L'opera prima di Nicola Sorcinelli, doppiamente premiata alle Giornate degli Autori e in sala dall'8 ottobre: la recensione di Balcanica.
Premiato dal pubblico delle Giornate degli Autori, l'esordio di Sorcinelli segue un direttore d'orchestra afghano e suo figlio lungo la rotta balcanica, con la musica come ultima forma di libertà.
[di Fabio Massimo Tufarelli]
Quello di Nicola Sorcinelli è un esordio in purezza. Balcanica, presentato in concorso alle Giornate degli Autori dell'83ª Mostra del cinema di Venezia, arriva al lungometraggio senza nascondere l'urgenza da cui nasce, mettendo al centro una storia che tiene insieme la migrazione, la musica e il rapporto di un padre e di un figlio. Un'opera prima che trova la propria cifra attraverso il coraggio di confrontarsi direttamente con la realtà. Un esordio che Venezia ha accolto anche attraverso due importanti riconoscimenti: il Premio del Pubblico delle Giornate degli Autori, conquistato con il 76% delle preferenze, e il Premio Internazionale Carlo Lizzani – Film 2026.
Dai corti alla serialità, la formazione di Sorcinelli
Prima di arrivare al primo lungometraggio, Nicola Sorcinelli ha costruito la propria formazione in maniera fisiologica, naturale, passando dai cortometraggi al lavoro sul set fino alla serialità. Da Moby Dick (2017), premiato con un Nastro d'argento, a La confessione (2024) arrivato nella cinquina dei David di Donatello, fino alle serie Briganti (2024) e In Utero (2026).
Nazar e Jalil, dalla musica bandita alla rotta balcanica
Balcanica, scritto da Sorcinelli insieme ad Andrea Brusa, porta sullo schermo la storia di Nazar (Babak Karimi), direttore d'orchestra afghano, e di suo figlio Jalil (Ivar Wafaei), giovane musicista e suonatore di tuba. Quando in Afghanistan la musica viene bandita, i due sono costretti a lasciare il proprio Paese e a mettersi in viaggio lungo la rotta balcanica, cercando di raggiungere l'Italia e, con essa, la possibilità di tornare a suonare. Nel loro cammino incontrano Greta (Matilda De Angelis), una giovane dottoressa impegnata nell'assistenza ai migranti, che finirà per condividere con loro una parte del viaggio. Matilda De Angelis è anche produttrice associata del film: dopo aver letto la sceneggiatura, ha deciso di sposare il progetto non soltanto come interprete, ma anche sostenendone la realizzazione. La sua presenza produttiva racconta così un coinvolgimento che nasce direttamente dalla storia e dalla necessità di realizzarla.
La musica come identità negata
La musica diventa così il punto di partenza di un racconto che non vuole separare la dimensione privata da quella politica: a Nazar e Jalil non viene soltanto negata la possibilità di attraversare liberamente un confine, ma anche quella di esercitare ciò che li definisce. Il viaggio diventa allora una fuga dalla privazione e, insieme, la ricerca di un luogo in cui poter recuperare una parte della propria identità. Nazar guarda al futuro con la convinzione di poter ricominciare, mentre Jalil sembra portare addosso una consapevolezza diversa, più disillusa, maturata attraverso ciò che è costretto a vedere lungo il percorso. Tra i due si crea una distanza che non è soltanto generazionale, ma anche il riflesso di due modi differenti di affrontare il cammino. Sorcinelli la racconta senza trasformarla in un semplice conflitto tra padre e figlio, lasciando che sia il viaggio a far emergere progressivamente ciò che entrambi cercano di nascondere.
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Una macchina da presa vicina ai corpi
Balcanica rivendica l'importanza di un cinema politico e insieme profondamente umano, capace di confrontarsi con la realtà attraverso i suoi personaggi e le loro esperienze. È una sensibilità che Sorcinelli porta soprattutto nella regia e nella messa in scena, accompagnando Nazar e Jalil lungo il viaggio e facendoci entrare fisicamente nei luoghi e nelle difficoltà che attraversano. La macchina da presa resta vicina ai loro corpi, segue la fatica del cammino, le attese, la paura e l'incertezza, fino a far percepire allo spettatore il peso di quel percorso. Le difficoltà sono fisiche e mentali, e il viaggio diventa un'esperienza condivisa: siamo con loro mentre avanzano, aspettano, si fermano e cercano la forza per proseguire. È proprio questa vicinanza a trasformare la rotta balcanica da semplice scenario della storia in un'esperienza cinematografica, capace di coinvolgere anche sul piano sensoriale.
Sorcinelli non sembra interessato a osservare Nazar e Jalil da una distanza di sicurezza, ma a seguirne il passo, a condividere con loro l'attesa, la stanchezza, l'incertezza di un percorso nel quale ogni spostamento può diventare una nuova difficoltà. È una scelta di regia che rende il viaggio concreto, quasi fisico, e che permette al film di non perdere mai di vista chi si trova dentro quella realtà.
Due uomini, la stessa fuga, due sguardi diversi
Un esordio politico, umano e necessario
Balcanica è un film che trova nella musica la propria idea più profonda di libertà e nel viaggio di Nazar e Jalil il modo per raccontarla. Un esordio che guarda alla realtà senza dimenticare le persone che la attraversano, con un'urgenza che, al di là delle inevitabili asperità di un'opera prima, restituisce al cinema la possibilità di essere ancora politico, umano e necessario.
Prima dell'uscita in sala, Balcanica è passato dal cinema Farnese di Roma, all'interno di Venezia a Roma e nel Lazio, la rassegna organizzata da ANEC Lazio che porta nella capitale i titoli dell'ultima Mostra.
Il film prodotto da NightSwim e Wildside, in coproduzione con This and That Productions e Antitalent, uscirà nelle sale italiane l'8 ottobre 2026, distribuito da Fandango Distribuzione.


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