FUTURA 2026 a Roma: istituzioni, industria e autori a confronto su AI Act, tax credit e tutela di voce e volto nel cinema dell'IA.
Due giornate a Roma tra Palazzo dello Spettacolo e Sala ANICA: istituzioni, industria e autori provano a capire come applicare le regole sull'IA, tra tax credit, AI Act e diritti su voce e volto.
[di Alessandro Massimo]
Gli ultimi a lasciare la sala sono sempre gli stessi. Restano seduti mentre le luci si riaccendono e gli altri cercano la giacca sotto la poltrona, e leggono i titoli di coda fino in fondo: macchinisti, fonici, truccatori e, nei film arrivati dall'estero, le voci dell'edizione italiana. Da quando le regole del tax credit lo chiedono, in quell'elenco deve comparire anche una riga senza nome e senza cognome, quella che indica le parti del film in cui è stata usata l'intelligenza artificiale.
Di quella riga, e di tutto quello che le sta dietro, si parla da ieri a Roma a FUTURA 2026 (Cinema, Innovazione e Tecnologie Emergenti), che chiude stasera dopo due giornate e diciotto appuntamenti. Le sedi sono due: il Palazzo dello Spettacolo, in largo Italo Gemini, per mercato e diritti; la Sala ANICA, in viale Regina Margherita, per tecnologia e formazione. Organizza CrewReel Services, con la curatela scientifica di Dedalus e il sostegno di Cinecittà. L'impostazione è molto pratica: meno stupore per quello che l'IA sa fare, più attenzione a come usarla rispettando obblighi che nel frattempo sono già scattati.
Prima le norme, poi il metodo
Le date, del resto, sono già alle spalle. Dal 2 agosto valgono gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act europeo. Dal 30 settembre è in vigore il decreto legislativo 160/2026, che riguarda anche la responsabilità civile e penale nell'uso dell'IA. Il tax credit alla produzione chiede di dichiarare dove si è usata l'intelligenza artificiale e di inserire nei contratti con autori e interpreti una clausola che permetta loro di negare l'uso della propria opera, immagine o prestazione da parte dei sistemi generativi. Alla Camera, intanto, è stata presentata una proposta di legge sulla tutela di immagine, voce e prestazione artistica.
Il problema, come hanno spiegato gli stessi organizzatori, è che manca ancora il modo concreto di applicare tutto questo: in produzione, nei contratti, sul set.
Dal modulo allo schermo
Ieri si è partiti proprio dal tax credit, con i dirigenti del Ministero della Cultura che gestiscono gli incentivi fiscali: in pratica, come documentare reparto per reparto l'uso dell'IA in una produzione che chiede soldi pubblici. Poi l'animazione, dove gli strumenti generativi entrano nelle singole fasi di lavorazione, e nel pomeriggio un incontro con autori e registi condotto da Simone Arcagni. In sala anche una selezione di cortometraggi Ai.Motion. Alla Sala ANICA, nel frattempo, esercenti, distributori e piattaforme hanno parlato di sala e streaming e soprattutto di dati, che nella filiera pesano ormai quanto gli algoritmi.
Questa mattina toccava alle norme, con l'eurodeputato Brando Benifei, relatore dell'AI Act (in collegamento) e il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. Subito dopo, il panel sulla tutela dei professionisti con UNITA, l'Associazione Nazionale Attori Doppiatori e Writers Guild Italia. Nell'elenco degli ospiti figurano insieme Google, la MPA, i doppiatori e perfino il prefetto vaticano per la Cultura, il cardinale José Tolentino de Mendonça.
Gli interventi sono stati registrati e saranno pubblicati più avanti sui canali di CrewReel.
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La voce di chi firma per ultimo
Il punto più interessante riguarda le voci. Il doppiaggio italiano vive di timbri riconoscibili, e la voce è proprio la cosa che un sistema generativo impara a copiare più in fretta. Negli Stati Uniti tutele simili sono arrivate nel 2023, dopo mesi di scioperi di sceneggiatori e attori. In Italia passano per decreti e contratti, ma resta un dubbio pratico: la clausola che permette di dire no funziona se chi firma può permettersi di usarla. Un interprete affermato può farlo. Un giovane doppiatore al primo contratto, con ogni probabilità, firmerà tutto senza discutere.
Qui FUTURA mostra insieme un merito e un limite. Mettere nello stesso edificio chi sviluppa le piattaforme, chi produce e chi dovrà firmare le clausole serve a capirsi. Ma se tutto si risolve in una procedura corretta e in una dicitura nei titoli, la tutela rischia di restare sulla carta proprio per chi ne avrebbe più bisogno.
Fino all'ultimo nome
Lo spettatore che resta seduto fino all'ultimo troverà presto quella riga nuova, scritta con la stessa grafica delle altre. Qualche nome più in basso, nei film doppiati, scorre da sempre l'elenco di chi ha prestato la voce. Il guaio comincerà il giorno in cui in sala si sentirà ancora quella voce, e in fondo ai titoli il suo nome non ci sarà più.

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