Naza di Abraham e Szor primo al box office: 3 milioni in 7 giorni, il 20% del weekend. In rete circola un controdoc con lo stesso titolo.
Il film di Yuval Abraham e Rachel Szor vale il 20% del weekend. Intanto debutta all'estero e in rete circola un controdocumentario con lo stesso titolo.
[di Redazione]
Lunedì 28 settembre, in 515 cinema italiani, è uscito un documentario di ottanta minuti girato di notte sui tetti di Tel Aviv. Voci alterate, volti nel buio, nessuna esplosione in campo. A fine giornata il conto diceva 451.872 euro, più del doppio del ritorno in sala di Avengers: Endgame, che fino al giorno prima sembrava il padrone di casa.
Doveva restare tre giorni. Era un'uscita evento, una formula collaudata: si accende, si spegne, si passa ad altro. Invece le sale si sono riempite, le repliche sono andate esaurite e gli esercenti hanno chiesto di tenerlo. Il distributore, I Wonder Pictures, ha risposto che il film resterà finché le sale lo vorranno. Le sale lo vogliono. Dopo sette giorni il totale è di 3.033.586 euro, con circa 396mila spettatori. Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, Premio Speciale della Giuria alla 83ª Mostra di Venezia, è ancora in sala ed è primo in classifica.
I numeri del weekend
Nel weekend dall'1 al 4 ottobre Naza ha incassato 1.219.051 euro e 151.485 presenze in 414 cinema. La media per sala è di 2.945 euro, la più alta della top ten. Seguono Verity con 2.113 euro e Heart of the Beast con 1.898.
Il mercato complessivo del weekend ha fatto 5.954.715 euro e 762.799 spettatori. Naza ne rappresenta il 20,5% degli incassi e il 19,9% delle presenze.
Il confronto più netto è con Digger di Alejandro G. Iñárritu, con Tom Cruise. Il film Warner ha debuttato in 494 cinema con 532.945 euro, a una media di 1.079 euro. Ha ottanta sale in più di Naza e meno della metà dell'incasso, con una media inferiore di quasi tre volte.
LEGGI ANCHE
Il passaggio da evento a tenitura
I numeri descrivono un'uscita che ha cambiato natura in corsa. Il numero di sale è sceso da 515 a 414, mentre la media per copia è più che raddoppiata, da 1.153 a 2.945 euro. In genere le uscite evento si esauriscono nella finestra prevista. Questa ha trovato un pubblico da tenitura ordinaria.
Il riferimento storico
Per trovare un documentario che abbia fatto meglio in Italia bisogna tornare al 2004, a Fahrenheit 9/11 di Michael Moore e ai suoi circa nove milioni. Sono passati ventidue anni. Era un'altra guerra, un'altra America, un altro pubblico.
Il film
Naza è una sigla. Nel gergo dell'intelligence israeliana indica il numero di civili che si prevede moriranno in un attacco aereo. È una stima, una casella, un numero accanto a un bersaglio. Abraham e Szor sono entrambi israeliani e sono due dei quattro registi di No Other Land, Oscar per il miglior documentario nel 2025. Hanno passato quasi tre anni a raccogliere le voci di ventiquattro persone che quei numeri li calcolavano, li approvavano e li vedevano diventare realtà. Sono ufficiali e soldati dell'intelligence e dell'esercito, intervistati di notte sui tetti, protetti dal buio e da una voce che non è la loro. Raccontano come venivano scelti gli obiettivi, quanto pesavano i sistemi automatici di selezione e quale soglia di vittime civili veniva considerata accettabile. Il film nasce da inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025, è coprodotto dal Guardian e ha Jonathan Glazer come produttore esecutivo. L'esercito israeliano respinge le accuse e ha diffuso una replica di diciassette pagine. Nel frattempo altri ex militari, attraverso l'organizzazione di veterani Breaking the Silence, hanno confermato alcune delle rivelazioni. Il ministro della Cultura israeliano ha chiesto di revocare la cittadinanza ai due registi per tradimento e ha sollecitato i servizi di sicurezza interni a identificare le fonti.
In Israele il film non si può ancora vedere.
Il resto del mondo
Il resto del mondo sta arrivando adesso. Negli Stati Uniti Naza è uscito su un solo schermo, a New York, e in cinque giorni ha incassato 86mila dollari, frenato soprattutto dai posti disponibili. Dal 9 ottobre si allarga a Los Angeles e ad altre città. Regno Unito e Irlanda lo vedranno dal 15 ottobre, la Francia a metà mese. A fine novembre il film sarà disponibile gratuitamente online sul sito del suo coproduttore. L'Italia è stata quindi il primo grande mercato a misurarlo, il primo grande pubblico pagante, il laboratorio.
La scelta della sala
È un dato curioso. Quasi quattrocentomila persone hanno comprato un biglietto per un film che fra otto settimane potranno vedere gratis sul telefono. Hanno scelto la sala, con il buio condiviso e il silenzio degli altri. Le cronache parlano di una platea che ha guardato tutto senza un fiato, e di un silenzio quasi innaturale alla fine del film, con i titoli che scorrono su fondo nero senza che nessuno si alzi dalla poltrona. In questo autunno andare a vedere Naza è diventato un gesto, qualcosa che si fa con il corpo, in un luogo pubblico, accanto a sconosciuti.
Naza: The Real Story
Il 2 ottobre è comparso online Naza: The Real Story, un documentario di 49 minuti presentato come risposta diretta al film di Abraham e Szor. È diretto dal tenente colonnello della riserva Roi Danino, con Hagai Gutman e Ariel Averbuch. Si può vedere gratuitamente sul sito ufficiale, anche con sottotitoli in inglese.
Il film raccoglie testimonianze di comandanti e ufficiali israeliani su combattenti in abiti civili, armi e tunnel in strutture civili e procedure di autorizzazione al fuoco. A corredo ci sono foto e video autorizzati alla pubblicazione. Le affermazioni sono presentate come testimonianze degli intervistati.
In sé, una replica appartiene alla normalità del discorso pubblico. Chi contesta un film può fare un film. La questione sta nella forma scelta. Lo stesso titolo, gli stessi tetti, la stessa notte, la stessa grammatica visiva fino alla citazione. E una circolazione travestita da segreto rubato. Tutto converge su un effetto preciso. Chi cerca Naza può trovare l'altro. Chi ha sentito parlare del film premiato a Venezia può aprire il link sbagliato, convinto di avere davanti quello giusto o la sua versione integrale. Il titolo, quattro lettere nate per contare i morti, diventa un territorio da occupare: nei motori di ricerca, nelle anteprime dei social, nelle chat di gruppo.
La falsa notizia su Rai Storia
Dal 24 settembre è circolata sui social la notizia di una messa in onda integrale di Naza su Rai Storia il 10 ottobre, seguita dalla pubblicazione su RaiPlay. I Wonder Pictures l'ha smentita come infondata. Se fosse stata creduta, avrebbe potuto convincere qualcuno a restare a casa ad aspettare la televisione. Le due operazioni vanno in direzioni opposte ma usano lo stesso meccanismo: il titolo come veicolo, la confusione come risultato.
Lunedì 28 settembre: 451.872 euro. Lunedì 5 ottobre: più di tre milioni. In mezzo, un titolo che qualcuno ha provato a portare via.

COMMENTS