Valutazione: ★★★½☆ (3.5 su 5) Dalla storia vera di Daniel Zaccaro, dalle rapine a Quarto Oggiaro al carcere minorile fino alla ...
Dalla storia vera di Daniel Zaccaro, dalle rapine a Quarto Oggiaro al carcere minorile fino alla comunità Kayròs, un esordio che racconta la redenzione senza trasformarla in una lezione.
[di Fabio Massimo Tufarelli]
Ispirato alla storia vera di Daniel Zaccaro, Figli perduti affronta uno dei temi più urgenti del nostro presente: il disagio giovanile e la possibilità di riscatto per chi, ancora adolescente, ha imboccato la strada della criminalità. L’esordio alla regia di Lorenzo Maria Chierici è stato presentato in concorso nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città.
Da Quarto Oggiaro al Beccaria, fino a Kayròs
Daniel Zaccaro (Matteo Oscar Giuggioli) cresce a Quarto Oggiaro, nella periferia milanese. L’assenza del padre, le difficoltà familiari e il bisogno di trovare un proprio posto nel mondo lo spingono verso la piccola criminalità. Insieme all’amico Benka (Andrea Dodero) comincia a compiere rapine, fino all’arresto e all’ingresso nel carcere minorile Beccaria. Qui incontra Don Claudio Burgio (Alessandro Gassmann), un sacerdote che gli offre una possibilità diversa: entrare nella comunità educativa Kayròs e provare a riprendere in mano la propria vita. Ma abbandonare la strada intrapresa significa anche fare i conti con le proprie scelte e con un passato dal quale non è semplice separarsi.
Una regia che cerca la vicinanza ai corpi
Chierici, che conosce personalmente Daniel Zaccaro, affronta il materiale biografico senza rinunciare alla dimensione del racconto cinematografico. La sua regia cerca soprattutto la vicinanza ai personaggi, seguendone gli scatti di rabbia, le contraddizioni e quella continua oscillazione tra il bisogno di essere amati e la paura di mostrarsi vulnerabili. È un cinema che trova nella fisicità dei suoi protagonisti una parte importante della propria forza, lasciando che siano spesso i gesti, prima ancora delle parole, a raccontare il loro disagio.
Giuggioli, Dodero e una fratellanza credibile
A sostenere buona parte del film è un ottimo Matteo Oscar Giuggioli, che dopo la prova nella serie Nord Sud Ovest Est conferma una maturità interpretativa sempre più evidente. Convincente nel restituire l’irrequietezza di un ragazzo che sembra voler respingere qualsiasi forma di aiuto, trova in Andrea Dodero una spalla formidabile. Tra i due si costruisce un rapporto di autentica fratellanza, uno dei punti di forza del film, fatto di complicità, affetto e di quella lealtà quasi istintiva che spesso unisce chi è cresciuto condividendo le stesse difficoltà. Un legame che restituisce ai personaggi una dimensione umana, prima ancora del background criminale. Alessandro Gassmann conferisce invece a Don Claudio una presenza rassicurante, senza trasformarlo in una figura salvifica. Il rapporto tra il sacerdote e Daniel costituisce un altro degli snodi interessanti del racconto, soprattutto quando il confronto lascia spazio alla diffidenza e all’incomprensione reciproca.
La redenzione senza moralismi
Il merito maggiore di Figli perduti è probabilmente quello di aver portato sullo schermo una storia che appartiene profondamente al nostro presente. In un periodo storico in cui il disagio giovanile e la criminalità minorile occupano sempre più spazio nel dibattito pubblico, spesso ridotti a una questione di ordine e sicurezza, Chierici sceglie di raccontare ciò che viene dopo: la possibilità di una redenzione, ma senza moralismi. Senza negare la gravità degli errori commessi, il film si interroga su quanto possa essere determinante incontrare qualcuno disposto a concedere una seconda occasione. La comunità diventa così un luogo che punta a riabilitare i ragazzi invece di punirli, prima ancora che sul piano sociale su quello umano ed emotivo. È proprio in questa prospettiva che la vicenda di Daniel Zaccaro acquista un valore più ampio, andando oltre il singolo percorso biografico per interrogare una società che sembra aver smarrito la capacità di recuperare i propri figli.
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Chi racconta e la realtà raccontata
Un ultimo aspetto rende particolarmente significativo questo esordio, ed è il rapporto diretto tra chi racconta e la realtà raccontata. Chierici arriva alla storia di Daniel attraverso un’amicizia e una conoscenza della comunità Kayròs maturate nel tempo, non come osservatore estraneo. Una prossimità che conferisce al progetto una sincerità riconoscibile, anche quando la scrittura tende ad accompagnare troppo esplicitamente lo spettatore verso il proprio messaggio.
Un esordio generoso sulle seconde possibilità
Figli perduti è dunque un esordio generoso, un film sulle seconde possibilità, capace di trovare una propria urgenza narrativa. Chierici si dimostra sensibile nell’avvicinarsi a un universo umano che il cinema italiano ha spesso raccontato attraverso la violenza e la marginalità, scegliendo invece di soffermarsi sulla possibilità di un cambiamento. Il risultato è un film che, pur con qualche ingenuità, trova la propria forza nella sincerità dello sguardo e nella volontà di non lasciare che siano soltanto gli errori a definire un’esistenza. Non tutti i figli perduti sono necessariamente figli da perdere.
Figli perduti è prodotto da Are Films, Ohana Production e PFA Films, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Film Commission Torino Piemonte. Non è ancora stata annunciata una data di uscita nelle sale italiane.


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