Al Teatro Ghione di Roma Walter Riviera porta "Mi AI rubato il lavoro?". Con HEI AI e Dahl al Parenti, l’IA sale sul palco: chi firma il copione?
Da «HEI AI», scritto a quattro mani con una macchina, allo scrittore automatico di Dahl. Stasera al Ghione di Roma arriva Walter Riviera.
[di Alessandro Massimo]
Un bidello svuota il suo armadietto. Si chiama Serafino, ha passato una vita nella stessa scuola e un giorno riceve una telefonata: al suo posto adesso lavora un sistema robotico di ultima generazione. Da qui parte Mi “AI” rubato il lavoro?, lo spettacolo di Walter Riviera che stasera, lunedì 26 ottobre, arriva al Teatro Ghione di Roma.
L’ingegnere e il bidello
Riviera l’intelligenza artificiale la conosce da dentro. È stato AI Technical Director di Intel, oggi è Chief AI Officer di AI Wonder e da anni la racconta anche fuori dai laboratori. A teatro però lascia parlare Serafino, che torna a scuola per recuperare le sue cose e scopre che le macchine, forse, sanno molto più di quanto si immagini.
Lo spettacolo procede così, tra una risata e una pausa per pensare. Racconta algoritmi che imparano come bambini curiosi, e insieme i loro errori, i loro limiti, i paradossi di tecnologie entrate nella vita quotidiana più in fretta di quanto si riesca a capirle. La formula è interattiva, e le domande sono quelle che ormai circolano in ogni ufficio: quali mestieri cambieranno, se le persone verranno davvero sostituite, cosa resterà soltanto umano. Riviera sceglie l’ironia per arrivarci, e la scelta funziona da antidoto, perché sull’intelligenza artificiale si tende a parlare con il tono dell’apocalisse o con quello del depliant.
Nella stessa settimana la macchina è salita su altri due palchi italiani, con parti molto diverse.
Una fabbrica di romanzi
Roald Dahl la immaginò nel 1953, in un racconto intitolato The Great Automatic Grammatizator. Un giovane ingegnere costruisce un calcolatore che sforna racconti e romanzi in serie e in poco tempo si prende il mercato letterario. Ieri sera il Teatro Franco Parenti di Milano lo ha portato in scena come Lo scrittore automatico, con la regia di Andrea Carabelli e la drammaturgia di Luca Botturi. Allora i calcolatori riempivano stanze intere e di romanzi non sapevano niente. Settant’anni dopo la satira di Dahl somiglia parecchio a una giornata qualunque in redazione.
LEGGI ANCHE
Il copione a quattro mani
Più in là si spinge HEI AI della compagnia milanese Sanpapié, passato venerdì al Teatro Carol Wojtyla di Cabiate. Qui la macchina smette di essere il soggetto della storia e ne diventa coautrice: il testo lo hanno scritto Saverio Bari e un’intelligenza artificiale, con regia e coreografia di Lara Guidetti. Un uomo torna sulla Terra dopo un viaggio nello spazio e la trova irriconoscibile. Un’IA prova a spiegargliela, mentre un essere chiamato Corpo gli risponde soltanto danzando.
La firma e il corpo
In locandina il nome di Bari sta accanto a quello della macchina, e dichiararlo è già una presa di posizione, in un tempo in cui la collaborazione con un modello resta spesso sottintesa. Un copione ha comunque bisogno di qualcuno che ne risponda: chi ha fatto le domande, chi ha scelto quali risposte tenere, chi ha deciso quali buttare. Dietro ogni frase proposta dalla macchina, poi, lavorano milioni di pagine scritte da altri, autori che a quel tavolo nessuno ha invitato e che nessuna locandina nomina.
Quando il sipario si apre, quelle parole passano per due interpreti, Bari e Francesca Lastella. Il fiato, il sudore, il peso dei piedi sulle assi non li genera nessun modello. Il teatro conserva questo vantaggio sulla pagina: alla fine qualcuno deve salire sul palco e metterci la faccia, e la firma passa anche da lì.
Il bidello di Riviera riporta tutto a terra. Nel racconto di Dahl l’ingegnere convince il suo capo con un argomento semplice: il lavoro fatto a mano costa troppo, quello in serie conviene, e la qualità conta meno dei costi di produzione. Settant’anni dopo il ragionamento suona familiare. Una macchina capace di fare un lavoro resta una possibilità tecnica. Mandare a casa chi quel lavoro lo faceva è una scelta, e qualcuno la firma. Nel racconto qualcuno resiste, e Dahl sta dalla sua parte. Stasera, al Ghione, tocca a Serafino restituire le chiavi dell’armadietto, e alla platea chiedersi chi abbia deciso che quel posto poteva prenderlo una macchina.
Mi “AI” rubato il lavoro?, di e con Walter Riviera. Teatro Ghione, via delle Fornaci 37, Roma. Lunedì 26 ottobre, ore 21. La tournée prosegue domani a Napoli e a novembre in Sicilia, Sardegna, Genova e Torino.

COMMENTS