Venezia 83 aggiunge al Concorso Naza, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor prodotto dal Guardian con Jonathan Glazer.
Il rettangolo vuoto del 10 settembre ha un nome. Firmano Yuval Abraham e Rachel Szor di No Other Land, produce il Guardian con Glazer e Wilson
[di Redazione]
Il rettangolo vuoto del 10 settembre ha un nome, e non è quello che circolava fra le ipotesi dei festival hound. La Mostra di Venezia ha aggiunto al Concorso Naza, documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor — due dei quattro co-registi di No Other Land, l'opera che nel marzo 2025 ha vinto l'Oscar come miglior documentario dopo essere passata dalla Berlinale l'anno prima. La proiezione è fissata in Sala Grande, giovedì 10 settembre, alle 17.15.
Cosa è Naza, il documentario che riempie lo slot misterioso del 10 settembre
La sinossi ufficiale, diffusa dalla produzione, dice questo: "Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela nel dettaglio i sistemi dietro l'uccisione calcolata di massa di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele". Novanta minuti circa, esattamente la durata che il calendario Biennale aveva anticipato quando lo slot era ancora anonimo. La produzione è firmata dal quotidiano britannico The Guardian insieme a JW Films di James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo. Wilson e Glazer sono la coppia che nel 2024 ha vinto l'Oscar con La Zona di Interesse, e il cui discorso di ringraziamento agli Academy Awards — quello in cui Glazer si dissociava dall'"appropriazione della propria ebraicità" per giustificare le operazioni militari a Gaza — è stato per settimane uno dei documenti politici più discussi dell'industria.
Dal No Other Land al Voice of Hind Rajab, la genealogia di Naza
Le connessioni non sono casuali, sono una firma. No Other Land racconta la distruzione della comunità palestinese di Masafer Yatta in Cisgiordania, dopo che l'esercito israeliano ne aveva dichiarato il territorio "zona di tiro". A Venezia 82, nel settembre 2025, proprio Wilson e Glazer erano rispettivamente produttore e produttore esecutivo di The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania — docudramma sulla morte della bambina palestinese di cinque anni uccisa in un'auto crivellata a Gaza City nel gennaio 2024. Quel film ha ricevuto ventitré minuti di ovazione, ha vinto il Leone d'Argento – Gran Premio della Giuria, ed è arrivato alla nomination Oscar 2026 come miglior film internazionale. Naza chiude un arco di tre anni: la stessa rete produttiva, gli stessi finanziatori, lo stesso festival, il tema che si sposta dalla Cisgiordania a Gaza. E la scelta dei tetti di Tel Aviv come punto di osservazione — girato di notte, per ragioni che il pezzo lascia intuire — dice che il film non guarda le vittime ma chi decide.
Perché Naza cambia il peso politico dell'83ª Mostra di Venezia
Il contesto in cui atterra è quello che è. Nelle ultime settimane Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Canada hanno condannato la politica israeliana degli insediamenti in Cisgiordania. Le autorità israeliane hanno aperto un'indagine penale sulla morte di Hind Rajab. Venezia 82 era stata attraversata da una manifestazione di massa pro-Palestina che aveva riempito le strade del Lido, con una lettera aperta firmata da circa duemila professionisti del cinema.
Aggiungere Naza al Concorso di quest'anno, in una casella tenuta segreta fino all'ultimo per ‘security reasons’, è la scelta editoriale più politica che Alberto Barbera abbia fatto nell'intera edizione. Il film iraniano che qualcuno ipotizzava sarebbe stata continuità. Un documentario israelo-palestinese prodotto dal Guardian con la firma di Glazer è una decisione.
Dieci settembre, ore 17.15, Sala Grande. Il rettangolo vuoto è pieno. Chi lo ha riempito sapeva che sarebbe pesato più del resto della giornata, del resto della settimana, e forse più del resto del programma.
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