iWonder porta in sala dal 1° ottobre il fanta-horror carpenteriano di Adam Wingard, con Adria Arjona e Dan Stevens. La recensione.
Distribuito in Italia da iWonder Pictures dal 1° ottobre come Onslaught – Assalto finale, il nuovo film di Adam Wingard è un action-horror fantascientifico di scuola carpenteriana da 15 milioni di dollari, con Adria Arjona, Dan Stevens e un cameo di Michael Biehn.
[di Ludovico Cantisani]
Un action-horror fantascientifico di vecchia scuola carpenteriana: sin dai primi minuti Onslaught chiarisce perfettamente le sue coordinate cinematografiche e fa momentaneamente rivivere un tipo di cinema un po' scomparso negli ultimi anni, tra grandi blockbuster e infiniti franchise da un lato, e il cinema arthouse e festivaliero dall'altro. I materiali d'archivio che accompagnano i titoli di testa ripercorrono a ritroso la storia americana dalla presidenza Obama fino agli anni trenta del secolo scorso, alludendo anche ad esperimenti segreti realizzati in combutta tra governo statunitense e non meglio specificati scienziati nazisti, uno spunto narrativo poi ampiamente sviluppato nel prosieguo del film: ambientato in una America distopica o per meglio dire retrofuturistica, Onslaught racconta di un esperimento scientifico-militare finito male, consistente nella riconfigurazione cognitiva di tre serial killer catturati in forma di armi biologiche umane, all'interno di una base militare top secret nei deserti del New Mexico. Dopo che la prima parte del film era stata puntellata da un countdown, la prima esercitazione con le tre "macchine da guerra" umane va a finire malissimo, con i tre super-soldati che si fingono morti regolando il proprio battito cardiaco per attirare vicino a loro i supervisori e trucidarli, e fuggono così dalla struttura militare che li imprigionava seminando terrore e devastazione; se i tentativi dell'esercito di bloccare l'emergenza sono destinati al fallimento, e presto l'ufficiale al comando riceve addirittura l'indicazione di limitarsi a osservare dal vivo il comportamento dei tre super-soldati, il cammino dei serial killer redivivi è destinato a incontrarsi con quelli di un'ex soldatessa di élite e di sua figlia.
Adam Wingard torna alle origini: da Godzilla x Kong ai 15 milioni con Simon Barrett
Uno dei principali motivi della buona riuscita di Onslaught sta sicuramente nella regia sicura ed efficace di Adam Wingard, anche co-autore del soggetto assieme a Simon Barrett, accreditato come autore unico della sceneggiatura: il progetto rappresenta un vero e proprio ritorno alle origini per il cineasta americano, che ha preferito Onslaught al prosieguo della saga americana del Monsterverse. Wingard aveva esordito nel 2007 con l'horror comedy Home Sick, seguito nello stesso anno anche da Pop Skull del 2007 in cui faceva anche da attore, e si era fatto notare a livello internazionale nel 2010, con A Horrible Way To Die, racconto di una storia d'amore con un serial killer. Dopo Autoerotic, in coregia con Joe Swanberg, What Fun We Were Having e You're Next, tutti e tre del 2011 e il terzo acclamato a Toronto, i suoi impegni di regia si sono moltiplicati, portandolo in cabina di regia anche di diverse serie televisive "di genere", e a una serie di progetti su commissione di alto profilo: il remake di Blair Witch Project del 2016, l'adattamento del manga/anime Death Note del 2017, fino ad arrivare alla doppietta di blockbuster Godzilla vs Kong del 2021 e Godzilla x Kong - Il nuovo impero del 2024. Con un costo di produzione di "soli" 15 milioni di dollari, letteralmente un decimo del budget dell'ultimo Godzilla x Kong diretto da Wingard, Onslaught è un film di genere, anzi infra-genere, viscerale e adrenalinico, con qualche elemento di commentario storico-sociale - incluso un esplicito riferimento critico alla prassi del Pentagono di affidare progetti di ricerca militare a società private che operano nell'ombra; i tre villain sono stati paragonati a soldati dell'ICE, anche se Wingard ha affermato a Variety di aver concepito la storia prima dell'avvento della squadra di anti-immigrazione nella sua forma trumpiana; nei flashback ci sono accenni alla guerra in Iraq voluta da Bush dopo l'11 settembre - che non va mai a discapito della trama e delle convenzioni del filone specifico della fantascienza a cui appartiene, nei cui confronti Wingard appare un appassionato cultore, ma mai esageratamente derivativo. Non per nulla Barrett aveva affiancato Wingard in alcuni dei suoi precedenti progetti più a basso budget, come A Horrible Way To Die, What Fun We Were Having, You're Next e The Guest, e non per nulla i fan del regista hanno evidenziato che Onslaught si muove nello stesso universo narrativo degli ultimi due film citati.
Omaggi e citazioni: da Carpenter a Terminator, con il cameo di Michael Biehn
In un profluvio di omaggi, citazioni e autocitazioni, la resa di Onslaught sta nell'amalgama narrativo che riesce a comporre, oltre che nel livello più che buono di fotografia e montaggio, messi a servizio di una sceneggiatura da cui poteva risultare tanto un B-movie quanto un nuovo cult della fantascienza d'azione - e il risultato è una via di mezzo più che accettabile. La figura del proverbiale scienziato pazzo nazista, interpretato da Dan Stevens, con i suoi piani di creazione del soldato ideale privo di coscienza, è un po' macchiettistica, come sempre accade in questi casi sin dai tempi del Dottor Stranamore kubrickiano, ma la cover in tedesco di Paint It Black dei Rolling Stones che accompagna la sua prima scena è un'ottima intuizione registico-musicale, che enfatizza la compenetrazione tra USA e Germania nazista già accennata dai titoli di testa. Oltre ai numerosi riferimenti incrociati a grossomodo tutto il cinema di John Carpenter - la componente di disamina sociale tipica di tutti i suoi film, i rimandi ai cliché dello slasher originariamente codificati da Halloween, il registro distopico specifico di 1997: Fuga da New York, il canovaccio di tecno-guerriglia urbana alla Assalto al Distretto 13, l'inquietante dimensione rurale non lontana da quella di Vampires, e anche l'epifania di un legame più profondo e antico tra aggressore e vittima come emergeva in Halloween II, solamente scritto da Carpenter - si segnala anche una breve apparizione, poco più di un cameo, di Michael Biehn, il leggendario interprete di Kyle Reese in Terminator e del maggiore Hicks in Aliens - Scontro finale, entrambi diretti da James Cameron a metà degli anni ottanta; e nel rapporto tra la protagonista femminile, interpretata da Adria Arjona, e sua figlia non è difficile ritrovare forti parallelismi col binomio Ripley-Newt nel secondo film della saga di Alien. La più classica delle citazioni ricalca Non aprite quella porta e innumerevoli successori con l'immancabile motosega; un'ulteriore citazione a Terminator c'è nella scena in cui Celeste si medica l'occhio gravemente ferito davanti allo specchio del bagno - con tanto di badass line "non è niente, tanto ne ho due".
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Prodotto per certi versi atipico nella line-up della A24 che lo ha coprodotto e lanciato negli USA, e di iWonder che lo distribuirà in Italia a partire dal 1° ottobre - ma non più di Warfare di Alex Garland e Ray Mendoza, uscito l'anno scorso - Onslaught è un autentico regalo ai cultori della fantascienza vecchio stile, e l'ennesima conferma della perenne influenza di John Carpenter sul cinema fanta-horror a oltre quindici anni dal suo ritiro come regista.

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