Digger di Tom Cruise perde 150 milioni: debutto da 8 milioni negli USA e Warner che diventa Skydance. Anatomia di un disastro annunciato.
Otto milioni di debutto, una perdita stimata di 150 e la Warner che diventa Skydance: il flop di Digger raccontato come un film catastrofico.
[di Redazione]
Il manifesto lo aveva promesso a dicembre: "una commedia di proporzioni catastrofiche". A Hollywood mantenere le promesse è un talento raro. Digger ci è riuscito alla lettera, solo nella metà sbagliata della frase.
Il primo fine settimana americano si è chiuso con 8 milioni di dollari e il quinto posto in classifica. Venti milioni nel mondo. Un C+ da CinemaScore, il sondaggio che interroga il pubblico all'uscita dalla sala e che di solito regala voti generosi: un C+ equivale a una bocciatura educata. È il debutto più basso di Tom Cruise da diciannove anni, cioè dai tempi di Leoni per agnelli. In testa, con oltre 32 milioni, c'è Verity.
In Italia, dove il film è uscito giovedì 1° ottobre, i dati Cinetel dicono 532.945 euro e quarto posto, in un 2026 che per le sale italiane viaggia a più 45% sull'anno precedente. Il mercato corre, Digger cammina. Il cinema catastrofico ha una grammatica precisa: la torre costruita con orgoglio, l'allarme inascoltato, il crollo, la conta dei sopravvissuti. Digger, storia di un petroliere che provoca la fine del mondo e poi pretende di salvarlo, l'ha recitata due volte: sullo schermo e fuori.
Come nasce Digger: da Netflix alla Warner di De Luca e Abdy
La torre, in questo caso, nasce a Netflix, sotto un altro titolo, quando Alejandro G. Iñárritu aveva appena girato lì Bardo. Per un po' Leonardo DiCaprio ci gira intorno. Poi Netflix produce Don't Look Up, satira ambientale molto simile da 75 milioni, e il progetto perde senso. Iñárritu lo porta a Mary Parent, la produttrice di Revenant, alla Legendary. Lì il personaggio prende la forma di Tom Cruise.
Nel 2024 David Zaslav, il capo di Warner Bros. Discovery, vuole Cruise a tutti i costi dopo il trionfo di Top Gun: Maverick. Manda Michael De Luca e Pamela Abdy, i due dirigenti del cinema Warner, a chiudere un accordo non esclusivo con il divo. Il primo progetto dell'accordo è Digger. Abdy conosceva Iñárritu dai tempi di Birdman e Revenant. De Luca aveva lavorato con Cruise su Magnolia. I due passano il film nel loro sistema di confronti con titoli simili, e la coppia Cruise-Iñárritu giustifica un via libera da 125 milioni. Warner rileva i costi di sviluppo di Legendary, che così resta fuori dal finanziamento. Il rischio è tutto di un solo studio. Con l'allungamento delle riprese negli studi di Leavesden, in Inghilterra, il costo sale a circa 160 milioni al netto dei crediti d'imposta. Altri cento circa se ne vanno in promozione.
Alla prima losangelina di Westwood, Cruise ha ringraziato i due dirigenti così: "Non avete nemmeno preso fiato quando vi abbiamo portato questo film. Non credo abbiate nemmeno girato pagina. Eravate dentro, e basta." Il complimento più sincero della stagione, e anche il più pericoloso. Resta la domanda che circola negli studi: quale dirigente dice di no a Cruise? Un veterano dei Mission: Impossible sostiene che nel suo entourage nessuno lo fa più, da quando non c'è più la socia storica Paula Wagner. Un altro aggiunge che sul set Cruise ama dirigere, e che Iñárritu non prende indicazioni da nessuno. Due registi, una pala sola. Per giustizia va ricordato che De Luca e Abdy un no a Cruise l'avevano detto. Era per Deeper, thriller subacqueo con Doug Liman che chiedeva 270 milioni senza avere ancora una sceneggiatura.
Proiezioni di prova, stime e passaparola: i segnali del flop di Digger
Nei film catastrofici c'è sempre uno scienziato che guarda i sismografi e scuote la testa. Qui di sismografi ce n'erano parecchi.
La prima proiezione di prova, con una versione più lunga di mezz'ora, va male. La seconda, più corta, va meglio: il film arriva in sala con due ore e nove minuti. L'assicurazione copre perfino delle riprese aggiuntive legate al trucco di Cruise. La data scelta, il primo fine settimana di ottobre, è quella in cui la Warner aveva lanciato Joker e A Star Is Born. Un portafortuna, sulla carta.
Intanto la rete mormora. I commenti più feroci chiedono perché il film sembri un travestimento da Tropic Thunder, e sospettano che il racconto del divo che invecchia con grazia sia una costruzione da ufficio stampa. Le stime di pre-apertura, che tre settimane fa davano un debutto tra 17 e 23 milioni, si sgonfiano fino agli 8 reali. Le recensioni si spaccano, con Rotten Tomatoes al 51%.
Digger flop: 8 milioni di debutto e 150 milioni di perdita
Poi arriva il crollo, e con il crollo la contabilità. Secondo i conti che circolano tra gli studi, Digger perderà circa 148 milioni di dollari. Il calcolo è semplice e crudele. Da una parte 127 milioni di ricavi totali, sommando sale, compagnie aeree, piattaforme, noleggio digitale e televisioni estere. Dall'altra 275 milioni di costi complessivi, promozione inclusa. E il conto presume che il film arrivi a 50 milioni di incasso mondiale, che oggi sembra già un traguardo.
I precedenti recenti non consolano. The Smashing Machine con Dwayne Johnson, lo scorso anno, e Amsterdam di David O. Russell nel 2022 erano partiti con una cifra simile e avevano chiuso sotto i 32 milioni nel mondo. Costavano però 50 e 80 milioni. Per trovare un disastro della stessa stazza bisogna tornare al 1980 e a I cancelli del cielo: una quarantina di milioni spesi, pochi incassati, e la United Artists che finisce venduta alla MGM l'anno dopo. Il genere catastrofico conosce anche il naufragio che non arriva. Nel 1997 Titanic, prodotto insieme da Fox e Paramount, era dato per spacciato da mezza stampa americana e diventò il più grande incasso della storia. Digger ha tenuto invece il finale annunciato.
All'Academy Museum, poco prima dell'uscita, Cruise aveva detto che la sua speranza è sempre che i film incassino abbastanza da permettergli di farlo ancora. La frase pesa di più oggi. Tra gli addetti ai lavori il verdetto più diffuso è che Digger fosse un altro Birdman. Andava trattato come un film d'autore da stagione dei premi, con un budget sotto i 50 milioni. Solo che Birdman non aveva Tom Cruise a prezzo pieno. Sul film in sé, e su quanto meritasse questo destino, il giudizio è nella recensione di Digger.
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Il tempismo ha qualcosa di shakespeariano. Domani, martedì 6 ottobre, si chiuderà la fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery, e la nuova società prenderà il nome di Skydance. Lo stesso giorno lasceranno lo studio De Luca e Abdy, i due che avevano dato il via libera a Digger. I loro contratti, rinnovati appena un anno fa e validi fino al 2030, non rientrano nella struttura voluta da David Ellison. Il cinema delle due case passerà ai dirigenti Paramount Dana Goldberg e Josh Greenstein. Digger è l'ultima uscita Warner prima della chiusura. L'uomo della pala ha scavato la fossa nel giorno del trasloco.
Eppure il bilancio dei due condannati ha poco della catastrofe. Nel 2025 la Warner ha incassato 4,3 miliardi nel mondo, il miglior risultato dal 2019. Ha vinto 11 Oscar, eguagliando il record assoluto per uno studio in una sola edizione, con il miglior film a Una battaglia dopo l'altra. A Minecraft Movie, I peccatori, Weapons: i successi portano le loro firme. La nuova società erediterà trentotto film Warner già in calendario fino al 2029.
Sullo schermo, alla fine, qualcuno si salva sempre. Nella realtà i dirigenti escono di scena, lo studio cambia nome, il divo resta. A Los Angeles le 945 poltrone dell'Academy Museum erano tutte piene. Adesso anche le altre sono state contate. Il manifesto, almeno, aveva detto la verità.

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