Eyes Wide Shut torna al cinema dal 4 maggio nel restauro 4K: l'ultimo Kubrick come non si era mai visto.
Distribuito da Lucky Red, il restauro 4K supervisionato da Larry Smith approda nelle sale italiane dal 4 al 6 maggio. Cinque ragioni per non perderlo.
[di Alex M. Salgado]
Ventisette anni dopo la prima italiana, l'ultimo film di Stanley Kubrick torna nelle sale nella forma che il suo direttore della fotografia ha definito "completa". Dal 4 al 6 maggio 2026 Lucky Red distribuisce in oltre duecentocinquanta sale il restauro 4K di Eyes Wide Shut, anticipato dall'anteprima romana del 28 aprile al Quattro Fontane. È un'occasione che vale per più ragioni di una.
Eyes Wide Shut in 4K: il nuovo restauro supervisionato da Larry Smith
Il lavoro nasce dall'edizione che la Criterion Collection ha realizzato nel 2025, ereditando il dossier preparato da Leon Vitali, storico assistente di Kubrick, scomparso nel 2022 — e affidato per il completamento a Larry Smith, direttore della fotografia del film. È Smith ad aver guidato la nuova grading session, ed è sempre lui ad aver corretto un dettaglio rimasto nascosto in piena vista per un quarto di secolo: il riflesso involontario dell'aiuto-cameraman in uno specchio, presente in tutte le edizioni precedenti, è stato finalmente rimosso. Smith ha definito a Variety questa la versione «che Stanley avrebbe voluto vedere uscire dalla sala». Vale dunque la pena di dirlo senza giri di parole: chi entrerà al cinema in questi giorni vedrà Eyes Wide Shut in una forma che il film non ha mai avuto, nemmeno nel 1999.
Il valzer di Šostakovič: la verità su un'attribuzione sbagliata
C'è un piccolo enigma musicologico che il ritorno in sala è l'occasione giusta per chiarire. La sequenza dei titoli di testa, quel valzer ossessivo che apre il film e che ne diventerà il marchio uditivo, viene ancora oggi attribuita in molti articoli e schede online alla Jazz Suite n. 2 di Dmitrij Šostakovič. È un errore. Il brano corretto è il secondo movimento, il valzer, della Suite for Variety Orchestra n. 1, eseguito nel film dalla Royal Concertgebouw Orchestra diretta da Riccardo Chailly. L'equivoco nasce da una vecchia attribuzione editoriale poi smentita dalla ricerca musicologica e oggi confermata dall'editore Boosey & Hawkes. Un dettaglio minuto, certo. Ma Kubrick, il più ossessivo sceglitore di musiche del cinema americano, l'avrebbe voluto preciso.
Da Schnitzler a Kubrick: Doppio sogno e la Vienna nascosta dietro Manhattan
L'anteprima del 28 aprile al cinema 4 Fontane è stata accompagnata da un quartetto d'archi che ha eseguito una breve suite firmata da Daniele Furlati, ispirata alla colonna sonora del film. Una scelta non gratuita, perché richiama l'origine stessa del progetto: Eyes Wide Shut nasce dal Traumnovelle di Arthur Schnitzler, romanzo pubblicato nel 1926 e ambientato nella Vienna di inizio Novecento, di cui Kubrick acquistò i diritti fra il 1968 e il 1970. Il regista impiegò trent'anni per portarlo sullo schermo, traslocandolo a Manhattan ma conservando intatta l'ossessione mitteleuropea per il doppio, il sogno e la dimensione censoria del desiderio coniugale. Il titolo italiano del libro Doppio sogno, nella traduzione di Giuseppe Farese per Adelphi del 1977, chiarisce ciò che il titolo del film cifra in un ossimoro: occhi spalancati e tuttavia chiusi.
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Kubrick non è morto "prima" di finire Eyes Wide Shut: una leggenda da smontare
Va smontata, una volta per tutte, la leggenda secondo cui Kubrick non avrebbe fatto in tempo a completare il film. Le testimonianze di Jan Harlan, cognato e produttore, del montatore Nigel Galt, dello stesso Larry Smith e di Christiane Kubrick concordano: il regista morì il 7 marzo 1999, sei giorni dopo aver mostrato il film concluso a Tom Cruise, Nicole Kidman e ai vertici Warner. Aveva consegnato un first cut che, come tutti i suoi tagli iniziali, avrebbe certamente continuato a rifinire fino all'uscita; ma il film esisteva, ed era quello. Diverso, e non controverso, il caso dei sessantacinque secondi di CGI aggiunti post mortem per ottenere il rating R negli Stati Uniti: scelta imposta dalla MPAA e mai voluta da Kubrick. Dal 2007 in territorio statunitense, e oggi nel restauro Criterion, quella sequenza torna integra. È la versione che gli spettatori italiani vedranno in queste sale.
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Eyes Wide Shut oggi: un film attuale su potere, coppia e denaro
C'è un dato di fatto, prima ancora di qualunque interpretazione: nel 1999 quasi nessuno volle prendere sul serio quello che Eyes Wide Shut mostrava. Critica e pubblico americani lo accolsero come un'opera sul matrimonio in crisi, eventualmente come un'allegoria onirica del desiderio. L'orgia di Somerton, uomini ricchissimi, mascherati, che si riuniscono in una villa fuori città per consumare ragazze ridotte a corpi anonimi, e che eliminano chi sa troppo, venne discussa come metafora, simbolo, sogno. Vent'anni dopo, il caso Epstein ha riscritto retroattivamente quella sequenza: non era una metafora, era una descrizione.
La chiave era già nel pezzo critico più influente sul film, Introducing Sociology di Tim Kreider, uscito su Film Quarterly nella primavera del 2000. Kreider ribaltava la lettura corrente con una domanda diretta: Eyes Wide Shut è davvero un film su matrimonio, sesso e gelosia, o è un film su denaro, prostitute e omicidio? La crisi coniugale fra Bill e Alice, sosteneva, è un cavallo di Troia che Kubrick usa per portarci dentro un mondo in cui un'élite economica adopera il sesso non come fantasia ma come rituale di classe, e in cui la morte di Mandy non è una coincidenza ma una liquidazione. La scena chiave, in questa luce, non è quella della maschera: è quella del tavolo da biliardo. Ziegler-Pollack non confessa nulla a Bill, gli spiega come funziona davvero il mondo, chi sono "those people", cosa succede a chi si avvicina, perché non se ne parlerà più. Riletta dopo vent'anni di cronaca giudiziaria, quella scena somiglia in modo impressionante alle deposizioni che abbiamo letto sui giornali.
La critica italiana, in controtendenza rispetto a quella anglosassone del 1999, aveva intuito presto questa direzione: Goffredo Fofi e Roberto Silvestri su il manifesto lessero subito il film come satira di classe, in continuità con il Kubrick di Barry Lyndon e Arancia meccanica. Più di recente Davide Stanzione, in un articolo su Quinlan.it ha definito Eyes Wide Shut «il film più scopertamente politico di Kubrick»: quello in cui, per la prima volta dai tempi di Rapina a mano armata, il contemporaneo e il credibile corrono sulla stessa corsia. Tradotto: gli uomini mascherati di Somerton sono uomini di potere reale, l'orgia è una scena letterale, e il film smette di essere un sogno per diventare un dossier.
Vederlo oggi, dopo Epstein, dopo le inchieste sui sex cult tornati nelle cronache, dopo l'esposizione sempre più visibile delle oligarchie sulla scena pubblica, significa accorgersi che Kubrick aveva semplicemente guardato prima e meglio degli altri. Resta intatto, sotto la satira politica, il cuore intimo del film: la lite fra Bill e Alice, la confessione del sogno, le notti di Manhattan in cui un matrimonio quasi si perde. Ma è la cornice ad aver cambiato di segno. La battuta finale di Alice — «Fuck.» — nel 1999 sembrava una provocazione coniugale; nel 2026 suona come la constatazione di chi ha appena capito in che mondo vive. E ha deciso di restarci comunque.
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