Il film di Simone Catania in concorso alla Festa del Cinema di Roma: la recensione di Brianza, con Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon.
In concorso a Roma, il secondo film di Catania racconta un erede incapace, un’armeria indebitata e un imprenditore manipolatore, lasciando che il dramma scivoli nel grottesco.
[di Fabio Massimo Tufarelli]
Presentato in concorso nella sezione Progressive Cinema della 21ª Festa del Cinema di Roma, Brianza è il secondo lungometraggio di Simone Catania, una coproduzione italo-svizzera firmata da Indyca e Beauvoir Films, con Rai Cinema e Rough Cat. Scritto dallo stesso Catania insieme a Ugo Chiti e Fabio Natale, il film è ispirato alla vera storia di Giacomo Brambilla, caso di cronaca nera che sconvolse la Lombardia nel 2010, nel pieno della crisi economica.
La Brianza dopo Il capitale umano
Dopo Drive Me Home (2018), road movie con Marco D’Amore e Vinicio Marchioni, Simone Catania torna dietro la macchina da presa per raccontare le contraddizioni della provincia brianzola, in un territorio tortuoso dove il benessere economico convive con fragilità e inquietudini che la rispettabilità borghese fatica a nascondere. Un territorio che il regista conosce da dentro, essendo nato a Cantù nel 1980. È difficile, pensando alla Brianza raccontata da Catania, non tornare a Il capitale umano di Paolo Virzì (2013). Gli stessi anni, gli stessi luoghi, o quasi, e un mondo borghese che dietro la facciata del benessere lascia affiorare avidità, insicurezze e paura di perdere ciò che si è conquistato. Ma se Virzì costruiva un racconto corale, in cui le colpe individuali finivano per riflettere quelle di un intero ambiente sociale, Catania si avvicina alla materia con uno sguardo più beffardo, lasciando che il dramma scivoli nel comico e, a tratti, nel grottesco.
Giorgio, il Franz e il denaro sporco di Fumagalli
Al centro della vicenda c’è Giorgio Farina, erede di una prestigiosa armeria di famiglia, già pesantemente indebitato dopo aver investito una fortuna nell’apertura di una boutique di lusso in Svizzera per la moglie Valentina (Marina Rocco), che finisce per dilapidare il patrimonio. A interpretarlo è Fausto Russo Alesi, alle prese con un uomo sostanzialmente onesto, ma privo della spina dorsale necessaria per affrontare il disastro in cui si è cacciato. A portare avanti l’attività di famiglia insieme a lui c’è “il Franz” (Christophe Sermet), una sorta di fratello illegittimo che, al contrario di Giorgio, sembra avere davvero a cuore le sorti dell’armeria. È in questo equilibrio già precario che si inserisce Alberto Fumagalli (Paolo Pierobon), imprenditore brianzolo proprietario di una dozzina di distributori di benzina, finito sotto la lente della Guardia di Finanza. Manipolatore consumato, Fumagalli chiede a Giorgio di custodire il proprio denaro sporco nell’armeria, facendo leva sulle sue difficoltà e trascinandolo in una spirale sempre più compromettente.
Un’eco di Fargo nella provincia lombarda
Il modo in cui Catania mette in scena il rapporto tra criminalità e inadeguatezza ha qualcosa del cinema dei fratelli Coen, con un debito evidente verso Fargo. Un piccolo comune di provincia, il culto delle armi e un “loser” perfetto che si ritrova coinvolto in una faccenda molto più grande di lui. Fumagalli sa bene come servirsi delle debolezze altrui, mentre Giorgio finisce per essere una pedina nelle mani di qualcuno che sa esattamente dove vuole arrivare. Ne viene fuori un susseguirsi di eventi incontrollabili, in cui la verve grottesca nasce anche dalla distanza tra le intenzioni di chi agisce e la realtà con cui si trova a fare i conti.
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Cronaca e genere, con qualche eccesso
Il fatto di cronaca alla base di Brianza si presta al racconto di genere, e non è poi così distante da quello che Catania porta sullo schermo. Fausto Russo Alesi, in grande sintonia con Pierobon, si conferma, come di consueto, un valore aggiunto per ogni film a cui partecipa. Qualche passaggio avrebbe forse giovato di una maggiore asciuttezza, anche perché non mancano guizzi registici un po’ esasperati che finiscono per calcare la mano, ma il racconto conserva una sua vitalità anche quando il ritmo rallenta.
La normalità con cui si arriva al disastro
Brianza si rivela un film godibile, che intrattiene con un umorismo personale e proprio per questo inquieta di più: a fare davvero paura è la normalità con cui si arriva al disastro. Catania mostra un’idea di cinema chiara e una voce già riconoscibile, capace di innestare il genere sulla cronaca senza snaturarla. È un’opera imperfetta, ma abbastanza personale da rendere interessante la prossima mossa del suo regista.

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