. Jordan e Delroy Lindo sono saliti sul palco per presentare il premio per i migliori effetti speciali al film Avatar: Fire and Ash. Dalla platea, John Davidson, attivista per la sindrome di Tourette e ispirazione per l'acclamato film indipendente britannico I Swear, ha iniziato a urlare ripetutamente un insulto a sfondo razziale, lasciando il pubblico in un palpabile e raggelante stato di disagio.

La totale responsabilità della pessima gestione dell'accaduto risiede interamente nelle istituzioni televisive. Essendo la trasmissione mandata in onda in differita, la BBC avrebbe potuto silenziare l'audio, operando una sacrosanta scelta di salvaguardia verso tutti i soggetti coinvolti nel trauma. Al contrario, la dolorosa offesa razziale è andata in onda integralmente. L'emittente britannica si è poi giustificata affermando in un freddo comunicato che il linguaggio offensivo è derivato da "tic verbali involontari associati alla sindrome di Tourette" e ha chiesto scusa per non averlo rimosso prima della messa in onda. Nel tentativo di gestire la crisi in diretta, il conduttore Alan Cumming ha interrotto lo show per spiegare al pubblico in sala e a casa che "la sindrome di Tourette è una disabilità e i tic che avete sentito stasera sono involontari, il che significa che la persona che ha la sindrome di Tourette non ha controllo sul proprio linguaggio".

Alan Cumming
Tale permissivismo editoriale assume contorni ancora più stridenti e ipocriti se paragonato alla gestione del discorso di accettazione del regista Akinola Davies Jr.. Ritirando il premio per il miglior debutto britannico per la pellicola My Father's Shadow, Davies Jr. ha dedicato la vittoria ai migranti e a tutte le persone sotto occupazione o dittatura, concludendo il suo intenso monologo con le parole: "Archiviate le vostre storie ieri, oggi e per sempre. Per la Nigeria, per Londra, il Congo, il Sudan, Palestina libera". La BBC ha chirurgicamente e deliberatamente rimosso questa precisa sezione dalla trasmissione televisiva, sostenendo vagamente che l'evento dal vivo dovesse essere ridotto da tre a due ore per esigenze di palinsesto. È perfettamente lecito domandarsi con quale reale metro di giudizio un pesante insulto razziale venga trasmesso senza particolari conseguenze o filtri, mentre un pacifico messaggio politico venga oscurato.

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Nonostante il clima straordinariamente teso della serata, il cinema d'autore ha saputo reclamare il suo meritato spazio, incoronando opere di indubbio valore artistico e concettuale. Il trionfatore assoluto della kermesse è stato Una Battaglia dopo l'Altra di Paul Thomas Anderson, che ha dominato letteralmente i premi portando a casa ben sei statuette, tra cui il prestigiosissimo riconoscimento per il Miglior Film. Il maestoso lavoro di Anderson ha fatto incetta di allori di peso, conquistando la Migliore Sceneggiatura Non Originale per lo stesso Anderson, la Migliore Fotografia per l'eccellente lavoro di Michael Bauman, il Miglior Montaggio e regalando a Sean Penn una sorprendente vittoria come Miglior Attore Non Protagonista, la prima in assoluto ai BAFTA per il veterano di Hollywood, peraltro assente alla cerimonia londinese.

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Di immensa e storica rilevanza cinematografica anche l'impeccabile percorso di Sinners, pellicola diretta da Ryan Coogler, capace di conquistare tre riconoscimenti di peso specifico enorme. Coogler ha infatti fatto la storia diventando il primo regista di colore a vincere nella categoria Migliore Sceneggiatura Originale. Il trionfo artistico del film è stato ulteriormente sancito dalla trionfale vittoria di Wunmi Mosaku come Migliore Attrice Non Protagonista, il cui nome è stato accolto con una delle ovazioni in assoluto più calorose dell'intera serata, e da Ludwig Göransson che ha ritirato il premio per la Migliore Colonna Sonora Originale.

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In un'annata così emotivamente complessa, merita senza dubbio una menzione l'ottimo Robert Aramayo, trionfatore sia come Miglior Attore Protagonista che come EE Rising Star per la sua toccante interpretazione in I Swear. Dal palco, Aramayo ha difeso pubblicamente Davidson, definendolo "l'uomo più straordinario che abbia mai incontrato" e ricordando al pubblico globale che le persone affette dalla sindrome di Tourette necessitano soprattutto di supporto e comprensione. Chloé Zhao, dal canto suo, ha guidato con maestria Hamnet alla vittoria come Miglior Film Britannico, garantendo anche la strameritata statuetta a Jessie Buckley come Migliore Attrice Protagonista, mentre le categorie prettamente tecniche hanno visto primeggiare il visivamente sontuoso Frankenstein del maestro Guillermo del Toro. Questa discussa edizione dei BAFTA chiude così il sipario lasciandoci meravigliosi capolavori da ammirare sul grande schermo, ma porta con sé anche la stringente urgenza di pretendere istituzioni e network televisivi maggiormente capaci di editare responsabilmente, prepararsi con attenzione e proteggere proattivamente tutte le minoranze.

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