La tempesta silenziosa: Roma legge Dostoevskij con Baricco

Stasera Roma legge insieme Le notti bianche di Dostoevskij: il progetto di Baricco tra piazze sold out e l'arena di Piazza Vittorio.

Questa sera, 17 giugno, alle 20:47 sette piazze sold out e trecento luoghi diffusi, tra cui l'arena di Piazza Vittorio, si fermano per leggere insieme Le notti bianche.

[di Massimo Righetti]

La tempesta silenziosa

Alle 20:47, il respiro trattenuto di una città. Quando Roma decide di tacere

Un fruscio. Nient'altro che questo. Il suono sottile della carta che si piega sull'imbrunire. Roma non sa stare zitta. Non l'ha mai saputo fare. Ha duemilasettecento anni di pratica nel fare rumore: i motorini che sfidano i sampietrini, e le campane che si rispondono da un colle all'altro, e i turisti che si perdono a Trastevere chiedendo indicazioni a voce sempre più alta. È una città costruita sull'eco. Un abisso di voci. Stasera, per un'ora e mezza, qualcuno le ha chiesto di fare esattamente il contrario. Di fermarsi. Di respirare.

Si chiama La tempesta silenziosa, ed è l'idea di Alessandro Baricco: alle 20:47, all'ora esatta in cui il sole molla la presa sulla città, migliaia di persone in luoghi diversi apriranno lo stesso libro e cominceranno a leggerlo nello stesso istante. Chiamarlo reading sarebbe riduttivo, chiamarlo evento quasi un errore di prospettiva: somiglia piuttosto a un esperimento di geometria urbana, trasformare Roma in un solo, enorme teatro fatto di tanti teatri più piccoli, tutti rivolti verso un unico centro di gravità.

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Sette piazze esaurite e trecento piccole tempeste

Il programma prevedeva sei luoghi: lo Stadio Palatino, l'Ara Pacis, Villa Torlonia, il Mattatoio di Testaccio, il Teatro dell'Opera, piazza del Campidoglio. Sono finiti in pochi minuti. Bruciati. Come fiammiferi nel buio. È arrivata una settima location, la Casa del Jazz, per accogliere chi era rimasto fuori. Anche quella, esaurita. Ma il numero che racconta davvero la storia è un altro: trecento. Trecento piccole tempeste, le chiamano gli organizzatori, biblioteche, librerie, teatri minori, cinema di quartiere, e secondo il sito ufficiale persino bocciofile, piscine e assemblee di condominio che hanno deciso di aderire spontaneamente. Roma Capitale aveva immaginato un evento. La città ha risposto costruendo un arcipelago. Un mosaico di silenzi condivisi.

Quando uno schermo da cinema si arrende alla pagina

Tra queste trecento c'è un luogo che a questo magazine interessa più degli altri: l'arena di Notti di Cinema a Piazza Vittorio. Da ventisei anni quello schermo nell'Esquilino accende le estati romane di proiezioni sotto le stelle. Domani, 18 giugno, apre ufficialmente la sua nuova stagione con Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson, fresco di sei premi Oscar (clicca qui per leggere la recensione)

Ma stasera, alla vigilia della propria festa, l'arena si mette da parte. Lo schermo che di solito proietta film trasmetterà in diretta streaming la lettura dal Palatino, e il pubblico riceverà circa cinquecento copie gratuite del romanzo. Per una notte, il luogo del grande schermo collettivo cede il posto al luogo della pagina collettiva. C'è qualcosa di onesto in questo gesto: un cinema che ammette, per novanta minuti, che esiste un'altra forma di buio condiviso, fatta solo di parole.

Le notti bianche, la solitudine che diventa comunità

Il libro scelto è Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij: la storia di un sognatore che vaga per le notti chiare di Pietroburgo, incontra una donna, si illude di un legame, e torna infine alla propria solitudine, intatta e forse più pesante di prima. È un romanzo sulla distanza tra le persone, scritto da un uomo che conosceva bene il prezzo dell'isolamento.

C'è un paradosso, qui, che vale la pena lasciare scoperto senza risolverlo: migliaia di persone si riuniranno stasera per leggere insieme un libro sulla solitudine. Forse è proprio questo il punto. Forse l'unico modo serio di affrontare la solitudine è condividerla, abitarla insieme, voce sopra voce, sapendo che non siamo mai stati così lontani e mai così identici. Leggerla a voce alta, nello stesso momento, sapendo che da qualche parte, in un'altra piazza, qualcun altro sta pronunciando le stesse righe.

Il silenzio si chiude con la musica

Sarà Baricco stesso ad aprire la serata, leggendo le prime pagine dal Palatino. Dopo circa novanta minuti la chiusura della lettura sarà affidata a Isabella Ragonese, ma la serata non finirà lì: ci sarà un dj-set di Alessio Bertallot a liberare l'energia accumulata nel silenzio.

È un movimento tipicamente romano, in fondo: la città impara a stare zitta per un'ora e mezza, e appena può, torna a ballare. Forse non si può chiedere altro a una città che ha sempre fatto rumore, e che stasera, per una volta, ha scelto di farlo dopo. Ma se tenderemo l'orecchio oltre l'euforia che torna a impadronirsi dei vicoli, lo sentiremo ancora. Quel fruscio di carta. Quel respiro esatto delle 20:47, rimasto incastrato tra i sampietrini. Intatto. Assoluto.

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