DGA Awards 2026: Paul Thomas Anderson ipoteca l’Oscar e il tributo a Catherine O'Hara commuove Hollywood

DGA Awards 2026: Paul Thomas Anderson trionfa con Una Battaglia dopo l'Altra. Il ricordo di Catherine O'Hara e il dominio di The Studio.

Tra le vittorie di One Battle After Another e The Studio, la cerimonia del sindacato registi conferma i favoriti e celebra gli assenti con il "Presidente" Nolan a fare gli onori di casa.

[di Alex M. Salgado]

Una Battaglia Dopo l'Altra

Se c’è una cosa che Hollywood ama più dei propri riflessi negli specchi, è la statistica che conferma il destino. Sabato sera, al Beverly Hilton, la 78esima edizione dei DGA Awards ha trasformato quella che sembrava una gara aperta in una discesa trionfale per Paul Thomas Anderson. Vincendo il premio per la Miglior Regia con Una Battaglia dopo l'Altra, Anderson non ha solo portato a casa un medaglione: ha praticamente prenotato il camion dei traslochi per la statuetta dorata del mese prossimo. La storia parla chiaro e non fa sconti: negli ultimi cinque anni, chi ha vinto qui ha poi vinto l'Oscar, e dal 1948 il DGA ha sbagliato previsione solo otto volte. Fate i vostri conti.

La serata, guidata da un Kumail Nanjiani in vena di metafore oniriche che ha ringraziato Christopher Nolan per aver aperto lo show definendo l'esperienza "un sogno dentro un sogno, dentro un sogno", ha visto Anderson salire sul palco tra l'ironia e la commozione profonda. Dopo aver scherzato sul potere cosmico che spinge i registi a fare questo mestiere — definendolo una necessaria dipendenza — il tono è cambiato drasticamente. Anderson ha dedicato la vittoria ad Adam Somner, il suo storico primo aiuto regista scomparso nel 2024, ricordando alla platea che la sua squadra era lì "con un pezzo in meno" e che Somner avrebbe "fottutamente amato" quel momento.

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Mentre Anderson consolidava il suo status di favorito, la competizione osservava dai tavoli. Ryan Coogler, Josh Safdie, Chloé Zhao e Guillermo del Toro sono rimasti a guardare, nonostante le presentazioni di lusso affidate a star del calibro di Michael B. Jordan e un Jacob Elordi che ha definito Del Toro "il miglior amico che un mostro possa avere". C'è stata gloria anche per le statistiche sociali: Coogler è diventato il quinto regista nero nominato in questa categoria, mentre Zhao ha raggiunto l'olimpo delle donne plurinominate accanto a Bigelow, Campion e Gerwig.

The studio: Seth Rogen e Catherine O'Hara
The Studio: Seth Rogen e Catherine O'Hara
Ma se il cinema ha celebrato il suo nuovo re, la televisione ha offerto il momento più agrodolce della serata. Seth Rogen ed Evan Goldberg hanno trionfato nella categoria Comedy con The Studio, bissando il successo degli Emmy. Tuttavia, l'atmosfera si è fatta densa quando Rogen ha preso il microfono per un tributo che ha fatto esplodere la sala in un applauso spontaneo. Il pensiero è andato a Catherine O’Hara, la leggendaria attrice scomparsa a fine gennaio, che nella serie interpretava Patty Leigh. "Non c'è nessuno che vorremmo ringraziare di più in questo momento", ha ammesso Rogen, ricordando come sul set le urla della O'Hara gli ricordassero i tempi di Mamma, ho perso l'aereo, provando che si può essere "un genio assoluto e anche la persona più gentile del mondo".

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Nel resto del palmares televisivo, The Pitt di HBO Max si è imposto tra le serie drammatiche grazie alla regia di Amanda Marsalis, confermando il dominio già visto agli Emmy, mentre Shannon Murphy ha portato a casa il premio per le miniserie con Dying for Sex. Tra le sorprese, Charlie Polinger ha strappato il premio per la miglior opera prima con The Plague, battendo una concorrenza agguerrita.

A tenere le fila di tutto, in una veste insolitamente sindacale, c'era Christopher Nolan. Il regista di Oppenheimer, ora Presidente della DGA, ha aperto le danze non con effetti speciali, ma con una dose di realismo brutale, ricordando che l'occupazione nel settore è crollata del 40% nell'ultimo anno. Una doccia fredda necessaria in una serata di lustrini, perché come ha scherzato Anderson ritirando il premio: "È un onore, Presidente Nolan". E quando il Presidente parla, Hollywood ascolta.

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