Il primo film in francese di Radu Jude, "variazione" attorno al romanzo di Mirbeau, alla Quinzaine di Cannes 2026 e al Villa Medici. La recensione.
Presentato alla Quinzaine des cinéastes di Cannes 2026 e in anteprima italiana al Festival di Villa Medici, il primo film in francese di Radu Jude è una "variazione" attorno al romanzo di Octave Mirbeau: una cameriera rumena a Bordeaux, un gioco di specchi cinefilo tra Renoir, Buñuel e Jacquot, e un affilato ritratto di classe.
[di Ludovico Cantisani]
Ennesimo lungometraggio che si aggiunge nella filmografia del cineasta rumeno Radu Jude, forse il più prolifico regista europeo attivo al moderno, Le Journal d'une femme de Chambre è stato presentato a maggio 2026 alla Quinzaine des cinéastes di Cannes, e arriva in anteprima italiana al Festival di Film di Villa Medici, dove Jude è uno dei giurati. Primo film principalmente in lingua francese nel percorso di Jude, frutto di una coproduzione tra Francia e Romania, Le Journal d'une femme de chambre prende il titolo dall'omonimo romanzo di inizio Novecento di Octave Mirbeau, caposaldo della letteratura francese, e nei titoli si autodefinisce "una variazione attorno" al libro: ma più che un adattamento cinematografico del Journal di Mirbeau il film di Jude ne rappresenta una mise en abyme. La trama è incentrata su una giovane immigrata rumena, Gianina, che lavora come cameriera al servizio di una ricca famiglia di Bordeaux, in Francia, prendendosi cura in particolare di Louen, figlio della coppia, dopo aver lasciato sua figlia Marie di nove anni a casa in Romania dalla nonna; mentre Marie attende con ansia i giorni delle vacanze natalizie per ricongiungersi con la madre, Gianina si appassiona casualmente al teatro, venendo coinvolta come coprotagonista in una pièce di "teatro sociale" che adatta per il palcoscenico proprio Il diario di una cameriera di Mirbeau. Interpretato dall'attrice romena Ana Dumitrașcu nella parte della protagonista e da Mélanie Thierry e Vincent Macaigne nei ruoli della coppia borghese presso cui Gianina lavora, Le Journal d'une femme de chambre rispecchia e rimette in scena nella contemporaneità e nel contesto sociale delle migrazioni infra-europee le dinamiche del classico di Mirbeau, trasmettendone un'efficace rilettura critica.
Struttura diaristica e teatro sociale: routine, prove e nudo di scena
Niente di più lontano dal cinema di Jude della classica struttura cinematografica in tre atti narrativi: il grosso del Journal si compone di scene che mostrano la routine domestica di Gianina, videochiamate nostalgiche con la figlia in Romania, gelosa del legame tra la madre e il bambino a cui deve badare; e scene dello spettacolo tratto dall'originale Diario di una cameriera di Mirbeau, con le prove che si dipanano su più settimane, fino a quando il coprotagonista maschile, un immigrato irregolare, finisce rimpatriato d'ufficio dalle autorità francesi. Le scene scelte del romanzo di Mirbeau in aderenza alla particolare "sensibilità" di Jude prevedibilmente enfatizzano i momenti più morbosi, per non dire sadomasochisti, tra la protagonista Célestine e i suoi vari datori di lavoro. La compagnia che ha "scritturato" Gianina è un'appendice dell'università locale, intenzionata a creare uno spettacolo in stile "commedia dell'arte o grand guignol"; le loro bizzarre aspettative sull'idea di far recitare una vera cameriera nel ruolo della title character di Mirbeau includono anche la richiesta di una scena di nudo sul palco con l'immancabile intimacy coordinator ad assisterla. Il rimando alla struttura diaristica c'è anche nella ferrea scansione della narrazione di una serie di date a partire dal 23 settembre di un anno imprecisato, fino agli ultimi giorni di dicembre.
Ambiguità di classe e digressioni storiche: Ucraina, Ceausescu, Sessantotto
Laddove la città di Bordeaux viene raccontata nel film sia enfatizzando la bellezza delle sue architetture sia evidenziando la povertà in cui una parte non indifferente della popolazione locale vive, come esplicitamente evidenzia una battuta della protagonista mentre gira con lo smartphone un video per la figlia, più volte nel Journal di Jude viene messa in evidenza l'ambiguità del rapporto di Gianina con gli altri personaggi autoctoni, anche quando sono animati dalle migliori intenzioni: in particolare, i sottintesi e i pregiudizi sottostanti il rapporto con la coppia dei suoi datori di lavoro emerge con forza nella sequenza di una cena a casa con altri amici alto-borghesi, sia quando uno degli invitati pensa che la ragazza sovrapponga due diversi paesi quando dice di provenire dalla Moldavia romena, sia e ancor di più nel momento in cui, a fine serata, le viene chiesta la sua opinione sul conflitto tra Ucraina e Russia e sull'opportunità che la NATO abbandoni l'Est Europa: Gianina non sa cosa rispondere, dice di non avere opinioni politiche e si sente urlare contro "non si tratta di politica, si tratta di confini"; la sequenza si conclude sulla folgorante battuta "perché gli ucraini non si arrendono e basta, come noi nel 1940?". Non meno interessanti altre digressioni storiche, che riguardano tanto la Francia quanto la Romania, in un momento di dialogo tra Gianina e l'ottantenne madre del suo datore di lavoro - interpretata da Marie Rivière -, tra l'ammissione da parte dell'anziana che "io e i miei amici adoravamo Ceausescu, perché stava con i poteri non allineati e con la Palestina. Solo dopo la rivoluzione del 1989 abbiamo capito che razza di mostro era" e ricordi dell'autodichiarato maoismo degli studenti francesi negli anni attorno al Sessantotto. Non mancano neanche rimandi al folklore romeno, nelle pittoresche favole che Gianina racconta a Louen.
LEGGI ANCHE
Un gioco di specchi cinefilo: Renoir, Buñuel, Jacquot e la "puttana" Radu Jude
Decisamente più asciutto e sobrio di altri film anche recenti di Jude, il Journal prosegue la linea sociologico-civile già intrapresa con Kontinental '25, sia pure col tono caustico e giocoso che da sempre caratterizza il suo cinema; del resto, non manca neanche una cripto-autocitazione al Dracula di Radu Jude, nell'inquadratura di un televisore che proietta uno dei momenti più celebri del Nosferatu di Murnau. Al pari del Dracula originale di Bram Stoker anche Il diario di una cameriera di Mirbeau - di cui si intravede anche una copia in rumeno nella stanza di Gianina verso l'inizio del film - era già stato trasportato al cinema una prima volta ancora ai tempi del muto da Mikhaïl Martov, poi nel 1946 da Jean Renoir in uno dei suoi film in lingua inglese interpretato da Paulette Goddard, nel 1964 da Luis Buñuel con Jeanne Moreau protagonista, e nel 2015 da Benoît Jacquot, con Léa Seydoux e Vincent Lindon; la versione di Buñuel viene peraltro esplicitamente citata in uno scambio di battute del film di Jude, nell'ambito della sua sottotrama teatrale; ma quella di Jude è una rielaborazione libera e personalissima, che si affranca dal testo per creare un affascinante gioco di specchi, di citazioni e di allusioni, come è tipico nel cinema di Jude.
Radu Jude nella conversazione con Alina Marazzi che ha preceduto la proiezione del Journal ha dichiarato che "il libro di Mirbeau ha fatto da fonte per la scrittura del film, e anche da muro, per non sviluppare la storia in ogni direzione possibile. Per questo progetto ho avuto un punto di partenza diverso dal solito: mi sono reso conto che per me il cinema non è solo una passione, ma anche un mestiere. I miei introiti vengono quasi tutti dalla regia, qualcosina dall'insegnamento. Così sono diventato una puttana: se mi dai €10 faccio un film da €10". Il produttore francese Saïd Ben Saïd lo aveva avvicinato manifestandogli l'interesse a finanziare un suo progetto se ambientato in Francia: così Jude ha rielaborato una sua vecchia idea per le necessità della produzione. Sempre nella conversazione con Alina Marazzi Radu Jude ha indicato i suoi principali modelli cinematografici in Roberto Rossellini – con cui ha dialogato idealmente in Kontinental '25, che sin dalla locandina faceva riferimento ad Europa '51 del maestro del Neorealismo italiano - e nei registi della Nouvelle Vague francese, e si è dichiarato a favore dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale applicata al cinema, come del resto già intuibile dal suo Dracula, affermando provocatoriamente anche di ritrovare con l'A.I. l'entusiasmo dei pionieri del cinema. Ha inoltre annunciato di aver terminato le riprese di un nuovo progetto, legato questa volta al dittico L'amore di Rossellini.

COMMENTS