Netanyahu attacca in un videomessaggio il documentario Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor, vincitore del Premio Speciale della Giuria a Venezia 83.
Videomessaggio del primo ministro israeliano contro il documentario di Abraham e Szor premiato a Venezia 83. La catena delle reazioni istituzionali e la petizione di oltre duecento registi in difesa dei due autori.
[di Redazione]
Benjamin Netanyahu è intervenuto il 14 settembre con un videomessaggio di circa un minuto, diffuso sui suoi canali social, contro Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor che sabato 12 settembre ha vinto il Premio Speciale della Giuria all'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. "Combattiamo l'istigazione all'antisemitismo a livello globale, ma quando proviene dall'interno è semplicemente intollerabile", ha dichiarato il primo ministro israeliano, aggiungendo che due registi israeliani "dipingono le Forze di difesa come dei criminali di guerra e ricevono applausi al Festival del Cinema di Venezia". Nel video il premier non ha dato alcuna indicazione di avere visto il film, limitandosi a dire di averne sentito parlare. Nemmeno il portavoce dell'esercito, il brigadier generale Effie Defrin, che ha risposto per conto dell'IDF, aveva visionato la copia integrale al momento del comunicato ufficiale.
L'intervento di Netanyahu arriva al termine di una settimana in cui l'apparato istituzionale israeliano si è mosso su tre piani distinti e paralleli: quello amministrativo, quello militare e quello elettorale.
La catena delle reazioni istituzionali al documentario Naza
Nelle ore successive alla vittoria è intervenuto Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale di Israele. In un post su X ha definito il film antisemita e ha invitato i due registi a lasciare il paese, scrivendo che chi diffama i combattenti israeliani è una vergogna per l'intero popolo. Domenica sera è intervenuto Miki Zohar, ministro della Cultura del Likud, il principale partito politico di centro-destra e nazionalista liberale di Israele, che ha presentato formalmente all'Autorità per la popolazione e l'immigrazione una richiesta di verifica sulla possibilità di revocare la cittadinanza ai due registi. Zohar ha inoltre chiesto un'indagine per identificare le ventiquattro fonti anonime che hanno testimoniato nel film, accusando Abraham e Szor di tradimento dello Stato. "Chi agisce contro Israele durante una guerra deve sapere che ciò avrà un prezzo", ha dichiarato.
Sul fronte militare, il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa, il tenente generale Eyal Zamir, ha convocato una riunione ad alto livello e ordinato l'apertura di un'inchiesta sulla divulgazione non autorizzata di materiale classificato. In una nota separata l'esercito ha smentito la ricostruzione del film definendola falsa, e ha affermato che le decisioni relative alla selezione e all'approvazione degli attacchi sono prese esclusivamente da personale umano, in conformità con le linee guida interne, e non dall'intelligenza artificiale.
Naza come cuneo nella campagna elettorale israeliana
Nel videomessaggio Netanyahu ha chiesto a Gadi Eisenkot, leader del partito di opposizione Yashar, di rompere l'alleanza con Yair Golan e i Democratici, attribuendo a Golan il clima che avrebbe portato due ex membri delle forze aeree israeliane a girare il film. La manovra ha incontrato un ostacolo di merito, perché Eisenkot aveva già preso le distanze dal documentario per conto proprio, accusando gli autori di offrirne un'immagine distorta. Un dato resta acquisito: il film non ha ricevuto alcun finanziamento pubblico israeliano.
Il fronte del dissenso, però, non è tutto esterno. Haaretz ha pubblicato dopo la vittoria un editoriale intitolato "Gli israeliani devono finalmente confrontarsi con ciò che Israele ha fatto a Gaza", la cui frase-cardine, come atto pubblico del quotidiano, è netta: il problema di Israele riguarda la realtà, non la comunicazione. Nella stessa direzione si è mossa la società civile del cinema israeliano. Oltre duecento registi e professionisti hanno firmato una petizione a sostegno di Abraham e Szor, con nomi come Ari Folman, Nadav Lapid, Shlomi Elkabetz, Ran Tal e Michal Aviad. Il testo denuncia una campagna di vilipendio che si sta avvicinando "a una sanzione della violenza e a una minaccia fisica" contro i registi. Sul piano politico hanno preso posizione a favore del film il deputato di origini palestinesi Ayman Odeh, i Democratici di Yair Golan e la candidata Gabby Lasky, secondo cui il dovere di porre domande e stabilire limiti in tempo di guerra è l'essenza stessa della democrazia.
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Cosa mostra Naza e la questione della distribuzione in Israele
Naza è stato girato in tre anni sui tetti di Tel Aviv, con voci e volti dei protagonisti modificati digitalmente. Raccoglie le testimonianze di ventiquattro soldati e ufficiali dell'Unità 8200, il reparto di intelligence dei segnali dell'esercito. Alcuni degli intervistati affermano di essere stati coinvolti in crimini di guerra, e discutono di bombardamenti, uccisioni mirate e del sistema di calcolo che decide quanti civili possa "contenere" un bersaglio. Il titolo Naza è l'acronimo militare ebraico che indica proprio quel numero: quanti palestinesi l'esercito ritiene accettabile uccidere per eliminare un miliziano. Più il bersaglio è importante, più alta è la soglia. Uno degli intervistati riferisce di un attacco autorizzato con una stima di cinquecento civili accettabili, cifra che l'IDF ha respinto in modo categorico in un comunicato dedicato. Al centro del film c'è il sistema Lavender, lo strumento di intelligenza artificiale già emerso nelle inchieste di +972 Magazine, Local Call e The Guardian tra il 2023 e il 2025. Il documentario è prodotto dal Guardian insieme a JW Films di James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo.
Abraham, trentuno anni, è un giornalista israeliano di lingua araba, ex intelligence militare, oggi firma di +972 Magazine e Local Call. Szor, trentadue anni, ha curato la fotografia di No Other Land, che i due hanno realizzato con i palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal, vincendo l'Oscar 2025 dopo la Berlinale 2024. Entrambi ebrei con familiari sopravvissuti alla Shoah, dopo Berlino restarono per settimane fuori da Israele per le minacce ricevute.
Dopo la premiazione veneziana Abraham ha dichiarato: "A chi ci critica chiedo prima di guardare il film. Ciò che conta sono le testimonianze dei soldati e degli ufficiali. Hanno parlato in ebraico perché volevano raggiungere il pubblico israeliano. Volevano che le persone a casa sentissero cosa hanno fatto a Gaza". Sulla distribuzione ha aggiunto che farà di tutto perché il film sia diffuso capillarmente in Israele. Pesa un precedente: No Other Land, nonostante l'Oscar, non ha mai avuto una distribuzione ufficiale nel paese e fu poi diffuso online da +972 Magazine e Local Call. Naza rischia lo stesso percorso, e con esso la questione strutturale di un cinema dissidente israeliano che trova riconoscimento all'estero e resta invisibile in patria.
L'inchiesta militare sulla divulgazione di materiale classificato è in corso. La richiesta di Zohar sulla cittadinanza è depositata presso l'Autorità competente. La campagna elettorale israeliana si aprirà anche su questo terreno. Il procedimento avviato a Gerusalemme riguarda però chi ha parlato, non ciò che è stato detto.

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