Niente Mostra di Venezia per "Digger". Il nuovo kolossal di Alejandro G. Iñárritu con Tom Cruise sceglie Londra per la sua première.
Il Miraggio del Lido e il Ruggito di Londra: "Digger" di Iñárritu snobba Venezia (e il nostro slot segreto).
[di Alex M. Salgado]
Avevamo accarezzato l'illusione, inutile negarlo. Eravamo lì, a fissare quel buco nero nel palinsesto, quello slot senza titolo del 10 settembre a Venezia 83, come si fissa l'orizzonte in attesa della cavalleria. Sembrava la pista d'atterraggio perfetta per l'elicottero di Tom Cruise. Ci immaginavamo già l'onda d'urto sul red carpet, il delirio lagunare, il ritorno ruggente e autoriale di Alejandro G. Iñárritu. E invece no. Niente leoni, niente spritz. Il salvatore dell'umanità ha virato bruscamente verso nord, preferendo la pioggia e il protocollo di Sua Maestà.
Londra chiama: una vetrina reale per un azzardo da 130 milioni
Digger, il nuovo mastodontico parto visivo del regista messicano, salta a piè pari l'intero rituale dei festival d'autunno. Venezia, Telluride, Toronto: tutte cancellate dalla mappa. La World Premiere si consumerà il 22 settembre a Londra, incastonata nell'ufficialità della 73esima Royal Film Performance a Leicester Square. Un evento storico a supporto della Film and TV Charity, certo, ma soprattutto una vetrina blindatissima per un'opera che porta sulle spalle un'aspettativa feroce.
Siamo di fronte a un azzardo febbricitante da 130 milioni di dollari. Una scommessa al cardiopalma per una Warner Bros. che sta sudando freddo, reduce dalle recenti emorragie al botteghino di titoli come La sposa! e La Fine di Oak Street. E fuori, nel grande mare della rete, l'hype sembra trattenere il respiro, con un trailer misteriosamente incagliato da settimane sui 4 milioni di visualizzazioni. Ma non fatevi ingannare dall'apparente stallo: Digger puzza di rischio puro, di ambizione tossica e di cinema viscerale.
LEGGI ANCHE
Il crepuscolo dell'Eroe e il mistero del twist narrativo
Cruise si cala nella pelle di Digger Rockwell, l'uomo più potente del pianeta, lanciato in una corsa disperata e paranoica per dimostrare di essere il Messia prima che il disastro, da lui stesso innescato, faccia piazza pulita dell'umanità. Si sussurra di un twist narrativo devastante, una roba destinata a ribaltare l'intera architettura del film. Una scheggia impazzita girata interamente nell'immensità del formato VistaVision, con la luce scolpita, ancora una volta, dagli occhi del leggendario Emmanuel "Chivo" Lubezki.
Oltre il one-man-show: un cast corale per la fine del mondo
Al fianco di Cruise, Iñárritu ha schierato una trincea di talenti assoluti, allontanando lo spettro del one-man-show: John Goodman, Sandra Hüller, Riz Ahmed e Jesse Plemons, oltre a un sempre solido Michael Stuhlbarg. Un ensemble orchestrato per un incubo d'autore che invaderà le sale a inizio ottobre.
Il Lido, dunque, resta a bocca asciutta, e la nostra speranzosa teoria della "sorpresa veneziana" si è infranta contro l'inossidabile pragmatismo britannico. Ma in fondo, per una pellicola che promette di decostruire pezzo per pezzo il mito dell'Eroe Americano per eccellenza, forse il tappeto rosso di Londra era l'unico vero trampolino possibile prima della fine del mondo.
LEGGI ANCHE
.jpg)
COMMENTS