Paul Laverty, nella conferenza stampa della giuria di Cannes 2026, denuncia il blacklist di Sarandon, Bardem e Ruffalo per le posizioni pro-Gaza.
Lo sceneggiatore di Ken Loach, membro della giuria del festival, attacca l'industria cinematografica americana che penalizza chi si esprime contro la guerra a Gaza.
[di Redazione]
C'era anche il nome di Susan Sarandon, nella conferenza stampa della giuria di Cannes 2026. Non come ospite, non in concorso, ma citato con forza da Paul Laverty, sceneggiatore irlandese e collaboratore storico di Ken Loach, che ha chiuso il suo intervento con un attacco diretto all'industria cinematografica americana.
Le parole di Laverty alla conferenza stampa della giuria
"Posso dire solo una piccola cosa?", ha esordito Laverty, prima di prendere la parola senza esitazioni: "Non è forse assurdo vedere persone come Susan Sarandon, Javier Bardem, Mark Ruffalo messe in lista nera per le loro posizioni contrarie all'uccisione di donne e bambini a Gaza? Vergogna su chi fa questo a Hollywood. Il mio rispetto e la mia totale solidarietà a loro. Sono i migliori di noi." Ha poi aggiunto con ironia: "E spero solo che non ci bombardino adesso, visto che abbiamo questo poster a Cannes."
La battuta finale era un riferimento al manifesto ufficiale dell'edizione 2026, che ritrae una scena di Thelma & Louise, il film di Ridley Scott in cui Sarandon è protagonista, e che Laverty aveva appena elogiato come "assolutamente iconico".
Il caso Sarandon e il blacklist nell'industria
Le parole di Laverty non giungono nel vuoto. Nel novembre 2023, l'attrice premio Oscar era stata lasciata dalla sua agenzia, la UTA, in seguito alle sue dichiarazioni pubbliche sulla guerra in Israele e Gaza. A febbraio di quest'anno, nel corso della cerimonia dei Goya Awards dove riceveva un riconoscimento alla carriera, Sarandon aveva parlato apertamente di come stia pagando le conseguenze delle sue prese di posizione, spiegando di essere stata licenziata dalla sua agenzia specificamente per aver marciato e preso parola su https://www.premiosgoya.com/, e di non riuscire più a lavorare in produzioni legate a Hollywood.
Sarandon ha riferito che alcuni registi disposti a ingaggiarla sarebbero stati invitati a tenersi alla larga da lei.
La vicenda Sarandon si inserisce in un quadro più ampio. Alla vigilia di Cannes 2025, oltre 350 personalità del mondo del cinema, tra cui Richard Gere, la stessa Sarandon, Mark Ruffalo e Javier Bardem, avevano firmato una lettera aperta per condannare il silenzio dell'industria sulle conseguenze della campagna militare israeliana a Gaza.
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La giuria e il poster di Thelma & Louise
Laverty siede in giuria accanto a nomi di grande visibilità internazionale: Demi Moore, Ruth Negga, Chloe Zhao, Stellan Skarsgård, la regista belga Laura Wandel, il cineasta cileno Diego Céspedes e l'attore Isaach de Bankolé. A presiedere la giuria è il regista coreano Park Chan-wook.
Il manifesto di Thelma & Louise, difeso da Laverty, è al centro di una polemica parallela: il collettivo francese Le Collectif 50/50 lo ha criticato come operazione di "feminism washing", sottolineando che soltanto cinque dei ventidue film in concorso sono diretti da registe. Laverty ha scelto di ignorare la critica e di ribaltarne la lettura, legando il simbolo del poster direttamente alla figura di Susan Sarandon e alla questione della libertà di espressione nel cinema.
Anche nella parte più riflessiva dell'incontro con la stampa, lo sceneggiatore di My Name Is Joe e Il vento che accarezza l'erba aveva già dato il tono. "Vedi tanta violenza sistematica, un genocidio a Gaza, tutte queste cose terribili", aveva detto. "L'idea di arrivare a un festival che è una celebrazione della diversità, dell'immaginazione, della tenerezza, mi ha travolto.» Aveva anche citato Shakespeare, attingendo al Re Lear: "È la peste dei tempi quando i pazzi guidano i ciechi."
Le dichiarazioni di Laverty, riportate originariamente da Deadline, sono state riprese da Variety e da numerose altre testate internazionali.
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