Le prime reazioni a Digger di Alejandro G. Iñárritu parlano di un film divisivo. Budget alle stelle e proiezioni al ribasso per il film con Tom Cruise
Il nuovo kolossal con Tom Cruise divide la critica dopo la première di Londra.
[di Massimo Righetti]
Avevamo sorriso a mezza bocca quando Alejandro G. Iñárritu aveva snobbato il Lido. Lo slot del 10 settembre che avevamo immaginato per lui a Venezia 83 era rimasto orfano, sacrificato sull'altare della Royal Film Performance. Londra, con i Principi di Galles a stringere mani sul red carpet di Leicester Square, sembrava la cassaforte perfetta per proteggere il nuovo mastodontico film con Tom Cruise. Ora la cassaforte si è aperta, e ne è uscito un rumore sordo. Le prime reazioni parlano di un disastro magnifico, oppure di un pasticcio ingombrante. Dipende da chi urla più forte.
Sangue sulle tastiere
Caduto l'embargo social, le parole piovono in rete senza pietà. "Sconcertante", "un pasticcio", "vuoto", "autoindulgente". E poi, a sorpresa, "brillante". Una prima stima indica circa il settanta per cento tra il tiepido e il negativo. Resiste un drappello di difensori appassionati, ma si prevede un bagno di sangue quando, martedì prossimo, cadrà l'embargo sulle recensioni. Le voci sulle disastrose proiezioni del weekend avevano già fatto il giro. Ora i coltelli sono affilati.
Un presidente, un iceberg e la fine del mondo
Tom Cruise guida la danza macabra di questa satira apocalittica. A sessantaquattro anni, con quattro nomination e un Oscar onorario già in bacheca, insegue ancora la statuetta vera, quella competitiva. Per prenderla si nasconde sotto protesi e accento del Sud nei panni di Digger Rockwell, magnate texano e Dottor Stranamore in versione trivella. Le sue perforazioni in Groenlandia liberano metano e staccano una piattaforma di ghiaccio, che ora naviga verso l'Europa con uno tsunami al seguito. Intorno a lui si muove una galleria di maschere. John Goodman è un presidente americano tirannico, alle prese con un male che il film non ha alcun pudore di nominare. Riz Ahmed è lo scienziato costretto a portare le cattive notizie. Sandra Hüller è la sorellastra e socia d'affari di Digger. Michael Stuhlbarg è un vicepresidente senza spina dorsale, mentre Jesse Plemons resta un enigma fino all'ultimo atto.
LEGGI ANCHE
Il buco nero della Warner
I numeri fanno paura. Ufficialmente la Warner dichiara un budget di centoventicinque milioni di dollari. Le gole profonde di Hollywood parlano almeno di centottanta, forse oltre. Per andare in pari servirebbero oltre trecento milioni nel mondo. Intanto il tracking per il primo weekend americano è sceso a diciannove milioni. Una goccia nell'oceano, per restare in tema. Il grande cinema d'autore rischia di schiantarsi contro la matematica spietata del mercato.
L'attesa dell'urto
Avevamo sognato di vederlo al Lido, protetti dal buio rassicurante della Sala Grande. Invece lo vedremo in sala dal primo ottobre, un giorno prima degli americani, contando i frammenti di un azzardo vertiginoso, forse troppo grande per sopravvivere a se stesso.

COMMENTS