Caro mondo crudele, la recensione del film di Falsetti e Turbanti

Dalla Festa del Cinema di Roma alle sale dal 22 ottobre: la recensione di Caro mondo crudele, tra la Maremma del 1999 e i disegni di Zerocalcare.

Valutazione: ★★★½☆ (3.5 su 5)

Nella Maremma del 1999 una ragazzina di dodici anni cerca l’amico scomparso, e tra toscanaccio ruvido e disegni di Zerocalcare scopre un mondo più complicato di quanto immaginasse

[di Fabio Massimo Tufarelli]

Caro mondo crudele, la recensione del film di Falsetti e Turbanti

Albinia (GR), 1999. Giovanna ha dodici anni, pochi amici e parecchi motivi per non sentirsi a proprio agio nel mondo che la circonda. Quando Mirko, il suo unico amico, scompare improvvisamente, la ragazzina decide di mettersi sulle sue tracce. Gli adulti non sembrano in grado di darle risposte convincenti e lei non ha alcuna intenzione di accontentarsi. Comincia così Caro mondo crudele, il nuovo film di Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti presentato in anteprima alla 21ª Festa del Cinema di Roma, un racconto d’infanzia che si muove fra la ricerca di un amico e la scoperta, tutt’altro che indolore, di una realtà più complicata del previsto.

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Dalla provincia dei vent’anni a quella dei dodici

Dopo Margini (2022), esordio alla regia di Falsetti scritto insieme a Turbanti, che ne era anche il protagonista, i due tornano a guardare alla provincia, ma cambiano prospettiva. Al posto dei giovani adulti alle prese con sogni e frustrazioni ci sono ragazzini che devono ancora capire come funziona il mondo, senza per questo rinunciare a giudicarlo. La loro è una realtà in cui le gerarchie contano, le parole possono ferire e ogni giornata porta con sé piccole battaglie da affrontare. A fare la differenza è soprattutto il linguaggio: i bambini parlano in un toscanaccio ruvido, spontaneo e irriverente, che restituisce ai dialoghi un’immediatezza spesso comica. Non c’è bisogno di addolcire le loro espressioni o di renderle più presentabili. Insulti, provocazioni e prese in giro appartengono al loro modo di stare insieme, e il film trova proprio in questa naturalezza uno dei suoi aspetti più convincenti.

Il Ciao, lo Scarabeo e un 1999 che non è cartolina

Il 1999 non è soltanto lo sfondo della vicenda. Il Ciao, lo Scarabeo, le handycam, gli zaini Invicta e gli altri oggetti dell’epoca contribuiscono a ricostruire un immaginario che non ha bisogno di essere spiegato troppo. Basta riconoscere quei motorini, quelle abitudini, quel modo di stare per strada per ritrovare un tempo in cui il mondo di un ragazzino poteva coincidere con i confini del proprio paese. La provincia resta un luogo concreto, con le proprie dinamiche, senza mai scivolare nella cartolina nostalgica, e la scomparsa di un ragazzo può diventare un caso capace di coinvolgere un’intera comunità. Albinia finisce così per ricordare, almeno nell’atmosfera, la Hawkins di Stranger Things.

Il padre immaginato, Zerocalcare e Giancane

Giovanna è orfana e il padre continua a esserle accanto sotto forma di una coscienza interiore con cui dialoga. Più che un ricordo, è qualcuno a cui rivolgersi, con cui discutere e attraverso cui provare a orientarsi. La fantasia della ragazzina lo trasforma in una sorta di eroe dei cartoni animati giapponesi, aprendo uno spazio che il film traduce attraverso le animazioni ideate da Zerocalcare e le musiche dell’ormai sodale Giancane. Il passaggio dal racconto dal vero al disegno permette di entrare nella testa di Giovanna senza interrompere il filo della storia. La componente fantastica si intreccia così con una vicenda attraversata dalla perdita, senza cancellarne la malinconia.

Quando l’animazione prende troppo spazio

Non tutto, però, funziona con la stessa efficacia. Nella seconda parte il film perde ritmo e le incursioni animate, pur divertenti, finiscono a tratti per occupare troppo spazio rispetto alla storia dei personaggi. La loro insistenza rallenta il racconto proprio quando la ricerca di Giovanna dovrebbe restare al centro, lasciando meno spazio all’evoluzione dei suoi rapporti e alle conseguenze di ciò che scopre. Il film conserva comunque una sua identità e trova i momenti migliori quando lascia parlare i personaggi, senza sovrapporre alla loro quotidianità ulteriori soluzioni narrative.

L’età in cui le certezze cominciano a incrinarsi

Caro mondo crudele è una commedia malinconica che guarda alla preadolescenza senza idealizzarla e alla provincia senza liquidarla come un mondo immobile. Falsetti e Turbanti restituiscono un’età in cui le certezze cominciano a incrinarsi e anche ciò che sembrava familiare può diventare incomprensibile. Giovanna vorrebbe capire cosa è successo al suo amico, ma la sua ricerca finisce per mettere in discussione anche ciò che credeva di sapere. A dodici anni il mondo è ancora abbastanza piccolo da poter essere attraversato in motorino e abbastanza grande da sembrare incomprensibile. Caro mondo crudele racconta proprio quel momento in cui le due cose smettono di coincidere.

Caro mondo crudele è sceneggiato da Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti insieme a Giovanna Vicari e Tommaso Renzoni, con le musiche di Giancane. Dura 104 minuti e arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre 2026, distribuito da Fandango.

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