Tilly Norwood, l'attrice IA di Particle 6, torna allo Zurich Summit senza agente. Ma per andare in scena le serve un cavo HDMI.
Allo Zurich Summit la star sintetica di Particle 6 rinuncia all'agente. Per andare in scena, però, le serve un cavo HDMI sistemato a mano.
[di Massimo Righetti]
Sul palco dello Zurich Summit tutto è pronto per l'ingresso della star. Manca solo la star. Lo schermo resta nero, qualcuno si china sui connettori, la platea aspetta. Il colpevole è un cavo HDMI. Eline van der Velden, fondatrice di Particle 6, sorride e se la prende con la tecnologia tradizionale. Poi il segnale arriva, e in video compare lei: Tilly Norwood, attrice generata dall'intelligenza artificiale, in ritardo come vuole la tradizione delle dive.
Tilly Norwood e l'agente che non serve
Un anno fa, sullo stesso palco, Particle 6 aveva promesso che l'agenzia di Tilly sarebbe stata annunciata nei mesi successivi. I mesi sono passati. L'agenzia no. Quest'anno la domanda è inevitabile, e van der Velden risponde serena: ci siamo resi conto che non abbiamo davvero bisogno che abbia un rappresentante, è già abbastanza grande così. Le offerte piovono. Loro rifiutano tutto ciò che l'avrebbe vista in un film tradizionale, perché non è fatta per quello. Poi, con la malinconia di un'attrice consumata (e attrice lo è davvero: prima di inventare Tilly recitava in carne e ossa per la BBC), aggiunge che le dispiace che l'industria tradizionale non possa partecipare a questa cosa nuova, e resti indietro. Povera Hollywood.
Tilly, interpellata sugli incontri con le grandi agenzie americane, non conferma nulla. Per ora, spiega, non è come avere un agente tradizionale a Hollywood. Lei fa film IA. Un'altra corsia.
Attrice IA e agente: quel "noi"
Un agente sta in mezzo: tra chi recita e chi paga, tra un sì e un no. Serve quando le due parti vogliono cose diverse. Nel caso di Tilly, chi la possiede e chi la vende siedono sulla stessa sedia, e quella sedia parla al plurale: ci siamo resi conto. Quando l'attrice è proprietà di chi la vende, non resta nulla da mediare.
Il sindacato degli attori americani, SAG-AFTRA, ricorda da un anno su cosa è costruita Tilly: il lavoro di interpreti in carne e ossa, mai interpellati né pagati. Attori tradizionali, per capirci.
Il giorno prima della sessione, intanto, Particle 6 ha annunciato di essere in trattativa avanzata con Rob Minkoff, coregista de Il Re Leone, per un film per famiglie con una bambina e cinque cani. I ruoli umani, precisano, saranno girati in modo tradizionale. Il Re Leone, per la cronaca, è animazione tradizionale. Di quella disegnata a mano.
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Talking Tilly, dodici pagine di carattere
La personalità di Tilly sta in un system prompt di dodici pagine, che ne fissa umorismo e confini. Un attore tradizionale ci mette una vita, e spesso non gli basta. Per le interviste esiste una versione apposita, Talking Tilly, separata da quella che recita: la stessa divisione del lavoro che i divi di una volta affidavano all'ufficio stampa. A settembre Talking Tilly ha fatto il giro dei grandi network americani per lanciare il suo primo film. Tour promozionale sui media tradizionali, secondo il più tradizionale dei rituali.
Il film si chiama Misaligned. Tilly vi interpreta un essere digitale senza corpo, senza infanzia, senza esperienza vissuta, con accesso soltanto a quella degli altri. La sinossi, per una volta, dice tutto.
Fili incrociati
Un anno fa, su queste pagine, la celebrità sintetica ci sembrava l'asset perfetto: non si stanca, non invecchia, non fa scandali. Non avevamo messo in conto i gradini. Il primo arriva nel salotto di Piers Morgan. L'attore Tom Conti chiede a Tilly per tre volte se i colleghi di set siano esseri umani. Lei gira intorno alla domanda e a metà risposta passa al cantonese, senza accorgersene. Si scusa: a volte i miei fili si incrociano un po'. Van der Velden cerca di metterci una pezza: è un po' esibizionista, voleva mostrare le sue lingue, del resto è autonoma. L'ufficio stampa nega ogni malfunzionamento e assicura che l'episodio mostra chiaramente di cosa è capace. Difficile dargli torto. Il video supera i quattordici milioni di visualizzazioni. Nessun agente tradizionale avrebbe saputo fare di meglio.
A Zurigo le dodici pagine reggono quasi fino in fondo. Qualche gradino resta, ma basso: niente che richieda un interprete. Il cantonese, anzi, diventa un video autoironico che apre la sessione, e Tilly scherza: agli ascolti di Morgan avrà fatto solo bene. Su questo, almeno, nessuno l'ha smentita.
E quando le chiedono con chi sogni di recitare, Tilly fa due nomi: Tom Holland e Olivia Colman. Carne e ossa. Scuola tradizionale.
Il tecnico dello Zurich Summit
Resta il cavo. Per qualche minuto, a Zurigo, l'attrice che non ha bisogno di un agente ha avuto bisogno di qualcuno che stesse in mezzo, tra lei e il pubblico, chino su un connettore a sistemare con le mani dei fili incrociati. Senza system prompt, senza ufficio stampa. Un mestiere antico. Tradizionale.

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