Venezia Classici 2026: i 19 film restaurati in anteprima alla 83ª Mostra del Cinema

Venezia Classici 2026: i 19 restauri alla 83esima Mostra del Cinema. Brass apre con Col cuore in gola in 4K. Tutti i film in lista.

Da Tinto Brass a Rossellini, da Lubitsch a Wajda: la selezione curata da Alberto Barbera e Federico Gironi, con Daniele Vicari presidente di giuria

[di Redazione]

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La sezione Venezia Classici della 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia ha il suo programma. Diciannove restauri in anteprima mondiale, curati dal direttore artistico Alberto Barbera con la collaborazione di Federico Gironi, comporranno il cartellone della sezione che dal 2012 accompagna il festival al Lido, in programma dal 2 al 12 settembre 2026. A presiedere la giuria di 24 studenti dei corsi di cinema delle università italiane sarà il regista e sceneggiatore Daniele Vicari, per il tredicesimo anno consecutivo di un meccanismo che affida il Premio Venezia Classici per il miglior film restaurato proprio alle nuove generazioni.

La direzione della selezione, come ha precisato Barbera nel comunicato ufficiale, non è nostalgica: il punto è che il cinema di domani continua a nutrirsi della linfa vitale dei film del passato, tanto dei capolavori già entrati nel canone quanto delle opere dimenticate che attendono una riconsiderazione.

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Col cuore in gola di Tinto Brass: il film di preapertura restaurato in 4K

A inaugurare simbolicamente la Mostra sarà il film di preapertura, in programma il 1° settembre in Sala Darsena: Col cuore in gola (1967) di Tinto Brass, thriller pop girato nella Londra della Swinging Sixties con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin. Il restauro in digitale 4K è stato realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con il supporto di Netflix, a partire dai materiali forniti da Compass Film, titolare dei diritti.

Il film rappresenta la fase più sperimentale del regista veneziano, quella del periodo londinese che comprende anche Nerosubianco (1969) e Dropout (1970). Per tradurre sullo schermo la propria visione pop, Brass si avvalse come consulente grafico del fumettista Guido Crepax, all'epoca creatore della celebre Valentina. Fu lo stesso Brass a raccontare di avergli commissionato una serie di tavole a colori per le sequenze d'azione, utilizzate come storyboard: uno dei rari lavori a colori di Crepax, a cavallo tra fumetto e cinema. Il film fu presentato fuori concorso proprio alla Mostra di Venezia del 1967, e la scelta di riportarlo al Lido quasi sessant'anni dopo ha il sapore di un cerchio che si chiude.

Il cinema italiano restaurato: da Rossellini a Ciprì e Maresco

Sono cinque i titoli italiani nella selezione 2026, e coprono un arco temporale che va dagli anni Cinquanta agli anni Novanta.

Viaggio in Italia (1953) di Roberto Rossellini, con Ingrid Bergman e George Sanders, torna in un restauro in 4K curato da Cinecittà. L'anno del centoventesimo anniversario della nascita del regista è l'occasione per rivedere sul grande schermo un'opera che, dopo l'iniziale ostilità della critica italiana, è stata progressivamente riconosciuta come uno dei suoi capolavori e come un punto di riferimento fondamentale per il cinema moderno europeo, dalla Nouvelle Vague in avanti.

La lunga notte del '43 (1960) di Florestano Vancini, tratto da un racconto di Giorgio Bassani e sceneggiato con Ennio De Concini e Pier Paolo Pasolini, arriva al Lido nel restauro della Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Compass Film. La presentazione coincide con il centenario della nascita del regista ferrarese, considerato da molti il suo esordio più intenso e riuscito.

Brutti, sporchi e cattivi (1976) di Ettore Scola, caustica visione delle borgate romane che Barbera colloca tra i film più eccentrici e meno visti del regista, è stato restaurato da Surf Film in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca di Bologna.

Lo zio di Brooklyn (1995) di Daniele Ciprì e Franco Maresco completa la pattuglia italiana. Il primo lungometraggio della coppia palermitana era di fatto scomparso dagli schermi dopo un'uscita quasi clandestina nelle sale. Il restauro, realizzato dalla Fondazione Cineteca di Bologna presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata con la collaborazione di Filmauro, restituisce un film diventato nel tempo oggetto di culto sotterraneo. Lo stesso Barbera lo definisce "resuscitato".

I capolavori europei e americani: da Lubitsch a Cassavetes

Il cuore internazionale della selezione riunisce sette titoli che attraversano tre decenni di cinema tra Europa e Stati Uniti.

Vogliamo vivere! (To Be or Not to Be, 1942) di Ernst Lubitsch, restaurato da Studiocanal, resta una delle commedie più audaci della storia del cinema: nel pieno del secondo conflitto mondiale, Lubitsch si servì di Shakespeare per costruire la più feroce satira del nazismo. Cenere e diamanti (Popiół i diament, 1958) di Andrzej Wajda, restaurato da Di Factory, è il film che più di ogni altro ha dato forma alla Nowa Fala polacca. Duramente criticato dal regime comunista dell'epoca, è un titolo che Martin Scorsese ha più volte inserito tra i suoi dieci film preferiti in assoluto.

Cul de-sac locandina ufficiale

Tre film del 1966 completano il blocco europeo. Cul-de-sac di Roman Polanski, restaurato da Fixafilm, è un'opera che lo stesso regista considera il suo lavoro più compiuto, realizzata in Inghilterra in una fase creativa di grande libertà. La ragazza senza storia (Abschied von Gestern) di Alexander Kluge, restaurata da Kairos-Film, è l'esordio con cui il regista tedesco, scomparso pochi mesi fa, conquistò il Leone d'Argento alla Mostra di Venezia del 1966. Fantasie di una tredicenne (Valerie a týden divů, 1970) del ceco Jaromil Jireš è un caleidoscopio onirico di sortilegi e allucinazioni legato alla stagione della Nová vlna cecoslovacca, che ebbe problemi con la censura in diversi paesi per i suoi contenuti.

Dall'America arrivano due restauri significativi. I selvaggi (The Wild Angels, 1966) di Roger Corman, restaurato da Amazon MGM Studios, fu il più grande successo commerciale del prolifico regista e venne presentato in concorso proprio alla Mostra del Cinema di Venezia. Minnie e Moskowitz (1971) di John Cassavetes, restaurato da Universal Pictures, è un titolo che incarna lo spirito indipendente e febbrile del cinema americano degli anni Settanta.

Cinema ritrovato dal mondo: dall'Asia all'America Latina all'Africa

I restanti sette restauri disegnano una mappa geografica che va ben oltre il canone euroamericano, e rappresentano forse l'aspetto più interessante della selezione 2026.

Dal Messico arriva L'illusione viaggia in tranvai (La ilusión viaja en tranvía, 1954) di Luis Buñuel, restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino con Fundación Televisa e Cineteca Nacional México: uno dei film meno visti del maestro del surrealismo. Dall'Argentina, Los de la mesa 10 (1960) di Simón Feldman, restaurato dall'Asociación Amigos Museo del Cine de Buenos Aires, è un titolo mai distribuito in Italia ma considerato tra i primi e più rilevanti della cosiddetta Generazione dei Sessanta, la Nowa Fala argentina dell'epoca.

Tre titoli asiatici compongono un trittico di scoperte. The Catch (Gyoei no Mure, 1983) di Shinji Sōmai, restaurato da Shochiku MediaWorX, è un film giapponese che attende da tempo una riconsiderazione critica. Poliziotto di quartiere (Minjing Gushi, 1995) della regista cinese Ning Ying, restaurato dal China Film Archive, è il secondo capitolo della sua trilogia pechinese, girato da una cineasta formatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e premiato al Torino Film Festival nello stesso anno dell'uscita. The Story of Woo Viet (1981) di Ann Hui  è invece una delle prime opere apertamente politiche del cinema hongkonghese, incentrata sul dramma dei rifugiati vietnamiti.

Dall'India approda English, August (1994), opera prima di Dev Benegal restaurata dalla Film Heritage Foundation, che vinse il premio per il miglior film al Torino Film Festival del 1995. Chiude la selezione Gli occhi azzurri di Yonta (Udju Azul di Yonta, 1992) di Flora Gomes, secondo film del regista della Guinea-Bissau che si era rivelato alla Mostra di Venezia con il suo esordio Mortu Negra.

La giuria del Premio Venezia Classici e il ruolo della sezione

Daniele Vicari, regista e sceneggiatore che spazia dal documentario alla fiction (da Diaz a Orlando, passando per Ammazzare stanca alla Mostra dell'anno scorso), guiderà una giuria composta da 24 studenti indicati dai docenti dei corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e di Ca' Foscari. Il meccanismo, attivo dal 2012, affida il giudizio critico a chi il cinema lo studia e lo farà domani: una scelta coerente con lo spirito di una sezione che non si limita a celebrare il passato, ma lo rimette in circolazione per un pubblico che in molti casi non ha mai avuto modo di incontrare queste opere in sala.

LEGGI L'ARTICOLO: Ammazzare Stanca: Daniele Vicari racconta la fatica del male

La selezione di quest'anno conferma una tendenza che si è consolidata nelle ultime edizioni: accanto ai grandi nomi del canone occidentale, Venezia Classici allarga progressivamente il suo raggio al cinema dell'Asia, dell'America Latina e dell'Africa, trasformando il restauro in uno strumento di accesso e, in alcuni casi, di autentica scoperta.

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