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Farsa a Washington: Netflix Molla Warner Bros, Trionfa Paramount tra Penali Miliardarie e le Minacce di Trump

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Sarandos si ritira in soli 90 minuti incassando 2,8 miliardi. WBD abbraccia David Ellison, ma lo spettro dei licenziamenti e l'ira del Presidente contro Susan Rice oscurano l'accordo.

[di Alex M. Salgado]

Paramount - Netflix

Il sipario sta calando su Hollywood con un tonfo sordo, lasciando sul palcoscenico un mucchio di miliardi fumanti, un ego corporativo ammaccato e una scia di veleni politici. Dimenticate le estenuanti danze di corteggiamento: Netflix ha clamorosamente gettato la spugna, lasciando che la Paramount di David Ellison si ingoi l'intero impero di Warner Bros. Una ritirata fulminea, consumata nei corridoi del potere di Washington mentre l'aria puzzava ancora di inchiostro fresco e cinismo finanziario.

La cronaca di queste ultime ore: Il consiglio di amministrazione di WBD ha improvvisamente bollato l'offerta da 31 dollari per azione di Paramount come "proposta superiore", concedendo a Netflix un misero lasso di quattro giorni per rilanciare. I co-CEO Ted Sarandos e Greg Peters ci hanno messo appena novanta minuti per stracciare le carte. Hanno rilasciato un comunicato freddo come l'acciaio, dichiarando che, al prezzo richiesto per pareggiare la concorrenza, l'affare era non più finanziariamente attraente. La vera coltellata verbale è arrivata subito dopo: l'acquisizione dello storico studio, hanno precisato, "è sempre stata un 'bello da avere' al giusto prezzo, mai un 'devo avere' a qualsiasi prezzo".

Il tempismo di questa implosione rasenta la farsa. Mentre WBD sganciava la bomba a favore di Paramount, Ted Sarandos si trovava fisicamente alla Casa Bianca, impegnato in delicatissimi incontri con funzionari e membri del Dipartimento di Giustizia per perorare la causa della sua acquisizione. La doccia fredda lo ha travolto tra i corridoi del potere esecutivo. Un produttore premio Oscar ha commentato la scena con feroce lucidità: "Non so se fosse pre-pianificato, ma il tempismo è stato brutale. Ed è così imbarazzante per Ted, essere alla Casa Bianca".

A Burbank, intanto, si stappano bottiglie. David Zaslav, CEO di WBD, ha liquidato gli ex futuri padroni con l'eleganza di chi ha appena piazzato la merce al miglior offerente: "Netflix è una grande azienda e in questo processo Ted, Greg, Spence e tutti quanti sono stati partner straordinari per noi. Auguriamo loro il meglio". Poi ha subito spostato il mirino, dicendosi entusiasta del potenziale dell'unione con Paramount Skydance e impaziente di raccontare "le storie che muovono il mondo". Dal canto suo, Netflix si asciuga le lacrime incassando un osceno premio di consolazione: una penale di rottura da 2,8 miliardi di dollari, pagata interamente dalla stessa Paramount. Wall Street ha cinicamente applaudito, facendo schizzare le azioni della grande N di oltre il 10% nel trading after-hours.

Ma l'ombra lunga di Donald Trump continua a oscurare la valle dei sogni. Il Presidente ha trasformato l'affare in un regolamento di conti, elogiando i suoi buoni amici della famiglia Ellison e scatenando l'inferno contro Netflix. Come già riportato sulle pagine del nostro magazine, su Truth Social ha intimato all'azienda di cacciare immediatamente il membro del board ed ex consigliera di Obama, Susan Rice. Il motivo? La Rice ha osato avvertire in un podcast le corporazioni che piegarsi al nuovo corso politico avrà conseguenze amare, scatenando l'ira dei lealisti MAGA. L'ultimatum presidenziale rimbomba feroce: "Netflix dovrebbe licenziare la razzista e squilibrata per Trump Susan Rice IMMEDIATAMENTE, o pagarne le conseguenze".

La rissa vede trionfare Paramount, ma l'orizzonte è nero di tempesta. Gli Ellison si ritrovano con una montagna di debiti vicina ai 50 miliardi, lo spettro di sanguinosi licenziamenti per trovare le fatidiche sinergie e una corsa a ostacoli contro l'Antitrust in Stati ostili come la California. Preparatevi, perché il finale di stagione è appena iniziato.

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