Patrick Stewart e Ian McKellen, Professor X e Magneto: il ricordo di un’amicizia lunga mezzo secolo

Addio a Patrick Stewart. Il ricordo di Ian McKellen e un’amicizia lunga mezzo secolo, dal teatro a X-Men fino ad Aspettando Godot.

Dal consiglio sbagliato su Star Trek alle nozze celebrate dall’arcinemico, fino ad Aspettando Godot: il ricordo di McKellen per l’amico scomparso a 86 anni.

[di Massimo Righetti]

Patrick Stewart - Professor X

Londra, fine anni Ottanta. Due attori inglesi si incrociano su un marciapiede del centro e si fermano a parlare, come capita a due che si conoscono dai tempi in cui erano ragazzi ambiziosi alla Royal Shakespeare Company. Uno dei due ha una notizia: gli hanno offerto il ruolo di protagonista nel seguito americano di una vecchia serie di astronavi, Star Trek. L’altro gli ricorda la carriera teatrale che ha davanti e gli chiede se vuole davvero rischiare di perdersi a Hollywood per anni. Poi scuote la testa, con la tristezza composta di chi saluta un amico che si è appena arruolato.

L’amico in partenza era Patrick Stewart, che sarebbe diventato il capitano Jean-Luc Picard. Quello che scuoteva la testa era Ian McKellen, autore del consiglio sbagliato più elegante della storia del teatro inglese. Quel marciapiede segnerà una tappa di un’amicizia lunga mezzo secolo, che il cinema avrebbe messo alla prova nel modo più ironico possibile: trasformando i due amici in nemici giurati.

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Rosa bianca, rosa rossa

Patrick Stewart è morto mercoledì 28 ottobre nella sua casa di Los Angeles, accanto alla moglie Sunny Ozell, dopo un breve percorso con l’Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy. Aveva 86 anni. Era nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, nel West Yorkshire. Ian McKellen, un anno più grande, viene dal Lancashire, al di là dei Pennini. Nel Nord dell’Inghilterra certe rivalità hanno radici antiche: la rosa bianca dello Yorkshire contro la rosa rossa del Lancashire, una questione che cinque secoli fa si regolava a colpi di spada e oggi, più civilmente, sui campi da cricket. Avversari di nascita, insomma, prima ancora di salire su un palco.

Nel ricordo affidato a Instagram, McKellen parte proprio da lì: dallo Yorkshire che si sentiva nell’accento dell’amico e in quella franchezza severa, tipica di una contea che non perde tempo con le mezze verità. Stewart, scrive, "portava il cuore in mano, e questo ne faceva un uomo su cui contare, da ammirare e, nel mio caso, da amare".

Nemici per contratto

Nel 2000 arrivò X-Men, e il cinema completò il lavoro cominciato dalla geografia. Stewart diventò Charles Xavier, il telepate convinto che umani e mutanti potessero convivere. McKellen diventò Magneto, che quella fiducia l’aveva persa da tempo. Per un’intera saga si combatterono con la cortesia dovuta agli avversari degni, mentre sul set occupavano due roulotte affiancate. I loro personaggi si contendevano il futuro dell’umanità; i due interpreti, nelle lunghe attese tra un ciak e l’altro, si prendevano cura di quello di un’amicizia.

Due vecchi signori sotto un albero

Per vedere questa amicizia per intero conviene andare a teatro. Nel 2009, a Londra, McKellen e Stewart portarono in scena Aspettando Godot di Samuel Beckett. Stewart era Vladimiro, McKellen era Estragone: due vecchi signori sotto un albero spoglio che aspettano qualcuno che non arriva e intanto si tengono compagnia, battibeccano, si consolano, si scambiano un cappello. Per due uomini che si conoscevano da una vita, una parte che quasi non serviva provare. McKellen se ne innamorò al punto da non volerlo lasciare andare. Quattro anni dopo convinse l’amico a riprenderlo a Broadway, in alternanza con Terra di nessuno di Harold Pinter, e il pubblico venuto a vedere il Professor X e Magneto si ritrovò seduto davanti a Beckett. A conti fatti, Hollywood aveva lavorato per il teatro senza saperlo.

Intanto la vita prendeva a somigliare parecchio alla pièce. Nel settembre 2013, mentre preparavano il ritorno di Godot, fu McKellen a celebrare le nozze di Stewart con la cantautrice Sunny Ozell. Sposare il proprio arcinemico è il genere di cosa che capita soltanto agli attori inglesi e ai personaggi di Wodehouse. Anni dopo, sul red carpet londinese di Star Trek: Picard, i due si salutarono con un bacio, con la naturalezza di Vladimiro ed Estragone che si ritrovano dopo una notte passata lontani. Nel ricordo di questi giorni, McKellen sceglie di parlare delle cose a cui l’amico teneva davvero: la gratitudine per Sunny, rimasta al suo fianco nella buona e nella cattiva sorte, e l’orgoglio del ragazzo dello Yorkshire diventato Chancellor dell’Università di Huddersfield, a pochi chilometri da casa. Più fiero di quella toga che di qualunque astronave.

Resta un ultimo appuntamento. Il 16 dicembre arriverà nelle sale italiane Avengers: Doomsday, dove Stewart e McKellen hanno ripreso insieme i panni di Xavier e Magneto, e che McKellen chiama lo spettacolo d’addio dell’amico. Sul palco di Beckett i due aspettavano qualcuno che non si presentava mai. Questa volta toccherà al pubblico aspettare Stewart, e per una volta Godot arriverà davvero, puntuale come un attore inglese alla chiamata.

Quasi quarant’anni fa, su un marciapiede di Londra, McKellen scuoteva la testa davanti a un amico in partenza. Oggi ammette di essersi sbagliato, e la cosa sembra fargli un enorme piacere. A dicembre, sui titoli di coda, sarà concesso commuoversi. Con moderazione, naturalmente. Siamo tra gentiluomini.

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