Netflix prepara offerta all-cash per Warner Bros per fermare Paramount. Ellison fa causa in Delaware e minaccia proxy fight. La saga si infiamma.
Il Grande Squalo Rosso sta per cambiare le regole del gioco. Di fronte all'assalto ostile di Ellison, Netflix prepara la mossa finale: pagare Warner Bros. fino all'ultimo centesimo in contanti fumanti. E intanto, si finisce tutti in tribunale.
[di Alex M. Salgado]
Credevate di aver visto tutto? Poveri illusi. A Hollywood la sceneggiatura viene riscritta mentre si gira, e il finale di questa storia sta diventando più contorto di un film di David Lynch. Proprio quando David Ellison e la sua Paramount pensavano di avere l'asso nella manica con il loro mantra "Cash is King", ecco che da Los Gatos arriva il rumore inconfondibile di una cassaforte che si apre.
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Secondo le voci febbricitanti raccolte da Bloomberg e rimbalzate su Deadline, Netflix sta discutendo seriamente di trasformare la sua offerta mista (azioni e soldi) in un affare tutto in contanti (All-Cash). Dimenticate la carta straccia azionaria e le proiezioni di mercato: Ted Sarandos sembra pronto a staccare un assegno circolare grande quanto il PIL di una nazione per chiudere la bocca ai rivali. Attualmente, l'offerta di Netflix vale circa 27,75 dollari (di cui 23,25 cash e il resto in azioni), mentre Paramount sventola banconote per 30 dollari tondi tondi. Ma se Netflix elimina la volatilità delle azioni dal tavolo, l'argomento principale di Paramount – "i nostri soldi sono veri, i loro sono promesse" – evapora come un vampiro all'alba. E il mercato ha fiutato il sangue: le azioni Netflix sono salite dell'1% in un giorno di borsa disastroso, segno che gli squali approvano la carneficina.
Ma la guerra non si combatte solo con i bonifici. Si combatte nel fango dei tribunali. Paramount ha trascinato il consiglio di amministrazione di Warner Bros. Discovery davanti alla Corte di Cancelleria del Delaware. L'accusa? Vogliono vedere i calcoli. Ellison pretende che WBD apra i libri mastri e mostri al mondo la "matematica" che li ha portati a preferire l'offerta inferiore di Netflix. Vogliono ogni singola email, ogni foglio Excel, ogni scarabocchio su un tovagliolo che giustifichi il rifiuto dei loro 30 dollari. Warner ha risposto con il classico sdegno corporativo, definendo la causa priva di fondamento e ribadendo che fondersi con Paramount è un suicidio finanziario più rischioso.
E se i giudici non bastassero, Paramount ha pronto il "piano nucleare": una Proxy Fight. Hanno minacciato di presentare una loro lista di direttori da far eleggere nel board di Warner. In parole povere: se non ci aprite la porta, noi cambiamo la serratura e pure il portiere. Vogliono sabotare l'accordo Netflix dall'interno, come un virus.
Il tempo stringe. Paramount ha fissato una scadenza per gli azionisti al 21 gennaio. Il board di Warner continua a urlare ai suoi investitori "Non vendete! State fermi!", ma con Netflix che ora valuta l'opzione nucleare del contante e Paramount che affila le lame legali, la tensione è palpabile. Siamo passati da una fusione strategica a una rissa da vicolo. Non si tratta più di sinergie o di Harry Potter; si tratta di ego, sopravvivenza e di chi ha il coraggio di bruciare più liquidità pur di restare l'ultimo studio in piedi.
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