Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia riapre dopo il riallestimento: quattro piani, 3.000 anni di storia e una mostra etrusca.
Oltre 2 milioni di euro di investimento complessivo per il nuovo MANC. Sabato 26 settembre apertura straordinaria fino alle 23:30 e, al terzo piano, la mostra "Il corpo che resta"
[di Mina Jane]
Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia ha riaperto al pubblico venerdì 25 settembre, dopo un intervento che ha riguardato l'edificio, le sale, le collezioni e l'intero percorso di visita. Oggi, sabato 26 settembre, per le Giornate Europee del Patrimonio, il MANC resta aperto fino alle 23:30, con due visite guidate alle 17 e alle 19 condotte dalla direttrice Lara Anniboletti e dai curatori del nuovo allestimento, Alessandro Mandolesi e Rosa Lucidi.
La sede è quella di sempre, la palazzina settecentesca voluta da Clemente XIII, a pochi passi dal porto e dal Forte Michelangelo. L'iscrizione del papa è ancora lì, sopra l'ingresso. Il museo vi aprì nel 1970, su progetto di Franco Minissi, e il riallestimento parte proprio da lì. Dentro cambia quasi tutto, ma l'impianto torna quello pensato da Minissi: il percorso torna a occupare tutti e quattro i livelli e il ballatoio si riaffaccia sulla sala centrale del piano terra, come a Villa Giulia. Lo spazio espositivo raddoppia. Racconta oltre tremila anni di storia del territorio, dalla preistoria al Medioevo fino alla città di oggi.
Al piano terra la visita si apre con due statue monumentali. La prima è l'Athena Parthenos, copia romana dell'originale di Fidia, restaurata con il sostegno dell'Art Bonus della Fondazione Nazionale delle Comunicazioni. La seconda è l'Apollo-Helios, più grande del vero e di scuola lisippea, considerato una delle più importanti repliche in grande scala del Colosso di Rodi. Luci, proiezioni e paesaggi sonori le avvolgono, e la sala si accende intorno a loro come un palcoscenico.
Salendo, il racconto lascia la sola cronologia e segue i luoghi. Il primo piano va dalla preistoria all'età etrusca e romana, tra il Mignone, Cerveteri e i Monti della Tolfa. Una sala è dedicata al santuario di Punta della Vipera, scavato da Mario Torelli alla fine degli anni Sessanta: lo si attraversa con un modello tattile e, indossando un visore, dentro una ricostruzione digitale. Il secondo appartiene a Centumcellae, il porto che Traiano fece costruire dal 107-108 d.C. su progetto di Apollodoro di Damasco, alle Terme Taurine e alla città medievale di Leopoli-Cencelle. Il terzo, ricavato ex novo, ospita un laboratorio di primo intervento per il restauro, una sala polifunzionale e le collezioni storiche del vecchio Museo Civico. La raccolta era nata nel 1918 grazie allo studioso locale Salvatore Bastianelli, nel chiostro del convento di Santa Maria, e la Seconda guerra mondiale ne distrusse quasi tutto. Il piano conserva anche la traccia di un'altra vita dell'istituto: fino ai primi anni Duemila il museo ha fatto da deposito giudiziario per i reperti sequestrati dalla Guardia di Finanza, e oggi ne espone una parte, compresa la raccolta Fedele.
I numeri del riallestimento e l'accessibilità cognitiva
L'investimento complessivo supera i 2 milioni di euro, tra lavori conclusi e interventi ancora da realizzare. Nel 2021 sono stati stanziati 140.000 euro per consolidare i solai del terzo e del quarto piano e 90.000 per videosorveglianza e sistemi antintrusione. Sono seguiti 600.000 euro dal piano 2021-2023 per il rinnovamento degli spazi e 500.000 dal 2022-2024 per il nuovo ordinamento curatoriale e l'allestimento. Poi 130.000 dal programma dei lavori pubblici 2024 per i depositi e 200.000 del PNRR (Missione 1, Investimento 1.2) per l'abbattimento delle barriere fisiche e cognitive. Altri 400.000 euro, previsti nella programmazione 2024-2026, andranno a biglietteria e servizi igienici.
I fondi del PNRR si vedono lungo tutto il percorso: pannelli e didascalie in Braille, testi semplificati, audioguide, video in LIS, plastici tattili e ricostruzioni tridimensionali, pittogrammi e codici visivi per orientarsi. Alla progettazione hanno partecipato associazioni che si occupano di inclusione.
Elisabetta Scungio, direttrice regionale dei Musei nazionali del Lazio, inserisce la riapertura in una trasformazione più ampia dei luoghi della cultura regionali: "Vogliamo musei sempre più aperti ai territori e alle comunità". Nel caso di Civitavecchia, il territorio passa anche dal mare: la città accoglie ogni anno, attraverso il porto, milioni di visitatori da tutto il mondo.
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"Il corpo che resta": un rito etrusco davanti allo sguardo contemporaneo
Al terzo piano prosegue fino al 29 novembre la mostra "Il corpo che resta. La prothesis nell'urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee". Il suo cuore è un pezzo raro: un'urna cineraria etrusca venuta dall'area di Cerveteri e conservata nel museo, parente stretta, per mano e stile, del Sarcofago degli Sposi. Accanto, un modello digitale in tre dimensioni e una serie di proiezioni ne amplificano i dettagli.
La prothesis è l'esposizione rituale del defunto prima delle esequie: un corpo disteso, composto, circondato da chi resta. Intorno all'urna la mostra mette in dialogo le opere dell'artista contemporaneo Massimo Luccioli. Il progetto aveva accompagnato la prima riapertura parziale del museo, il 29 maggio, quando al pubblico era tornato solo il terzo piano.
Informazioni pratiche
Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia si trova in Largo Camillo Benso conte di Cavour 1. Le visite guidate di sabato 26 settembre, alle 17 e alle 19, sono su prenotazione all'indirizzo drm-laz.mucivitavecchia@cultura.gov.it. La mostra "Il corpo che resta" è visitabile fino al 29 novembre 2026. Per informazioni si può chiamare lo 0766 23604. Orari ordinari e tariffe sono indicati sul sito della Direzione regionale Musei nazionali Lazio.


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