Recensione di NAZA dal Festival di Venezia: il documentario sull'uso dell'intelligenza artificiale e dei droni nella guerra israeliana.
Presentato al Festival di Venezia, il nuovo film di Yuval Abraham e Rachel Szor indaga l'utilizzo dell'intelligenza artificiale e dei droni da parte dell'esercito israeliano. Un viaggio oscuro e necessario nella spersonalizzazione della morte e nella moderna banalità del male.
[di Ludovico Cantisani]
Annunciato in concorso in differita rispetto agli altri titoli, Naza è il nuovo lavoro di Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei registi del pluripremiato documentario No Other Land, che tracciava un racconto del conflitto tra Israele e Palestina dalla prospettiva di un villaggio arabo in Cisgiordania che rischia la distruzione. Muovendosi su un solco affine e complementare al documentario a otto mani di due anni fa, Naza affronta nello specifico la questione dei sistemi di sorveglianza informatica dell'esercito israeliano e il meccanismo delle uccisioni a distanza grazie a bombardamenti compiuti da droni high-tech. "Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall'interno un sistema del genere?", hanno dichiarato i registi.
Le voci dall'interno e la grammatica del non-visto
"Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d'inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d'inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio". Il titolo stesso NAZA deriva dall'acronimo con cui ufficialmente l'esercito israeliano designa i danni collaterali uccisi durante i bombardamenti a Gaza mirati contro - presunti - esponenti di Hamas. Costruito attorno alle testimonianze di 24 ufficiali dell'esercito israeliano con funzioni prevalentemente di intelligence, intervellate da brevi puntelli di materiale d'archivio come già accadeva in No Other Land, Naza ci mostra dal di dentro il funzionamento della macchina bellica israeliana: un documentario doppiamente oscuro, per la materia oscura di cui si occupa ma per la necessità di non mostrare con chiarezza i volti delle fonti intervistate contro ogni regolamento militare, con le interviste spesso realizzate di notte sul tetto dei palazzi o sui balconi; tra i produttori esecutivi del film peraltro figura Jonathan Glazer, che sul fuori campo e sul non-visto ha costruito tutto il suo ultimo film, La zona di interesse.
L'intelligenza artificiale e la spersonalizzazione della morte
Naza è, chiaramente, un viaggio nell'heart of darkness della politica militare israeliana. In una strana ambiguità morale per cui spesso chi decide di condividere informazioni sensibili al duo registico, col volto immerso nel chiaroscuro, poi non si mostra pentito delle sue azioni, nemmeno delle uccisioni di bambini e adolescenti. Come dice uno degli ufficiali addetti alla sorveglianza anche delle singole conversazioni telefoniche e scambi di messaggi, "ti senti un po' come Dio perché ascolti tutto quello che dicono". Arruolati in parte da pochi anni, sull'onda emotiva dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 al rave del Nova Festival, questi giovani ufficiali sperimentano una forte spersonalizzazione dell'atto di uccidere: "un tempo gli ufficiali facevano la parte difficile. Oggi sono i sistemi informatici a raccogliere i dati"; d'altro canto, come commenta uno di loro, "avere l'intelligenza artificiale a decidere chi vive e chi muore è meglio che affidare la decisione a chi ha avuto gli amici o i parenti uccisi da Hamas la settimana scorsa".
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La banalità del male tra Tel Aviv e le macerie
Un ulteriore elemento non secondario nella grammatica visiva e concettuale del documentario Naza è la visione alienante di Tel Aviv, dove hanno sede i principali quadri militari israeliani, resa sia dalle inquadrature dei grattacieli con i loro appartamenti atomizzanti che lasciano intravedere scampoli quotidianità dalle finestre, sia affermazioni come "a volte conducevo gli attacchi poi uscivo con gli amici". Del resto in alcune affermazioni riecheggiano sinistramente quelle di Eichmann al processo, svoltosi a Gerusalemme nel 1961, analizzate da Hannah Arendt ne La banalità del male: "il mio ruolo è tecnico, non posso esprimere una posizione morale", e Variazioni sul tema - d'altro canto, un altro degli intervistati più cupamente si chiede "vedo i nazisti come il male, ma io cosa sono allora?". In un breve momento metacinematografico con la sua pregnanza, si vede la pubblicità video di una retrospettiva della Cineteca di Tel Aviv dedicata a Claude Lanzmann, autore del monumentale documentario Shoah del 1985, con cui Naza ha, se vogliamo, alcune parziali corrispondenze stilistiche prima ancora che tematiche. Intravisto più volte sugli schermi delle tv inquadrate per contestualizzare con i suoi annunci l'andamento del conflitto, e menzionato dagli intervistati, il primo ministro Netanyahu compare sul finale con una vecchia apparizione televisiva di presentazione di un suo libro sul terrorismo, da lui definito, con ironia retrospettivamente tragica, come l'uccisione indiscriminata di civili per fine politici. Passando dalle parole alle immagini, il finale ci mostra per la prima volta gli effetti concreti dei bombardamenti, con la distruzione delle case e la disperazione dei sopravvissuti.
Un'opera di storiografia immediata
Documentario di profonda attualità capace di sollevare significativi interrogativi sulle possibilità di sorveglianza provocate dai cellulari e sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale a scopi bellici, Naza si presenta come un'operazione di storiografia immediata di indubitabile rilievo.

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