Idda di Irene Dionisio: Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano scalano l’Etna tra lutto, amicizia e mito. Da Alice nella Città, la recensione.
Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano sono due amiche catanesi in scalata sull’Etna, il vulcano che “è femmina”: dopo Toronto, il secondo film di Irene Dionisio apre Panorama Italia ad Alice nella Città.
[di Ludovico Cantisani]
Secondo lungometraggio di Irene Dionisio dopo l’acclamato Le ultime cose del 2016, Idda è stato presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival ed è adesso tra i titoli di punta di Alice nella Città, dove apre la sezione Panorama Italia. Racconto intimo e sensoriale della scalata sulle pendici dell’Etna di due amiche catanesi che non si vedevano da qualche tempo, nonostante un lungo passato comune alle spalle, e che lungo la scarpinata troveranno non pochi nodi da sciogliere, Idda è interpretato da Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, che offrono entrambe una delle loro migliori interpretazioni. Il ristrettissimo cast è completato da Giuseppe De Domenico, nel ruolo di una guida vulcanica anziché alpina, e da Mati Galey, nei panni di Florian, un ragazzo straniero venuto in Sicilia per realizzare una ricerca sonora sul tema dell’oralità e su “come il tempo trasforma il nostro sentire”, mentre la Adele di Tecla Insolia, fotografa di professione, vagheggia uno studio visivo sulle cose che scompaiono.
Una stagione di vulcani
Nel giro di poco più di un anno c’è stata una curiosa proliferazione di film a tema vulcanico. All’edizione 2025 del Toronto Film Festival era stato presentato Sacrifice di Romain Gavras, singolare e affascinante combinazione tra cast da blockbuster hollywoodiano e tematiche da arthouse europeo, che aveva la sua mortifera e catartica sequenza finale girata interamente su un vulcano islandese. A Toronto 2025 era passato anche Erupcja, con Charli XCX, presente per inciso anche in Sacrifice, in cui il racconto della fine di una relazione era puntellato dalla ricorrente metafora visiva di un vulcano in eruzione. Senza dilungarci sulla doppietta di documentari del 2022 dedicati alla vicenda dei coniugi vulcanologi Katia e Maurice Krafft, Fire of Love di Sara Dosa e The Fire Within: A Requiem for Katia and Maurice Krafft di Werner Herzog, Idda di Irene Dionisio si inserisce in questa scia di titoli che rinnovano la “materia vulcanica” al cinema.
Dalla guerra dei vulcani al cinema di oggi
Al contempo, per vicinanza geografica, il film si riallaccia alla proverbiale guerra dei vulcani della storia del cinema italiano, tra Stromboli, terra di Dio di Roberto Rossellini, con Ingrid Bergman, e Vulcano di William Dieterle, con Anna Magnani, girati in concomitanza e usciti uno dopo l’altro nel 1950. Al netto di questi rimandi e assonanze, e al netto anche di un certo sapore bergmaniano in non pochi momenti, Idda, nella sua semplicità suprema, è un film che porta originalità e freschezza nel panorama un po’ stantio del cinema italico.
Il vulcano è femmina
Accanto alla Adele di Tecla Insolia e alla Sofia interpretata dalla Vergano, il terzo, anzi la terza coprotagonista è l’Etna, di cui si dice sin dai primi minuti che, secondo i catanesi e gli abitanti del circondario, “il vulcano è femmina”. Chiamato “idda”, “quella là”, per antonomasia (così come il boss mafioso Matteo Messina Denaro era chiamato “iddu” per reticenza nell’omonimo film di Grassadonia e Piazza, presentato a Venezia nel 2024), l’Etna, secondo una leggenda raccontata nel film della Dionisio, sarebbe viva perché in cima ci sono varie correnti d’aria e, se sei nel posto giusto al momento giusto, “senti Idda respirare”. È proprio alla ricerca di questo respiro del vulcano che le due protagoniste inizialmente partono; nel corso del film si accorgeranno poi che gli obiettivi di quella scalata sono in realtà molteplici e a tratti reconditi, e si riallacciano al vissuto e ai traumi delle due giovani donne: la perdita della madre per Adele, la crisi con il fidanzato francofono per Sofia.
Il coraggio di restare, il coraggio di andarsene
Come si sa sin dai tempi di Senofonte, ogni anabasi può essere letale, e sono diversi i momenti del film in cui le due protagoniste si confrontano con l’idea della morte altrui o propria, a cominciare dal ritrovamento di una volpe morta e dal tentativo non riuscito di soccorrere il suo cucciolo, non appena arrivate sulle pendici dell’Etna. La scalata verso la cima del vulcano è inevitabilmente anche un’occasione di confronto tra Adele e Sofia, che incarnano l’una il coraggio di restare e l’altra il coraggio di andarsene dalla Sicilia, come si dicono esplicitamente durante uno dei non pochi momenti di attrito. Anche Adele vorrebbe espatriare come Sofia, ma, tra le esigenze economiche e il richiamo delle radici, “alla fine c’è sempre qualcosa che ti trattiene”.
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Sant’Agata, la ninfa e monsieur le philosophe
Sulle altitudini del vulcano Adele e Sofia trovano a più riprese tracce di vero e proprio paganesimo (il mito di una ninfa venuta sul vulcano a partorire e diventata parte di esso, a cui è dedicata una sorta di nicchia votiva), nonché attimi di sessualità primigenia e polimorfa. Sempre in materia antropologica restano impresse le immagini dei primi minuti del film sulla processione estiva in onore di sant’Agata, la patrona di Catania: è lì che le due amiche, da poco riunitesi in aeroporto, incontrano Florian, che, dopo una notte in bianco tra città e spiaggia, afferma meditativamente “il vulcano mi fa sentire più umile”, per poi sentirsi sbeffeggiare come “monsieur le philosophe” dalle due ragazze. Al termine della sequenza iniziale, praticamente l’unico momento ambientato al livello del mare, Florian viene però lasciato indietro senza troppi complimenti, addormentato su una spiaggia catanese: quello raccontato da Idda è un viaggio per sole donne, con la parziale e momentanea eccezione del montanaro Salvatore, interpretato dal già citato Giuseppe De Domenico. Come agli altri personaggi, anche a Salvatore viene messa in bocca la sua massima sul vulcano: “se uno arriva in cima può vedere l’anima del vulcano e capirci qualcosa di questa vita”. Nel suo breve ma compiuto character arc, Salvatore questo senso della vita non sembra trovarlo, all’opposto di quanto accade alle due protagoniste.
A nessuno importa della discesa
A nessuno importa della discesa. Conta solo la cima, apparentemente, e solo se ci si arriva. Anche grazie al notevole lavoro di montaggio firmato da Aline Hervé, dopo una serie di découpage che rappresentano il climax del film, in cui si abbandona il registro realistico a favore di una dimensione tra l’onirico e lo psicologico, Idda termina con un senso e una scelta di ciclicità finale che rafforza ulteriormente la componente “neo-mitologica” del lungometraggio. Quanto mai evocative anche le musiche, che spaziano dai canti tradizionali locali a Rumore di Raffaella Carrà, che accompagna un’estemporanea scena di danza della Vergano in treno, fino alla canzone interpretata dalle stesse protagoniste che, con i versi “io non lo avrei mai immaginato / che il buio avesse in sé tutta la luce”, accompagna il film verso il finale. A un certo punto Sofia esorta l’amica Adele a infrangere le regole della composizione nelle sue fotografie: con le sue molteplici peculiarità narrative, linguistiche e stilistiche, Idda sembra far propria questa esortazione, scoprendo sulle soglie dell’Etna un territorio nuovo di introspezione e di racconto interiore.


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