Il rumore delle cose nuove, la recensione del film di Paolo Genovese

Il film di Paolo Genovese che apre la Festa del Cinema di Roma 2026, in sala dal 12 novembre: la recensione de Il rumore delle cose nuove.

Valutazione: ★★☆☆☆ (2.0 su 5)

Il film d’apertura della Festa del Cinema di Roma mette in fila tre coppie e altrettante crisi, ma l’accumulo di temi e di urla finisce per togliere forza proprio alle emozioni che vorrebbe accendere.

[di Fabio Massimo Tufarelli]

IlRumoreDelleCoseNuove_Puccini_Santamaria

Presentato durante la cerimonia di apertura della 21ª Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public, Il rumore delle cose nuove segna il ritorno di Paolo Genovese dopo Follemente (2025). Il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto dallo stesso Genovese e pubblicato da Einaudi nel 2023. Il film è una produzione Lotus Production, società di Leone Film Group, con Rai Cinema, in collaborazione con Disney+ e in associazione con Vice Pictures, di Leonardo Maria Del Vecchio.

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Tre coppie, tre crisi, un intreccio solo

Al centro del racconto ci sono tre coppie, le cui esistenze finiscono per intrecciarsi in seguito a una serie di eventi destinati a incrinare equilibri solo apparentemente solidi. Ralph (Lino Musella) e Viola (Claudia Pandolfi) devono fare i conti con il figlio Mirko, vittima di bullismo a scuola; Andrea (Stefano Accorsi) e Andreina (Vittoria Puccini) affrontano le difficoltà legate al desiderio di diventare genitori; Alba (Emanuela Fanelli), invece, vive un matrimonio violento con Umberto (Edoardo Pesce), un uomo che nel suo lavoro di terapista cosplayer in ospedale si prende cura dei bambini malati, mentre tra le mura domestiche si rivela essere un feroce abuser. Vicende distanti, che Genovese mette progressivamente in relazione attraverso incontri, segreti e fragilità personali. Completa il quadro la partecipazione di Claudio Santamaria.

Il ritorno alla struttura corale

Il regista, che firma la sceneggiatura con Igor Artibani, torna così a una struttura corale ormai collaudata nel suo cinema, cercando di ricomporre attraverso storie diverse un quadro più ampio delle contraddizioni umane. Un’ambizione che guarda alla tradizione dei grandi intrecci cinematografici, ma che non sempre trova una forma altrettanto solida. Milano, la città in cui si muovono i personaggi, resta sullo sfondo, quasi priva di una fisionomia propria, mentre sono gli ambienti interni e gli incontri fortuiti a determinare l’andamento delle vicende. I salti temporali e l’accumulo di situazioni rendono così il racconto a tratti farraginoso, mentre anche il cast sembra rispondere a una logica bulimica, con una sovrabbondanza di volti noti che contribuisce al senso di sovraccarico.

Un melodramma senza misura

Paolo Genovese - foto dal set del film IL RUMORE DELLE COSE NUOVE

È soprattutto nel modo di raccontare i rapporti che il film mostra i suoi limiti. Genovese sembra cercare un’intensità continua, affidandosi a tradimenti, recriminazioni e confronti esasperati. Anche la colonna sonora, firmata da Daprinski e affiancata dalla canzone originale di Brunori Sas, interviene con insistenza, sottolineando i passaggi più drammatici e rimarcando una componente melodrammatica che il film fatica a contenere. Per certi aspetti, Il rumore delle cose nuove appare quasi un figlio illegittimo del cinema di Gabriele Muccino, dove le relazioni sembrano trovare una propria ragione d’essere soprattutto nelle urla e nei tradimenti di coppia. Il melodramma in sé regge, mentre è la misura a mancare: quando tutto viene portato al limite, anche le emozioni rischiano di perdere parte della loro forza.

Troppi temi, poco spazio per sedimentare

La stessa tendenza all’accumulo si ritrova nei temi che il film cerca di affrontare. Il bullismo, la difficoltà di diventare genitori, la violenza domestica e le fragilità familiari si sovrappongono in un racconto che vorrebbe abbracciare molte contraddizioni del presente, ma che finisce per disperdere parte della propria attenzione. Le questioni vengono introdotte e rilanciate una dopo l’altra, senza che tutte trovino lo spazio necessario per sedimentare. A questo si aggiunge un universo sociale che resta piuttosto astratto, fatto di interni eleganti e appartamenti smisurati, una costante del cinema di Genovese che qui contribuisce ad allontanare i personaggi dalla realtà quotidiana che il film vorrebbe raccontare.

Qualche guizzo e una distanza emotiva che resta

Anche sul piano registico non mancano alcuni guizzi riusciti, sebbene non bastino a compensare del tutto una narrazione spesso troppo carica e la fotografia algida di Fabrizio Lucci, che contribuisce a mantenere le vicende a una certa distanza emotiva. Alla fine, più che le risposte, restano le contraddizioni di un cinema che continua a interrogarsi sui rapporti umani, ma che qui sembra fidarsi troppo poco dei propri personaggi. Qualcosa affiora, soprattutto nelle interpretazioni, ma non trova sempre lo spazio per svilupparsi. Le cose nuove, insomma, ci sono; è il film a non riuscire del tutto a metterle a fuoco.

Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Il rumore delle cose nuove arriverà nelle sale italiane il 12 novembre 2026, distribuito da 01 Distribution. 

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