A24 risponde alle critiche sull'AI: statement ufficiale, subreddit in rivolta e il paradosso della trasparenza.
Dopo la bufera sui social, lo studio rilascia uno statement. Ma la frase più rivelatrice è quella che quasi nessuno ha notato.
[di Alessandro Massimo]
Tre giorni dopo aver annunciato la partnership con Google DeepMind, A24 ha dovuto rilasciare uno statement pubblico per rispondere alla valanga di critiche arrivate dal suo stesso pubblico. È raro che uno studio indie americano sia costretto a difendersi per aver firmato un accordo di ricerca. Il fatto che A24 lo abbia ritenuto necessario dice qualcosa sul peso del brand costruito in un decennio, e sulla velocità con cui quella stessa costruzione può trasformarsi in vulnerabilità.
Ne avevamo scritto qui, analizzando le implicazioni della partnership da 75 milioni: il paradosso tra la posizione dello studio e quella del regista del suo film più redditizio di sempre (clicca qui per leggere l'approfondimento) . Il paradosso, nel frattempo, si è complicato.
"Un posto al tavolo": lo statement di A24
La portavoce Sophia Shin ha rilasciato la dichiarazione ufficiale a Wired: "Questa è una partnership di ricerca", ha spiegato. "Stiamo lavorando fianco a fianco con i ricercatori di DeepMind per imparare, sperimentare e costruire, avendo una mano attiva nella progettazione di nuovi strumenti e flussi di lavoro." Poi la frase che ha concentrato tutta la discussione: "Il nostro rapporto con il pubblico è qualcosa che non diamo per scontato. Questa partnership esiste perché vogliamo decidere quali strumenti vengono costruiti per gli artisti, in modo che abbiano voce nella loro definizione invece di riceverli già pronti. Preferiamo avere un posto al tavolo piuttosto che restare fuori dalla stanza."
Shin ha aggiunto un passaggio che è passato meno in evidenza, ma che merita attenzione: "La verità è che non amiamo necessariamente nessuno degli output AI attualmente sullo schermo a Hollywood. Non so nemmeno se alla fine creeremo tecnologia su quel fronte. Questa partnership riguarda più l'apprendimento e il supporto ai flussi di lavoro dietro le quinte che qualsiasi altra cosa."
La reazione del pubblico: dal subreddit ai commenti Instagram
La risposta online è stata immediata e, per certi versi, sproporzionata rispetto alla natura concreta dell'accordo. Il subreddit r/A24 si è trasformato in un forum di critiche, con diversi utenti che hanno dichiarato di voler disdire l'abbonamento ad AAA24, il servizio in sottoscrizione che garantisce un biglietto per ogni uscita dello studio. Sui canali social ufficiali, i commenti sotto i post promozionali dei prossimi film hanno mescolato critiche all'accordo con annunci di boicottaggio.
The Hollywood Reporter ha colto il fenomeno in modo preciso: "Ci vogliono molti anni per costruire il cool. E basta una mossa di business goffa per perderlo." Il punto non è la razionalità della reazione, che in parte si basa su assunzioni errate su cosa preveda effettivamente l'accordo. Il punto è che A24 ha costruito il proprio brand su una prossimità emotiva con il suo pubblico che pochi altri studi si sono mai guadagnati, e quella prossimità ha un prezzo: l'aspettativa di coerenza totale.
Il problema della coerenza: da Civil War a Heretic
Il contraccolpo non nasce dal nulla. Nel 2024, A24 aveva già generato polemiche usando poster generati dall'AI per promuovere Civil War di Alex Garland, un film sulla fotogiornalismo, in quel caso con una contraddizione tematica particolarmente evidente. Lo studio aveva incassato le critiche senza rispondere. Ora, con la partnership DeepMind, la reazione del pubblico ha trovato un bersaglio più grande su cui convergere.
La complessità del panorama interno allo studio la fotografa bene un dettaglio: i registi Scott Beck e Bryan Woods, nel distribuire Heretic attraverso A24, avevano inserito nei titoli di coda un disclaimer esplicito secondo cui nessuna AI generativa era stata utilizzata nella realizzazione del film. Lo studio aveva accettato senza obiezioni. Due esercizi di brand management opposti, sotto lo stesso tetto.
Il costo della trasparenza per chi ha costruito tutto sul mistero
A24 è stata a lungo descritta come la company più segreta di Hollywood: strategie mai spiegate, decisioni prese senza dichiarazioni pubbliche, una cultura interna tenuta deliberatamente lontana da qualsiasi sguardo esterno. Poi però si è aperta a Google.
Questo è il punto che il dibattito sugli strumenti AI tende a oscurare. L'accordo con DeepMind non introduce solo tecnologia nella catena creativa dello studio: introduce ricercatori di Google nel processo che ha prodotto Barry Jenkins, Ari Aster, Greta Gerwig e Kane Parsons. Quel processo, quella cultura decisionale tenuta segreta per un decennio, è stata la vera ricchezza di A24, più riconoscibile e più difficile da replicare di qualsiasi titolo in catalogo. La domanda più sostanziale, allora, riguarda cosa accade a un brand costruito sulla propria opacità nel momento in cui decide di aprire le porte a uno dei conglomerati tecnologici più visibili del mondo.
La frase di Shin, "non amiamo necessariamente nessuno degli output AI attualmente sullo schermo a Hollywood", è paradossalmente la cosa più onesta che A24 abbia detto pubblicamente da anni. Lo studio che ha sempre lasciato parlare i film si è trovato, per la prima volta, a dover spiegare se stesso con un comunicato stampa. Che sia stata la pressione pubblica a strappare quella frase cambia qualcosa nel modo in cui la si riceve. La trasparenza che arriva per necessità ha un peso diverso da quella che arriva per scelta.
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