Dal 6 febbraio con MUBI, My Father's Shadow di Akinola Davies Jr. Un capolavoro in 16mm tra memoria e storia nella Lagos del 1993.
L'esordio di Akinola Davies Jr. è un viaggio nella memoria tra neorealismo e fantasmi. Dal 6 febbraio al cinema con MUBI.
[di Massimo Righetti]
C’è un modo di stare al mondo che somiglia a un’attesa. Una vibrazione bassa, come il motore di un autobus che si spegne nel caldo di Lagos. Che ha il suono di un presagio. Accade tutto lì, in quel giugno del 1993, dove l’aria ha la consistenza della polvere e il tempo sembra aver smesso di scorrere per mettersi ad ascoltare. Akinola Davies Jr. ci consegna, dal 6 febbraio nei cinema grazie a MUBI, un’opera che non è cinema, ma una ferita aperta nel tempo. È My Father’s Shadow.
Un padre, Folarin, interpretato da Sope Dirisu, e due figli, Akin e Remi. Una giornata sola, un’odissea urbana tra uffici chiusi e promesse che svaniscono prima di essere pronunciate. E intorno, il respiro pesante di una Nigeria che sta per crollare, tra elezioni annullate e soldati dagli occhi di pietra. Ma la Storia, quella con la maiuscola, qui è solo un battito lontano. Perché il vero dramma è lo sguardo di un bambino che guarda verso l’alto, cercando di misurare la statura di un uomo che, piano dopo piano, si sta sgretolando.
La paternità è questa strana menzogna che si racconta ai figli. Si finge di essere dèi per nascondere che si è soltanto uomini stanchi. Folarin cammina in una città febbrile, trascinando i figli in una ricerca vana, e lo fa con la gravità di chi sa che sta fallendo. È la decostruzione di un mito: l'eroe che diventa un uomo vulnerabile, schiacciato da burocrazie cieche e sogni infranti. Il film è una seduta spiritica. Evoca granchi sulla spiaggia, balene spiaggiate e silenzi improvvisi per dire ciò che la parola non sa masticare. È l’eredità degli spettri che avvolge un Paese e un sangue: Remi porta il nome di un fratello annegato, un fantasma che cammina tra i vivi.
Sono promesse mai mantenute. Davies Jr. usa il 16mm per dare una patina di sogno a questo dolore, perché la memoria, quando scotta, ha bisogno di quella grana spessa per non accecarci. C’è un’eco che arriva da lontano, da quel Neorealismo che nell’Italia del dopoguerra cercava la verità tra i panni stesi e i volti della gente comune. Qui, come allora, la cinepresa si abbassa, si fa umile, cerca la dignità nel fallimento. È un Neorealismo Nigeriano che non ruba biciclette, ma insegue stipendi fantasma.
Cosa resta di Folarin e i suoi figli quando il mondo decide di spostare l’orizzonte un passo più in là? Resta il gesto. Resta il modo in cui si tengono per mano mentre tutto affonda. E il finale non è un punto ma un cerchio che si chiude su un’assenza. È un soffio che spegne la candela proprio quando la luce sembrava bastare.
Torniamo lì, allora. A quello sguardo ad altezza di bambino. Dove il mondo è enorme, i soldati sono giganti e il padre è una montagna che sta franando. Resta solo l’ombra. Quella di un uomo, quella di una nazione, quella che proiettiamo sul futuro per non ammettere che siamo rimasti soli, sulla riva, a guardare il mare. Ma in quella grana a 16 millimetri, ora lo sappiamo, c'è tutta la nostra luce.
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MY FATHER'S SHADOW
Anno: 2025
Durata: 93'
Regia Akinola Davies Jr.
Soggetto e Sceneggiatura Wale Davies, Akinola Davies Jr.
Cast Sope Dirisu
Fotografia Jermaine Canute ,Bradley Edwards
Montaggio Omar Guzmán Castro
Musiche Duval Timothy, CJ Mirra
Produzione Element Pictures, Fatherland Productions, BBC Film, BFI, Crybaby
Distribuzione Italiana MUBI
Data di Uscita al Cinema 6 febbraio 2026
Ufficio Stampa Italia: Fosforo
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