Festa del Cinema di Roma 2026, i vincitori: Miglior Film a Clio Barnard, premi a Pierobon e Smutniak. Un palmarès di case perdute ed esili.
Miglior Film a I See Buildings Fall Like Lightning. Miglior attore ex aequo a Paolo Pierobon e Anthony Boyle, il pubblico sceglie Kasia Smutniak e Rafiki Fariala.
[di Redazione]
I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard è il Miglior Film della 21ª Festa del Cinema di Roma. La giuria del concorso Progressive Cinema, presieduta dal regista polacco Jan Komasa, ha consegnato il palmarès sabato 24 ottobre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in una cerimonia condotta da Ema Stokholma alla vigilia della chiusura.
Cinque amici cresciuti in un caseggiato popolare di Birmingham arrivano ai trent’anni con i sogni rimasti a terra. Nelle immagini d’archivio, intanto, le torri popolari implodono: la crisi abitativa britannica filmata come una caduta lenta. Dal palco Barnard ha portato il discorso verso i ragazzi di oggi e la fatica di mettersi un tetto sopra la testa. È la chiave della serata. Il palmarès di Roma racconta case che mancano, patrie lasciate alle spalle, famiglie che si cercano oltre i confini.
Il film è scritto da Enda Walsh a partire dal romanzo di Keiran Goddard. Aveva già vinto il premio del pubblico della Quinzaine a Cannes ed è il primo lungometraggio di Barnard in cinque anni.
Una geografia di partenze
Il Gran Premio della Giuria va a The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson, ispirato a fatti reali. Amanda Seyfried è un’insegnante chiusa in un matrimonio violento che, in un carcere di massima sicurezza dell’Oklahoma, si lega a un detenuto, Scoot McNairy.
Da qui il palmarès si mette in viaggio. La Miglior sceneggiatura va ad Abia Castillo, Diego Rabasa e Diego Luna per Ceniza en la boca (Ashes), dal romanzo di Brenda Navarro. Lucila, ventun anni, lascia il Messico con il fratello quattordicenne per cercare in Spagna la madre emigrata.
Congo Boy di Rafiki Fariala lascia Roma con la Miglior regia e metà del Premio del Pubblico. Robert ha diciassette anni ed è un rifugiato congolese a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Cresce quattro fratelli con i genitori in carcere e intanto scrive canzoni. Fariala ci ha messo la propria vita e la propria musica, con un cast di non professionisti guidato da Bradley Fiomona, già premiato come attore a Cannes in Un Certain Regard.
Altri il viaggio lo fanno dentro casa. Victoria Luengo, Miglior attrice, è Lali in Sants di Mikel Gurrea: accompagna la madre malata, Ariadna Gil, e intanto entra in una banda che ruba statue religiose a Barcellona.
Il premio per il Miglior attore si divide in due, e metà parla italiano. Anthony Boyle lo vince per il film di Barnard. Paolo Pierobon lo vince per Brianza di Simone Catania, ispirato a una vicenda reale. Qui è un imprenditore eccentrico che trascina l’erede di un’armeria sommerso dai debiti, Fausto Russo Alesi, in un piano di appropriazione indebita.
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Il volto e la vita
Il Premio speciale della Giuria va a una famiglia. Gli Al Mawla sono i protagonisti di Yesterday the Eye Didn’t Sleep, esordio del regista palestinese Rakan Mayasi. Nella valle della Bekaa, al confine tra Libano e Siria, una vera famiglia beduina recita versioni di sé stessa, senza sceneggiatura, nella casa in cui vive.
Con questo premio la giuria riconosce il lavoro di chi si presta alla macchina da presa con il proprio nome, i propri fratelli, le proprie stanze. Nello stesso gesto, un festival mette il proprio sigillo su una vita privata diventata racconto. Gli Al Mawla escono dalla Festa con un riconoscimento intestato al loro cognome. Quando le luci della sala si riaccendono, tornano ad abitare le stanze che il pubblico ha appena attraversato.
Prime volte, sale piene, carriere
Il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane va a Clementine Orange della svedese Lisa Forslund. Racconta di una donna che si innamora per lettera di un detenuto e, quando lui esce con un permesso di ventiquattro ore, scopre che le ha mentito sulla propria identità. La giuria era presieduta da Ludovica Rampoldi, con Pauline Loquès e Corneliu Porumboiu. Menzione speciale a El tren fluvial (The River Train) di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale.
La giuria del documentario, guidata da Roberto Minervini, premia Dans la gueule de l’ogre (Into the Jaws of the Ogre). È l’esordio di Mahsa Karampour, nata in Iran e in Francia dal 2003, che ritrova il fratello Siâvash, musicista punk a New York. Menzione a Un hiver russe di Patric Chiha, sui giovani russi in esilio dopo l’invasione dell’Ucraina.
Il Premio del Pubblico Terna finisce in parità tra Congo Boy e Mustang. L’opera seconda di Kasia Smutniak torna nel Nepal del 2003, dove era stata in viaggio con Pietro Taricone, e ripercorre quel viaggio attraverso la voce della figlia Sophie. Dei tre italiani in concorso, su diciotto titoli, due tornano a casa premiati.
I Premi alla Carriera vanno a Tessa Ross, Javier Bardem, Julianne Moore e ad Anthony Ippolito, quest’ultimo con il Premio Progressive. Debuttano due riconoscimenti. Il Banca Ifis Music Award va a Nicola Piovani. Il Premio Gillo Pontecorvo, istituito a vent’anni dalla morte del regista, va a Emmanuel Marre per Notre salut, ambientato a Vichy nel settembre del 1940, liberamente ispirato al bisnonno del regista e premiato per la sceneggiatura a Cannes.
Domenica 25 ottobre la Festa spegnerà le luci. Le torri di Birmingham, intanto, torneranno a cadere in Sala Petrassi, alle 21:30.
Le repliche di domenica
Domenica 25 ottobre la Sala Petrassi ripropone i film premiati: Congo Boy alle 10:30, Ceniza en la boca alle 15:00, The Life and Deaths of Wilson Shedd alle 21:00, I See Buildings Fall Like Lightning alle 21:30. In replica anche Mustang. Programma e biglietti sul sito ufficiale della Festa del Cinema di Roma.

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