Richard Avedon. In the American West al Palazzo delle Esposizioni di Roma: 110 ritratti della working class dell'Ovest americano. La recensione.
Al Palazzo delle Esposizioni la serie completa di 110 ritratti che Avedon scattò in cinque anni di viaggio nell'Ovest americano, lontano dal glamour: minatori, allevatori, operai, adolescenti della provincia.
[di Ludovico Cantisani]
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| Roger Tims, Jim Duncan, Leonard Markley e Don Belak, minatori di carbone, Reliance, Wyoming, 29 agosto 1979 |
Richard Avedon, nato nel 1923 a New York e morto in Texas nel 2004 praticamente con la macchina fotografica in mano, è stato uno dei fotografi più iconici e influenti del Novecento. Recentemente al centro di un documentario diretto dal premio Oscar Ron Howard e presentato all'ultima edizione del Festival di Cannes, Avedon è adesso oggetto di una mostra allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Richard Avedon. In the American West, 1979-1984, aperta al pubblico dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027. A cura di Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, la mostra porta per la prima volta in Italia, in una dimensione museale, una delle più significative serie di ritratti della carriera di Avedon.
Ventuno Stati, mille volti
Esponendo le stampe ai sali d'argento utilizzate e supervisionate dallo stesso Avedon per la pubblicazione dell'omonimo libro nel 1985, la mostra restituisce un progetto che rappresentò uno spartiacque nella carriera del fotografo. L'ispirazione originaria per questa immersione nell'immaginario e soprattutto nella realtà quotidiana del West statunitense derivò da una fotografia scattata nel 1978 da Avedon a Wilbur Powell, caposquadra di un ranch, durante un periodo di convalescenza del fotografo in Montana. Il lavoro sul campo vero e proprio iniziò nella primavera del 1979 e terminò sul finire del 1984: per un intero lustro Avedon attraversò ventuno Stati dell'Ovest americano, fermandosi nelle aree di sosta per camionisti, nelle fiere dei cavalli, nei mercati di bestiame, nelle miniere e nei principali luoghi di lavoro dell'America rurale per fotografare oltre mille persone contro un semplice sfondo bianco, selezionando poi 110 scatti per la pubblicazione e l'esposizione.
Lontano dal glamour
Avedon si era fatto un nome negli anni cinquanta soprattutto come fotografo di celebrità, attento al glamour, alle mode e allo showbiz che ruotava attorno all'universo dei divi e delle star hollywoodiane. Realizzata in un momento di recessione economica e di deindustrializzazione dell'inner America, In the American West si muove agli antipodi rispetto alla fase più patinata della sua carriera, celebrando una serie di vite e di individualità deliberatamente scelte tra l'anonimato della working class lontana dalle grandi città. Mosso dal principio per cui "un ritratto non è una riproduzione fedele, non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità", Avedon crea così un mosaico di volti e di corpi di soggetti raramente portati alla luce dell'obiettivo. Tra le foto più impressionanti, non per nulla scelta per la locandina della mostra, c'è quella dell'apicoltore Ronald Fischer, ritratto mentre è serenamente coperto da uno sciame di api.
Nomi, mestieri, luoghi, date
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| Boyd Fortin, tredicenne scuoiatore di serpenti a sonagli, Sweetwater, Texas, 10 marzo 1979 |
L'allestimento al Palazzo delle Esposizioni segue fedelmente l'ordine dato dallo stesso Avedon alle fotografie in vista della loro pubblicazione nel volume edito da Harry N. Abrams, dopo la prima esposizione pubblica all'Amon Carter Museum di Fort Worth, che aveva proposto il progetto, nel 1985. La mostra presenta altresì una serie di materiali di lavoro del grande fotografo (appunti autografi, Polaroid di prova, corrispondenza epistolare con i soggetti ritratti, nonché l'annuncio pubblicitario per la ricerca di un apicoltore disposto a posare con le sue api e la liberatoria firmata da Fischer prima dello shooting) che approfondiscono il suo processo creativo e tecnico; ma la potenza di In the American West sta tutta nei ritratti, nella sommessa dignità che irradiano queste foto, nell'apoditticità delle pose, nella sensazione di scorgere frammenti individuali di un sommerso e più ampio universo sociale. I titoli dei singoli scatti sono semplici, quasi lapidari: Boyd Fortin, tredicenne, scuoiatore di serpenti a sonagli, Sweetwater, Texas, 10 marzo 1979; Sandra Bennett, dodicenne, Rocky Ford, Colorado, 23 agosto 1980; Petra Alvarado, operaia, il giorno del suo compleanno, El Paso, Texas, 22 aprile 1982; Jesse Kleinsasser, allevatore di maiali, in una colonia hutterita, Harlowton, Montana, 23 giugno 1983; o appunto Ronald Fischer, apicoltore, Davis, California, 9 maggio 1981. Fotografati solitamente da soli ma a volte in coppia o in gruppo, gli esponenti della working class ritratti da Avedon spesso guardano apertamente in macchina, quasi a voler suscitare una reazione nell'osservatore.
I precedenti di un fotografo civile
In the American West non segnava la prima volta che Avedon si immergeva in tematiche sociali: già nel 1964 aveva collaborato con James Baldwin, grande esponente della battaglia per i diritti civili degli afroamericani, per il libro a quattro mani Nothing Personal, aveva brevemente documentato la guerra del Vietnam recandosi a Saigon nel 1971 e, anche per la tragica vicenda familiare che riguardava sua sorella, aveva rivolto la sua attenzione al mondo degli ospedali psichiatrici. Tuttavia l'esperienza realizzativa di questa collezione di foto fu significativamente più lunga e rough delle precedenti, con una lunga serie di viaggi nell'America interiore, veri e propri road trip lontani dai convenzionali studi fotografici usati per i suoi shooting di moda, accompagnato soltanto da due assistenti e dalla coordinatrice del progetto, Laura Wilson.
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Le persone che fanno girare il mondo
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| Ronald Fischer, apicoltore, Davis, California, 9 maggio 1981 |
In the American West assume anche una funzione critica rispetto all'immagine che tradizionalmente e iconograficamente l'America ha sempre presentato di sé: non c'è tanto una denuncia sociale su specifiche questioni politiche o socio-economiche, ma la dichiarata volontà di portare davanti all'obiettivo figure tenute ai margini dell'immaginario visivo e mediatico. "I miei soggetti, qui, sono persone a cui nessuno presta attenzione. Eppure sono loro a far girare il mondo. Sono loro che fanno il lavoro", disse Avedon in un'intervista con il Beaumont Enterprise. Avedon ne faceva una questione di vera e propria ontologia dell'immagine: "non è mai esistita una forma d'arte paragonabile alla fotografia: per fotografare una persona è necessario che sia presente, ed è proprio questa presenza a portare con sé l'elemento della verità". Anche in termini di illuminazione il fotografo rivendicava per In the American West un'impronta solidamente realistica: "ho evitato la luce artificiale. La serie è illuminata dalla luce dell'Ovest". Gli scatti sono generalmente busti, mezzi busti o primi piani, ma nella successione delle foto Avedon ha inserito anche alcune variazioni, come dettagli delle mani sporche dei minatori o immagini di pecore uccise al macello.
Lo sguardo in macchina, da Avedon a Barthes
L'elemento di metaconsapevolezza dei soggetti ritratti resta comunque preponderante nelle dinamiche interne agli scatti di In the American West: "un ritratto fotografico è l'immagine di una persona consapevole di essere fotografata, e il modo in cui reagisce a questa consapevolezza è parte integrante della fotografia tanto quanto il suo aspetto o l'abito che indossa", aveva detto già Avedon alla rivista Camera nel 1974. Queste considerazioni, e la loro applicazione pratica negli scatti di In the American West, si sposano bene con le riflessioni di Roland Barthes ne La camera chiara, per cui, laddove il cinema proibisce lo sguardo in macchina per obbedire all'imperativo della finzione, "la fotografia ha la facoltà di guardarmi dritto negli occhi". In the American West di Avedon è la perfetta incarnazione di questo assunto, nonché una testimonianza della capacità magnetica della fotografia in generale di incarnare una serie di valori, di riflessioni e di critiche sulla società del tempo in cui viene scattata.
Promotori, info e biglietti
La mostra è promossa dall'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall'Azienda Speciale Palaexpo, organizzata dalla Fondation Henri Cartier-Bresson con opere in prestito dalla Richard Avedon Foundation, in collaborazione con l'Azienda Speciale Palaexpo. Resta aperta al Palazzo delle Esposizioni, in via Nazionale 194, fino al 31 gennaio 2027, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; il lunedì è chiusa. Fino al 1° novembre il biglietto intero costa 12 euro e il ridotto, per i ragazzi dai 19 ai 26 anni e gli over 65, 10 euro; dal 3 novembre i prezzi salgono a 15 euro l'intero e 12 euro il ridotto. Il primo mercoledì del mese l'ingresso è gratuito per gli under 30 dalle 14 alla chiusura. Informazioni su palazzoesposizioni.it.
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