A Venezia, The Voice of Hind Rajab è un film necessario sulla guerra, l'infanzia e il nostro ruolo, ora e subito
Il film che ha travolto il festival: perché la storia di una bambina è la storia di tutti noi e del nostro fallimento collettivo.
[di Massimo Righetti]
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| The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania |
Nei festival cinematografici, l'applauso è rituale codificato, spesso cortese convenzione. Eppure quello che si è consumato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dopo la proiezione di The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania appartiene a un ordine diverso dell'esperienza: non più acclamazione, ma deflagrazione emotiva. Una sala di addetti ai lavori e appassionati del cinema trasformata in camera di lutto, dove singhiozzi laceranti hanno sostituito ogni forma di giudizio estetico. Un'onda sismica che ha attraversato corpi e coscienze, trascinando una platea verso territori inesplorati dell'empatia.
Il cinema, in quell'istante, ha ricordato la sua vocazione primigenia: non intrattenere, ma scuotere. Non divertire, ma risvegliare.
Kaouther Ben Hania ricompone con precisione chirurgica una tragedia documentata: il 29 gennaio 2024, la piccola Hind Rajab, sei anni, rimane intrappolata nell'abitacolo di un'automobile a Gaza, circondata dai corpi esanimi dei suoi cari, falciati dal fuoco israeliano. Per tre ore interminabili, la sua voce attraversa i fili della Mezzaluna Rossa, implorando salvezza, prima che il silenzio inghiotta ogni speranza.
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| The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania |
Quando The Voice of Hind Rajab approderà nelle sale grazie a I Wonder Pictures, assistervi non costituirà una scelta d'intrattenimento, ma un gesto di cinema civile. Un modo per rifiutare l'omertà del silenzio, per onorare una memoria e per accettare la nostra responsabilità in un mondo che ha disimparato l'arte dell'ascolto.
Perché questa è la storia di una bambina che chiede "salvatemi". E questo film è la storia potente di tutti i bambini, in ogni angolo del mondo, che sotto le bombe e la crudeltà umana chiedono solo una cosa: salvateci.


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