Furies di Rami Kodeih: due sorelle rapinano una banca libanese per riprendersi i propri risparmi congelati dalla crisi. La recensione.
Due sorelle rapinano la propria banca per riprendersi i risparmi congelati dalla crisi libanese: da Venezia Spotlight alla rassegna Venezia a Roma e nel Lazio, l'esordio prodotto da George Clooney
[di Ludovico Cantisani]
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato uno dei titoli più chiacchierati della sezione Venezia Spotlight, e inserito nel programma della rassegna I Grandi Festival - Da Venezia a Roma e nel Lazio di ANEC Lazio, Furies è l'opera prima di finzione del regista libanese Rami Kodeih, frutto di una coproduzione tra Libano e Brasile.
Due sorelle contro la banca
Il film è ambientato nel Libano contemporaneo, in piena crisi economica e finanziaria, dove le banche hanno bloccato improvvisamente i conti correnti, lasciando milioni di persone senza accesso ai loro risparmi e facendo ritornare l'economia dell'intero paese alla supremazia del contante. Maro (Maria Nakouzi), madre divorziata, ha bisogno del proprio denaro per salvare la ribelle sorella minore Dalia (Rym Mroue), che deve sottoporsi urgentemente a un intervento chirurgico per rimuovere un cancro all'utero al primo stadio. Le due sorelle, dopo una serie di tentativi infruttuosi che comprendono l'implorare (salvo poi aggredirlo) il direttore della loro filiale e la prostituzione, concepiscono un piano folle per rapinare la banca; e con l'aiuto di due complici, caratterialmente e anagraficamente agli antipodi, un ex miliziano e un camionista, si imbarcano nella notte più lunga delle loro vite.
Un heist movie levantino
Furies si configura così come un heist movie levantino, in dialogo con i classici del genere, a partire dal kubrickiano Rapina a mano armata, ma anche, per altri versi, con Thelma & Louise di Ridley Scott; uno spettatore italiano potrebbe facilmente pensare anche a I soliti ignoti di Monicelli per atmosfere, ma manca un vero punto di contatto diretto tra i due film. Pur avendo una struttura classica e alcune riconoscibili citazioni visive in termini di inquadrature e situazioni narrative, Furies mantiene un suo specifico discorso geopolitico, tutt'altro che indifferente nella dimensione concettuale e ideativa del film.
Rubare i propri soldi
Come ha raccontato il regista, il film è nato nel 2019, quando le banche libanesi impedirono ai correntisti di prelevare i propri risparmi, e gli era stato ispirato in particolare da un messaggio inviato a un amico in cui si chiedeva provocatoriamente: "devo scrivere un film su una rapina in cui rubo i miei soldi?". Nelle parole del regista, "era una fantasia dettata dalla frustrazione. Come milioni di libanesi, avevo i risparmi di una vita bloccati in banca a causa di una crisi economica alimentata dalla corruzione, la peggiore della storia moderna. Mia moglie e co-sceneggiatrice Nora aveva bisogno di un intervento chirurgico, ma la banca si rifiutava di permetterci di utilizzare il nostro stesso denaro. Quella fantasia iniziale si è poi trasformata in Furies, un crime film sovversivo incentrato sui personaggi. È un'esplorazione di come la corruzione e il crollo della stabilità economica possano insinuarsi nella vita della gente comune".
Fuori dalla legge, dentro l'etica
Mosso dalla volontà del regista di comunicare agli spettatori "il piacere liberatorio di vedere persone comuni riappropriarsi del proprio destino", soprattutto nel lungo finale Furies lascia anche una sensazione di apologo morale, di vite al di là della legge ma non dell'etica, come in certi film di Bresson: come recita per bocca di Maro una delle battute chiave del film, "quei soldi sono miei, la rapina l'hanno fatta a noi". Furies è arricchito anche da un umorismo pungente. "A risolvere la questione mediorientale facevamo prima", si dicono i quattro improvvisati rapinatori mentre attendono che il direttore della filiale, da rapire per disattivare l'allarme e aprire il caveau, esca dalla casa dell'amante.
Dal pane al grano ucraino
Ma la più profonda originalità del film è appunto l'innesto di un'approfondita disamina sociale, socio-economica e geopolitica all'interno di un film solo apparentemente "di genere": nel penultimo atto, con una sorta di protesta spontanea di fronte a una panetteria rimasta ormai senza scorte di pane, la penuria alimentare e la stessa crisi economico-bancaria sono ricollegate al crollo delle importazioni di grano dall'Ucraina in guerra, facendo scorgere le fittissime interconnessioni che legano l'economia mondiale anche nel rapporto tra territori apparentemente lontani.
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Sorellanza e violenza
Altra riuscita peculiarità di Furies rispetto al canovaccio dei più canonici heist movie su rapinatori improvvisatisi tali perché costretti dalle circostanze è la trattazione del tema della sorellanza, e il realistico dissidio che le due giovani donne provano nell'architettare l'improbabile piano della rapina e nel metterlo effettivamente in azione, con tutta la violenza che inevitabilmente comporta; come dice una poliziotta dopo la scoperta dello scasso e la raccolta delle prime, sommarie testimonianze, "delle donne c'entrano di sicuro, quale uomo avrebbe dato delle cannucce alle vittime?".
Un divertissement profondo
Senza reinventare i codici del genere dei film sulle rapine e senza rappresentare uno sguardo irripetibile sul Medio Oriente, Furies resta nondimeno nella memoria con il felice ossimoro di un divertissement profondo, capace di raccontare nel dettaglio il presente del Libano e, soprattutto attraverso il personaggio dell'ex miliziano e un racconto che Maro fa alla sorella minore Dalia negli ultimi minuti del film, anche il suo passato.

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