IndieWire mette Magic Mike XXL sopra Il Padrino nella classifica dei 100 migliori sequel. Analisi di una ragebait editoriale perfetta.
La top 100 dei migliori sequel di sempre incorona il film di Gregory Jacobs sopra Il Padrino - Parte II. Provocazione riuscita o fine della critica?
[di Massimo Righetti]
Immaginate un critico duro e puro. Uno che a colazione mangia pane e Wong Kar Wai, che a Sátántangó ci è andato tre volte, che una copia in VHS di Voyage to Cythera la tiene in una teca. Immaginatelo che il 10 agosto 2026 apre IndieWire, scorre la lista dei cento migliori sequel della storia del cinema, arriva al numero uno.
Magic Mike XXL. Di Gregory Jacobs.
Sopra Il Padrino - Parte II. Sopra 2046. Sopra L'alba dei morti viventi.
L'infarto. Il rosario sgranato di corsa. La telefonata all'analista fuori orario. La collezione Criterion guardata con occhi umidi, come si guardano i figli quando ti dicono che basta con il cinema coreano, meglio Checco Zalone. Un'intera cinefilia militante che si accascia sul divano mormorando i nomi di Godard, Ozu, Tarr come mantra di consolazione. Serve una flebo. Serve un digiuno. Serve almeno una settimana di Bresson in clausura.
La classifica IndieWire 2026 dei cento migliori sequel
Il fatto, spogliato del rumore, è questo. Il 10 agosto IndieWire ha pubblicato la lista dei cento migliori sequel di sempre, firmata da venti critici, coordinata da David Ehrlich, chief film critic della testata. La top cinque, in ordine: Magic Mike XXL, Il Padrino - Parte II, 2046 di Wong Kar Wai, Il mondo di Apu di Satyajit Ray, L'alba dei morti viventi di George Romero. Più in basso, per riferimento: Fury Road settimo, Aliens decimo, L'Impero colpisce ancora dodicesimo, Star Wars: Gli ultimi Jedi diciannovesimo, Il cavaliere oscuro trentottesimo, Matrix Resurrections cinquantesimo.
Aliens dietro Magic Mike XXL. Il cavaliere oscuro dietro Magic Mike XXL. L'Impero colpisce ancora dietro Magic Mike XXL. Continua a suonare comico anche a ripeterlo tre volte.
Ehrlich non è arrivato ieri. Uno dei critici più letti d'America e uno dei pochissimi che ha capito, prima degli altri, che il critico oggi è un brand prima che un giudice. La bio ufficiale lo dichiara "acquired taste". Che in italiano suonerebbe: se non ti piaccio, il problema sei tu. Il critico ha smesso di dover convincere. È il pubblico che si mette in fila. Chi legge Ehrlich firma il contratto in silenzio: il gusto è il personaggio, il personaggio è il gusto, tutto il resto è marketing con la giacca buona.
Magic Mike XXL, il film che dà al pubblico quello che vuole
Magic Mike XXL è del 2015. Regia di Gregory Jacobs, storico assistente di Steven Soderbergh, che qui firma fotografia e montaggio sotto gli pseudonimi che tutti fingono di prendere sul serio. 122 milioni al botteghino, 66% su Rotten Tomatoes. Un successo commerciale onesto e un gradimento critico onestamente medio. Il tipo di film che, in condizioni normali, viene dimenticato. O di cui non si scrive un pezzo undici anni dopo l'uscita. Se non fosse per la trama.
Cinque ex spogliarellisti attraversano la Florida su un furgone in direzione di Myrtle Beach, dove terranno un ultimo, monumentale spettacolo dedicato alle proprie fan. Corpi, coreografie, sudore in slow motion. Trama, in senso stretto, poca. Ma il pubblico non era lì aspettandosi Bergman. Un film costruito, alla lettera, per dare al pubblico esattamente ciò che il pubblico è venuto a cercare. Fan service dichiarato, orgoglioso, senza scuse.
Piazzarlo al primo posto di una classifica dei migliori sequel di sempre è lo stesso gesto elevato al quadrato. Un critico che compiace chi lo legge fingendo di scandalizzare chi non lo legge. La struttura è impeccabile e Ehrlich lo sa: chi si indigna condivide, chi condivide alimenta, chi alimenta vince. IndieWire ha calcolato tutto, non lo nasconde.
Jackass Forever tra Magic Mike XXL e Salò
Il colpo di grazia, se lo si vuole trovare, è nascosto a metà classifica. Jackass Forever viene descritto, nel corpo della lista, come "il punto d'equilibrio tra Magic Mike XXL e Salò". La frase è talmente perfetta che sembra uscita da una sceneggiatura di se stessa. Un asse ideale tra Channing Tatum che balla in perizoma e Pier Paolo Pasolini che filma il fascismo come ossessione escrementizia, con Johnny Knoxville al centro esatto del segmento mentre si fa sparare in bocca da un cannone. Il cinema mondiale ridotto a un triangolo di tre vertici che, messi in fila, dovrebbero far tremare e invece fanno solo ridere.
A quel punto restano solo consigli. E allora sia. Vi rifilo, per finire, un paio di buoni consigli.
Godetevi le classifiche senza pensarci. Oppure pensateci, tanto è lo stesso. L’importante è trattarle come i bugiardini dei medicinali, dimenticarsi delle controindicazioni.
Leggete IndieWire, ma coprite i paragrafi finali con una mano. Lei dà consigli.
Leggete Luci sulla Scena Magazine, ma non prendeteci troppo sul serio: anche noi diamo consigli, solo con meno risorse per farvi rabbia. O loro, o noi.
Non fidatevi delle liste firmate da venti critici: venti persone in una stanza si mettono d'accordo solo sulle cose sbagliate. Non fidatevi nemmeno del critico solo, che è peggio: si mette d'accordo con se stesso.
Guardate Ozu al mattino, Fassbinder di notte, Kiarostami quando fuori piove. Ma ballate come Channing Tatum, anche se il solo posto che avete per farlo è il soggiorno di casa vostra.
Siate cauti nell'accettare classifiche, e pazienti con chi le compila.
Ma accettate quest'ultimo consiglio: non accettate mai le classifiche.
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Il finale è un omaggio esplicito ad "Accetta il consiglio" di Manlio Sgalambro e Franco Battiato.
Il resto, classifica esclusa, è responsabilità dell'autore.
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