Tom Cruise difende Digger di Iñárritu: le sue parole tra Los Angeles e Londra, mentre la critica si spacca e le previsioni d'incasso calano.
Dall'Academy Museum a Londra, le parole di Tom Cruise su Digger di Iñárritu mentre la critica si spacca a metà e le previsioni d'incasso calano.
[di Massimo Righetti]
Novecentoquarantacinque poltrone, firmate Poltrona Frau. Tante ne conta il David Geffen Theater dell'Academy Museum di Los Angeles. Erano tutte occupate, a pochi giorni dall'uscita, quando Tom Cruise è salito sul palco dopo la proiezione di Digger. La prima frase somigliava a un curriculum letto ad alta voce: "Ho avuto molto successo fin da ragazzino."
Vero. Aveva ventun anni ai tempi di Risky Business. Quel successo, ha raccontato, lo ha spinto verso sfide sempre più grandi, mestieri nuovi da imparare e occasioni per metterli alla prova. Poi la sintesi: "Ok, la porta è aperta. Adesso voglio spingerla di nuovo."
La porta si chiama Digger, commedia nera di Alejandro G. Iñárritu. Cruise, sepolto sotto trucco e protesi, è Digger Rockwell, magnate texano del petrolio le cui trivellazioni in Groenlandia minacciano il pianeta. In Italia il film esce oggi, 1° ottobre.
Le parole di Tom Cruise su Digger a Los Angeles
Per tutta la serata Tom Cruise ha parlato a più riprese degli altri. Ricorda quanto fosse difficile non ridere accanto a John Goodman. Su Sandra Hüller comincia con "Che attrice straordinaria" e poi si arrende a una serie di "wow". Quando gli chiedono del suo metodo, parte una risposta lunghissima su una vita passata a osservare l'umanità. Iñárritu lo sfotte in un inglese volutamente sgangherato: "He keeps the secret. He don't answer." Si tiene il segreto. Non risponde.
Il regista, dal canto suo, ha confessato i dubbi della lavorazione. "Ridevamo tutto il giorno." Poi arrivavano i giornalieri e il dubbio si insinuava: "Oddio. Non funziona. È una merda." Correggere il tiro poteva spingere la recitazione troppo dall'altra parte: "È troppo naturalistico. Non fa ridere." Parlava della ricerca del tono durante le riprese, e il film finito non c'entra. Quel tono, ha spiegato, gli attori dovevano trovarlo nel corpo e nella voce, perché "il tono non si può scrivere. Non esiste." In Cruise lo ha trovato. Iñárritu ha paragonato la precisione della sua recitazione alle "micro decisioni di una scena pericolosa, quando un secondo fa la differenza tra la vita e la morte". Ha visto quell'attenzione arrivare fino alla posizione delle mani, a un occhiolino, alla scelta di tacere. "A ogni ciak è semplicemente lì, presente, attento a tutto senza sforzo.".
Verso la fine Cruise ha allargato il discorso. "Questo film è fatto a mano." Ha raccontato di essersi fermato sul set con i colleghi a guardarsi intorno, per apprezzare il lavoro artigianale che aveva costruito il mondo fisico attorno a loro. "La gente vuole cose vere e vuole esperienze vere." Ha messo il valore nelle persone che fanno il lavoro, nei mestieri imparati, nel piacere di stare insieme a costruire qualcosa. "Nessuno di noi ha avuto niente in regalo."
Poi è arrivata la frase che nessun ufficio stampa avrebbe scritto: "La mia speranza è sempre che i film incassino abbastanza da darmi l'opportunità di farlo ancora." E la chiusura: "Non che io non abbia difficoltà, che noi non ne abbiamo. Ma scelgo davvero di vivere con gioia l'atto del creare." Dopo la foto di gruppo è rimasto quindici minuti sul palco per i selfie con i fan.
Tom Cruise a Londra: la settimana di Digger tra BAFTA e Leicester Square
Pochi giorni prima, a Londra, lo stesso discorso aveva già preso forma. Lunedì 21 settembre, nella conversazione "Life in Pictures" del BAFTA condotta da Edith Bowman, Cruise ha ripercorso una carriera di quarantasette film e poi è arrivato a Digger. Ha ricordato la prima lettura del copione: "È il personaggio più oltraggioso che abbia mai letto! Vi giuro che non ho mai letto un film così, è il film più originale e uno dei più commoventi che abbia mai visto. E questo personaggio, che gioia!" Ha raccontato che Iñárritu gli aveva letto il copione ad alta voce in due sere, prima che accettasse. Ha raccontato anche che, all'inizio, applicare trucco e protesi richiedeva sei ore.
Quella sera è arrivata anche la versione londinese delle "cose vere": "La bellezza del fare film, e credo la bellezza del vivere, è che non lo fai da solo. Siamo tutti noi. E la bellezza di fare un film, lo sappiamo tutti, è che ognuno di noi, insieme, cerca di creare una storia con cui intrattenere il mondo." Parlando del futuro della sala, ha aggiunto: "Non ho niente contro lo streaming o cose del genere, ma vedere un film al cinema è semplicemente una forma d'arte diversa."
Ai microfoni ha ripetuto il concetto: il film è "senza dubbio il più originale che abbia visto, che abbia letto, e uno dei più commoventi a cui abbia mai assistito e interpretare Rockwell è stato un privilegio". Poi ha spiegato come si prepara: "Se guardate la tecnica, pilotare aerei, la danza, la musica, studio continuamente queste cose: architettura, arte, storia. E applico tutto questo a ogni film, e a volte ci vogliono anni." E ha rivendicato l'impresa più artigianale del film: "Abbiamo un monologo di dieci minuti. È un unico ciak, tra l'altro. È stato divertentissimo. L'ho fatto solo un paio di volte."
Dal palco ha ringraziato i reali: "Vogliamo ringraziare le Loro Altezze Reali per aver sostenuto questa serata, e dire loro che le amiamo e che apprezziamo davvero quello che fanno per le arti, per questo Paese e per il mondo." Poi si è rivolto al regista: "Alejandro, sei unico, e ho ammirato moltissimo i tuoi film fin dal primo. Avere l'opportunità di lavorare con te è stato uno dei miei grandi sogni, e un piacere. Vedrete, questo personaggio, quello che ha creato, non ho mai visto niente del genere. Non so, la sua mente è semplicemente straordinaria."
Il più originale, il più oltraggioso, mai letto niente di simile. La formula è tornata quasi identica davanti a ogni microfono, dal BAFTA al tappeto rosso fino al palco di Los Angeles. Una promozione costruita con cura. Oppure un uomo che crede davvero a quello che dice. Le due cose, con Cruise, coincidono da quarant'anni.
Recensioni di Digger: una critica spaccata a metà
L'embargo sulle recensioni è caduto martedì 29 settembre. Su Rotten Tomatoes il film si è fermato intorno al 53% di pareri positivi, sotto la soglia del 60% che separa i film promossi da quelli bocciati. È il risultato più basso di Cruise dai tempi de La Mummia (2017) e il primo sotto soglia nella carriera di Iñárritu. Metacritic lo colloca a 44 su 100.
Cinquantatré per cento vuol dire una critica divisa quasi esattamente in due. Da una parte le stroncature: una delle più feroci trova il film più compiaciuto perfino di Don't Look Up. Dall'altra i difensori, che vi vedono la miglior prova di Cruise dai tempi di Magnolia e un film d'arte coraggioso e splendido, più adatto ai votanti dell'Academy che al grande pubblico.
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Budget e botteghino di Digger: da 125 a 180 milioni
Il budget cambia a seconda di chi lo racconta. Il via libera parlava di 125 milioni di dollari, oggi Warner ne dichiara 135, fonti del settore arrivano a 160-180. Le stime di pre-apertura per il primo fine settimana americano sono scese da 20 milioni a una forbice tra 12 e 15, e le più pessimiste stanno sotto i 10.
Lo studio ha giocato d'anticipo. Poco prima della caduta dell'embargo ha diffuso uno spot che invita il pubblico a decidere da solo, costruito con i pareri opposti raccolti sui social dopo le anteprime: "capolavoro" contro "spiacevole", "brillante" contro "sconcertante". In mezzo, Digger esclama "F**k those people", al diavolo quella gente. Sullo sfondo, la Paramount di David Ellison, casa di Mission: Impossible, si prepara a chiudere l'acquisizione di Warner Bros. Discovery. Il divo della Paramount ha girato il suo azzardo per la Warner mentre la Warner diventa Paramount.
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— Warner Bros. (@warnerbros) September 29, 2026
Digger nelle sale italiane dal 1° ottobre
Oggi il film arriva nelle sale italiane con Warner Bros. Negli Stati Uniti uscirà venerdì 2 ottobre, anche in IMAX. Resta un uomo di 64 anni, quattro nomination e un Oscar onorario consegnatogli da Iñárritu nel novembre 2025. Aveva detto di voler spingere di nuovo la porta. L'ha fatto.
All'Academy Museum le 945 poltrone erano piene. Da oggi si conteranno le altre.


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