Al Romaeuropa Festival la greca Chara Kotsali trasforma danza, rabbia e storia in un manifesto politico tutto al femminile. La recensione.
Con “It’s the End of the Amusement Phase” la greca Chara Kotsali realizza un manifesto tutto al femminile che unisce sapientemente danza e politica. La recensione.
[di Giovanni Autiero]
Giovedì 8 ottobre, al Mattatoio, è avvenuto un terremoto. Nella piccola sala buia, sul palcoscenico, si stagliava soltanto un tendone di paillettes, circondato da oggetti sparsi. Una ragazza entra e, durante un discorso, annuncia: «Does the PAST make you horny? Is it killing your sleep? So go on, fuck it hard and let’s move to the beat». Seguono una serie di voci alla radio, che evocano eventi storici drammatici, scoperte scientifiche e rivoluzioni tecnologiche. Fin dai primi istanti è chiaro che Chara Kotsali ha molto da dire e che It’s the End of the Amusement Phase è una bomba pronta a esplodere.
Un titolo nato dalla crisi del debito greco
Il titolo dello spettacolo, in realtà, riprende un celebre episodio della crisi del debito greco del 2015. La frase infatti fu pronunciata dall’allora presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, durante un teso incontro ad Atene con l’allora neo-ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis.
Tre danzatrici fuori sincrono
Lo spettacolo si apre con tre donne che danzano fuori sincrono rispetto alla musica, per poi uniformare progressivamente i propri movimenti al ritmo. Le luci gialle si alternano a effetti stroboscopici, trascinando lo spettatore in un’esperienza che sembra chiedergli di abbandonarsi al caos.
Quando anche la violenza diventa spettacolo
A sorprendere, tuttavia, non è soltanto la cura tecnica della messinscena, studiata in ogni dettaglio, ma soprattutto la molteplicità dei messaggi che attraversano la rappresentazione. Kotsali costruisce una riflessione provocatoria sull’idolatria della violenza, il burnout e le responsabilità della classe politica, affidandosi a immagini volutamente disturbanti. Pistole finte e una pignatta colpita con un bastone nell’oscurità più totale, illuminata dal telefono di un’attrice che si affanna a immortalare quel momento di orrore, restituiscono un mondo in cui persino la violenza diventa spettacolo. A queste immagini si aggiungono un’abbuffata di pizza e una metafora del parto femminile, con le attrici che lanciano petali di rose rosso sangue tirati fuori dal proprio ventre.
La storia come catalogo di atrocità
La rabbia trova poi una voce esplicita in un monologo cantato dalla stessa Kotsali, che ripercorre gli orrori della storia umana, dalla Rivoluzione francese alla guerra del Vietnam, fino ai genocidi in Ruanda e in Palestina. Il passato si sovrappone al presente, componendo un catalogo di atrocità che interroga la capacità dell’essere umano di imparare dai propri errori.
Poco dopo, una gigantografia di un politico greco viene incollata sul volto di una ballerina, mentre le altre due proseguono il loro numero. La politica irrompe così nel corpo stesso della performance, diventando un’immagine grottesca del potere e della sua influenza sulla società.
LEGGI ANCHE
Il conto alla rovescia
La danza è energica, frenetica, quasi impazzita. Le tre interpreti sembrano inarrestabili, animate da una grinta che trasforma ogni movimento in un gesto di ribellione. Non c’è spazio per la quiete: la musica, le luci e i corpi concorrono a costruire una tensione crescente, fino a rendere il palcoscenico il riflesso di un mondo sull’orlo del collasso.
Verso la fine, alle spalle delle performer, il tendone mostra quante ore rimangono. Ma fino a cosa stiamo contando? Alla definitiva sconfitta sociale? Alla morte? All’avvento di una nuova era o alla fine di quella appena trascorsa? La domanda resta sospesa, mentre lo spettacolo continua a incalzare lo spettatore.
Kotsali ripete nel finale «Does the FUTURE make you horny? Is it killing your sleep? So go on, fuck it hard and let’s move to the beat». Una dichiarazione che è insieme provocazione, rifiuto e grido di rabbia. Di fronte a un futuro che sembra riproporre incessantemente gli orrori del passato, la performance non offre risposte rassicuranti, ma mette in scena l’urgenza di spezzare il ciclo. E lo fa con la forza di una danza che non chiede il permesso, ma pretende di essere ascoltata.
It’s the End of the Amusement Phase. Ideazione, coreografia e testi: Chara Kotsali. Interpreti e co-creazione dei materiali: Sofia Pouchtou, Christina Skoutela, Chara Kotsali. Sound design e musiche: Anna Maria Rammou, Chara Kotsali. Visto l’8 ottobre 2026 al Mattatoio di Roma, nell’ambito di Dancing Days, Romaeuropa Festival 2026.


COMMENTS