Ink di Danny Boyle apre in Concorso l'83ª Mostra il 2 settembre. Guy Pearce e Claire Foy nel film su Rupert Murdoch e la nascita del Sun.
Il primo film di Boyle in selezione ufficiale al Lido. Guy Pearce è Rupert Murdoch, e la produttrice Tessa Ross collega il film di apertura a Naza.
[di Redazione]
Ink apre Venezia 83, il cast, la sinossi
In Concorso, in prima mondiale. Un thriller giornalistico ambientato nel 1969. Guy Pearce nei panni di Rupert Murdoch, Jack O'Connell in quelli di Larry Lamb, Claire Foy in quelli di Jules Davies. Sceneggiatura di James Graham dalla sua pièce Ink, debuttata all'Almeida di Londra nel 2017 e arrivata poi al West End e a Broadway, dove Bertie Carvel vinse il Tony 2018 nei panni di Murdoch. La sinossi diffusa dalla Biennale descrive il film come «il racconto dell'acquisizione da parte dell'editore Rupert Murdoch del quotidiano The Sun, che affidò allo spregiudicato Larry Lamb trasformandolo nel tabloid più venduto della Gran Bretagna a scapito del rivale The Mirror». Netflix ha acquisito il film il 17 luglio, il giorno dopo l'annuncio della premiere veneziana. Uscita limitata americana in cinema selezionati l'11 dicembre, sulla piattaforma l'8 gennaio 2027. In Italia, distribuito da Lucky Red, il 18 febbraio 2027.
Da The Millionaire a Zona di Interesse, il filo Tessa Ross che collega Ink a Naza
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Ink è la seconda collaborazione tra Boyle e la produttrice Tessa Ross dopo The Millionaire, il film che nel 2008 portò a casa otto Oscar. Ross firma per House Productions insieme a StudioCanal e a Media Res di Michael Ellenberg, e il suo nome apre una porta laterale sull'intera edizione della Mostra. Ross ha prodotto anche Zona di Interesse di Jonathan Glazer, Oscar 2024 per il miglior film internazionale. E Glazer, insieme al produttore James Wilson, è la firma che l'anno scorso a Venezia 82 aveva portato The Voice of Hind Rajab, Leone d'Argento, e che il 10 settembre torna in Sala Grande come produttore esecutivo di Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor sui sistemi militari israeliani a Gaza. Lo stesso film che, fino a metà agosto, aveva riempito con un rettangolo vuoto lo slot del 10 settembre nel calendario Biennale.
La stessa mano produttiva che apre Venezia con un thriller sul potere dei tabloid la ritroviamo, otto giorni dopo, sotto un documentario che accusa Israele di operazioni militari calcolate contro civili palestinesi. L'informazione, il modo in cui viene prodotta, distribuita e ricevuta, attraversa la programmazione dell'83ª Mostra come tema strutturale. Un festival che si apre con la nascita di un tabloid del 1969 e prosegue con l'analisi contemporanea della fabbrica dell'informazione, arrivando al suo punto più politico nel giorno di Naza.
Boyle rifiuta di trasformare Murdoch in mostro
Nella nota ufficiale con cui la Biennale ha annunciato il film, Boyle ha collegato il 1969 all'anno in cui l'uomo camminò sulla luna: «Molto prima di Fox News, del click bait e di Truth Social, decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, questi due uomini crearono un tabloid destinato a cambiare il mondo». Nelle interviste alla vigilia il regista ha spiegato la scelta strutturale del film. Non fare di Murdoch un mostro, mostrarlo invece accanto a Lamb come uomo in formazione, direttore del Nord del Paese in cui Boyle stesso ha detto di riconoscere un'affinità di origini sociali. Il ragionamento è politico prima che biografico. Demonizzare un potente permette a tutti gli altri di liberarsi dalla responsabilità del sistema che quel potente ha costruito. Il film guarda al 1969 per parlare del presente, e il presente lo definisce «un punto di ignizione».
Mercoledì 2 settembre, Sala Grande sarà il primo film di Danny Boyle ad apparire nella selezione ufficiale della Mostra di Venezia, in trent'anni di carriera. Un thriller sui titoli di giornale del 1969 apre un'edizione che, attraverso la produttrice Tessa Ross, si tiene per mano con il documentario più politico del programma, in Concorso otto giorni dopo.
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