Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza: la grande mostra all'Ara Pacis di Roma

Dal 29 maggio al 4 ottobre 2026 l'Ara Pacis dedica a Robert Mapplethorpe la mostra "Le forme della bellezza".

Dal 29 maggio al 4 ottobre 2026 il Museo dell'Ara Pacis ospita 200 fotografie del maestro americano. Curatela di Denis Curti.

[di Bruno Angelo]

Michael Roth, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
Michael Roth, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Il dialogo tra le geometrie augustee dell'Ara Pacis e quelle, altrettanto rigorose, di un fotografo americano morto a quarantadue anni nel 1989 è il presupposto, non solo scenografico, della mostra che il museo capitolino aprirà il 29 maggio 2026. Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza resterà visitabile fino al 4 ottobre e radunerà circa duecento fotografie scelte per restituire un aspetto preciso, e talvolta dimenticato, della produzione dell'artista: la sua ossessione per la classicità.

L'esposizione è curata da Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia di Venezia, ed è promossa da Roma Capitale insieme alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e a Marsilio Arte. L'organizzazione è affidata a Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York.

Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
La tappa romana chiude un progetto in tre atti che ha già fatto scalo nelle Stanze della Fotografia veneziane, con Le forme del classico, e a Palazzo Reale di Milano, dove tra gennaio e maggio 2026 Le forme del desiderio ha messo in evidenza la dimensione più audace e provocatoria dell'opera. Roma raccoglie l'eredità delle prime due mostre e la convoglia su un terreno specifico: la bellezza intesa come armonia classica, indagata attraverso confronti puntuali tra gli scatti di Mapplethorpe e la statuaria antica. La selezione include immagini realizzate in Italia che non sono mai state esposte prima: un nucleo inedito che rende la tappa capitolina la più strettamente legata al contesto in cui viene presentata.

Per chi conosce Mapplethorpe soprattutto attraverso le immagini che hanno fatto scandalo nell'America di fine anni Ottanta, la chiave di lettura proposta da Curti può sorprendere. Eppure è quella che meglio restituisce la natura dell'artista. Patti Smith, sua compagna degli anni del Chelsea Hotel e amica di tutta la vita, lo chiamava "il ragazzo che amava Michelangelo". Cresciuto nel Queens in una famiglia cattolica di origini irlandesi, formatosi al Pratt Institute di Brooklyn tra il 1963 e il 1970, Mapplethorpe arriva alla fotografia tardi e quasi per accumulazione: prima i collage, poi la Polaroid regalatagli da Sandy Daley nel 1970, infine la Hasselblad 500C che il mentore Sam Wagstaff gli mette in mano nel 1975 e che diventerà la macchina con cui l'artista realizzerà gran parte del suo corpus. Il formato quadrato, il bianco e nero, la stampa al platino: scelte estetiche e insieme dichiarazioni di poetica.

Derrick Cross, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
Derrick Cross, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission 
La curatela romana parte da qui. I corpi nudi, i fiori, i ritratti, le nature morte non sono soggetti distinti ma variazioni dello stesso problema formale. Una calla e un torso maschile, un'orchidea e un volto vengono trattati con la stessa attenzione maniacale alla luce, alla composizione e all'equilibrio dei volumi. È il motivo per cui Curti, nei testi che accompagnano la trilogia, parla di una fotografia che "scioglie le membra marmoree" della scultura classica per restituire al corpo vivo la sua dimensione iconica. La superficie levigata delle stampe, la nettezza degli sfondi, la geometria dello scatto producono ritratti che dichiarano apertamente il loro debito verso l'antico.

Accompagna le tre mostre un volume edito da Marsilio Arte che riunisce 257 opere, dai primi collage degli anni Sessanta fino agli ultimi lavori. La pubblicazione, con saggi di Curti, Alberto Salvatori e un testo istituzionale di Michael Ward Stout, presidente della Mapplethorpe Foundation, è insieme catalogo e monografia aggiornata.

Informazioni pratiche. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. La prevendita è già attiva sul portale Vivaticket dei Musei in Comune di Roma.

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