Il Romaeuropa riporta a Roma il Köln Concert. La storia di Keith Jarrett, un piano scordato e il miracolo jazz che cambiò la musica.
Dal disastro di Colonia alla notte di Roma: storia di come un’esecuzione fallita divenne il disco jazz più venduto di sempre. Il Romaeuropa Festival celebra l'estetica dell'errore.
[di Massimo Righetti]
Sol. Re. Do. Sol. La.
Cinque suoni. Un respiro di qualcosa che non aveva ancora un nome. Risuoneranno ancora a Roma. Il 2 novembre 2026, sotto la volta della Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, quel codice segreto verrà digitato di nuovo. Ci saranno le mani classiche di Maki Namekawa a custodire la memoria, e l’istinto jazz di Thomas Enhco a sfidare l’ignoto. Il Romaeuropa Festival celebra il rito dell’errore che diventa divinità. Perché per capire quelle cinque note, per capire davvero cosa accadrà a Roma, bisogna andare via. Indietro. Altrove.
Bisogna andare a Colonia. 24 gennaio 1975.
È una notte che puzza di fallimento. Tutto quello che poteva andare storto, è andato storto. Non c’è grazia, in quella sera. C’è solo la pesantezza della materia che si oppone allo spirito. Keith Jarrett ha ventinove anni e una schiena che sembra vetro scheggiato. Indossa un busto ortopedico che lo stritola. Non dorme da tre notti. Ha mangiato male, in fretta, in un ristorante italiano, cibo che ora gli brucia nello stomaco insieme alla rabbia. Arriva al teatro. Sale sul palco per il soundcheck. E lo vede. Il nemico. Non il maestoso Bösendorfer 290 Imperial che aveva chiesto. Al suo posto, gli addetti hanno trascinato fuori un pianoforte da studio.
Piccolo. Stonato. Un relitto.
I tasti neri sono incollati, i pedali non rispondono, gli acuti sono striduli come latta percossa e i bassi non hanno voce. Un corpo senza polmoni. Keith lo suona. Si ferma. Il silenzio è pesante. Dice che non si può fare. Dice che se ne va. Esce dal teatro, si chiude nella sua auto. Il motore è spento. Il mondo è finito.
E qui accade la scena che cambierà la storia della musica.
Siamo in un parcheggio. Piove. Una pioggia tedesca, fredda, insistente. Fuori dall’auto c’è una ragazza. Si chiama Vera Brandes. Ha diciassette anni. Appena. Ha organizzato lei il concerto. Ha sbagliato lei il pianoforte. È lì, in piedi sotto l’acqua. I capelli fradici incollati al viso. Trema. Bussa al finestrino. Lui la guarda attraverso il vetro bagnato. Potrebbe accendere il motore e sparire. Sarebbe logico. Sarebbe giusto. Ma vede quella ragazza. Vede la disperazione assoluta di chi ha scommesso tutto e ha perso. Non è pietà. È qualcosa di più antico. È il riconoscimento che siamo tutti naufraghi. Jarrett abbassa il finestrino. L’aria gelida entra nell’abitacolo. La guarda.
«Lo faccio» dice. «Ma lo faccio solo per te».
È la lezione suprema: l’ostacolo è la via.
Non si cerca la perfezione. Si cerca la verità. E la verità è sporca, è stanca, è uno strumento rotto che viene suonato come se fosse l’orchestra di Dio. Jarrett smette di pensare. Smette di volere. Si lascia attraversare. E in quel momento, davanti a 1400 persone che smettono di respirare, che capiscono senza capire, che sentiranno per tutta la vita di essere state lì, le dita trovano la sequenza. L’inizio di tutto. Semplice. Immortale.
Sol. Re. Do. Sol. La.
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RE41F In collaborazione con Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Sala Santa Cecilia
The Köln Concert
Maki Namekawa, Thomas Enhco
2 Novembre 2026 ore 21:00
The Köln Concert torna sul palco attraverso due visioni complementari: Maki Namekawa, interprete classica, esegue la prima e l’ultima parte nota per nota, mentre Thomas Enhco, pianista di jazz, improvvisa attorno alla sezione centrale. L’esecuzione intreccia fedeltà alla partitura e libertà improvvisativa, mostrando come la stessa musica possa essere letta attraverso approcci distinti. Il concerto originale, registrato a Colonia nel 1975, nacque in condizioni difficili: piano imperfetto e tensioni tecniche, trasformate da Jarrett in quattro parti ricche di temi riconoscibili e variazioni complesse. Sul palco, Namekawa ed Enhco restituiscono questa struttura alternando rigore e invenzione, tra jazz e musica classica. Un’occasione irripetibile di confrontarsi con uno dei repertori più emblematici del pianoforte contemporaneo.
Info e biglietti: https://romaeuropa.net/festival-2026/the-koln-concert-2026/
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