Javier Bardem a Cannes: Il machismo tossico di Trump, Putin e Netanyahu crea migliaia di morti

Bardem a Cannes 2025: dal femminicidio in Spagna al genocidio in Gaza, passando per Trump e il controllo dei media. Le dichiarazioni più forti.

Alla conferenza stampa di The Beloved, l'attore spagnolo parla di violenza sulle donne, genocidio a Gaza, blacklist a Hollywood e monopolio dell'informazione. 

[di Alex M. Salgado]

The beloved - Rodrigo Sorogoyen

El Ser Querido (The Beloved) di Rodrigo Sorogoyen ha ricevuto sette minuti di applausi alla sua prima mondiale al Festival di Cannes 2026, con Javier Bardem visibilmente commosso in piedi davanti alla Salle Lumière. Il film, in concorso per la Palma d'Oro, racconta di Esteban Martínez, regista di fama mondiale che torna in Spagna per girare un film con la figlia attrice dalla quale è rimasto lontano per tredici anni: un uomo di successo segnato dall'alcol e da esplosioni di rabbia, alle prese con i cocci di una famiglia che non sa di aver distrutto. Nella conferenza stampa del giorno successivo, Bardem ha trasformato il contesto promozionale in qualcosa di più: un'ora abbondante di dichiarazioni senza rete su femminicidio, Gaza, potere mediatico e l'idea stessa di mascolinità.

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Violenza sulle donne e il machismo strutturale spagnolo

Il punto di partenza è autobiografico, quasi. Bardem, cinquantasette anni, riflette sul paese in cui è cresciuto e su ciò che quel paese continua a fare alle proprie donne. "Vengo da un paese molto machista che si chiama Spagna, dove in media due donne vengono uccise ogni mese dai loro ex mariti o ex fidanzati. È inimmaginabile. E in qualche modo lo abbiamo normalizzato. Siamo impazziti? Stiamo uccidendo donne perché alcuni uomini pensano di possederle."

Il film, a suo dire, risponde esattamente a questa dinamica: "In The Beloved ci sono tre persone che dicono "no" a Esteban. Tre donne." La struttura narrativa del film diventa così, nelle parole del suo protagonista, un atto politico implicito: la resistenza femminile come unica forma di equilibrio possibile contro l'autorità maschile che si spaccia per amore.

Bardem ha ribadito il concetto "Bisogna essere consapevoli di quello che si fa e si dice come uomini, e non dare per scontato che molte delle cose con cui siamo stati indottrinati debbano restare in vigore. Erano sbagliate.

Trump, Putin, Netanyahu: "Il cazzo più grande vince, e le bombe cadono"

È da quella premessa sul femminicidio che Bardem allarga il campo fino alla geopolitica, con una franchezza che ha lasciato la sala in silenzio. "Quel problema riguarda anche il signor Trump, il signor Putin e il signor Netanyahu, il grande uomo dai grandi attributi che dice: "Il mio cazzo è più grande del tuo e ti faccio a pezzi". È un comportamento maschile tossico che sta creando migliaia di morti. Quindi sì, dobbiamo parlarne. E io credo che ne stiamo parlando." Ha aggiunto che la consapevolezza collettiva su questi meccanismi è cresciuta rispetto a vent'anni fa, quando, secondo lui, nessuno avrebbe considerato la mascolinità tossica come un problema degno di attenzione pubblica.

Gaza, la blacklist di Hollywood e il coraggio di guardarsi allo specchio

Bardem è uno degli attori più esposti nel cinema internazionale sul tema della guerra a Gaza. Agli ultimi Oscar ha presentato il premio per il miglior film internazionale dicendo esplicitamente "Palestina libera". A Cannes ha risposto direttamente a chi gli chiedeva se temesse ripercussioni sulla carriera.

"La paura esiste, certo, ma bisogna fare le cose anche quando si ha un po' di paura. Bisogna essere in grado di guardarsi allo specchio, di guardarsi negli occhi. Mia madre mi ha insegnato a essere come sono."

Quanto alla presunta blacklist, citata esplicitamente dal giurato Paul Laverty, che a Cannes ha nominato Bardem insieme a Susan Sarandon e Mark Ruffalo come vittime di ritorsioni professionali (clicca qui per leggera la notizia) l'attore preferisce rovesciare la prospettiva. "Ho ricevuto una serie di offerte negli Stati Uniti, in Europa, in Sud America e in Spagna. Questo mi ha fatto pensare che le cose stiano cambiando. Tutti stanno cominciando a capire che quanto accade a Gaza è inaccettabile. Non può essere giustificato: non c'è ragione né spiegazione per questo genocidio. Credo che chi sta stilando queste cosiddette liste nere finirà per essere smascherato. Saranno loro a subire le conseguenze sul piano pubblico e sociale. E questo è un cambiamento importante."

Sul genocidio in quanto tale, Bardem non ammette ambiguità: "Il genocidio è un fatto. Puoi combatterlo, puoi cercare di giustificarlo, spiegarlo. Ma rimane un fatto. Se lo giustifichi con il tuo silenzio, o con il tuo sostegno, sei complice di quel genocidio. Questi sono fatti. Il mio è questo: è l'unico potere che ho, e lo uso nel modo migliore che conosco."

Monopolio dell'informazione e la giovane generazione a rischio

L'ultima parte della conferenza stampa ha riguardato la concentrazione del potere mediatico. Bardem ha citato la fusione tra Paramount e Warner Bros. (clicca qui per leggera la notizia) come esempio di un processo che considera pericoloso: chi controllerà il flusso di notizie e immagini? "Esiste un monopolio crescente nel mondo dell'informazione. Con la tecnologia e i social network, i messaggi diventano populisti e hanno un impatto enorme sulle giovani generazioni. Questo mi preoccupa profondamente, perché dobbiamo assicurarci che i giovani continuino a ragionare. Devono capire, confrontare le informazioni. Se non lo fanno, è molto pericoloso: potrebbe portare a una radicalizzazione di massa. In Spagna lo stiamo già vivendo, come in altri paesi europei e negli Stati Uniti."

Ha chiuso in modo lapidario: "Al momento, nei media non esiste democrazia. Questa è la mia ferma convinzione. È una situazione molto pericolosa. Dobbiamo denunciarla e parlarne."

The Beloved, che in Spagna uscirà il 26 agosto, è il sesto film che Bardem porta a Cannes e il quarto in concorso. Nel 2010, con Biutiful di Iñárritu, vinse la Palma come miglior attore.

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