David Fincher non rinnoverà l'esclusiva con Netflix nel 2027. Nessun nuovo studio: il regista vuole libertà. E Cliff Booth arriva in IMAX.
Il regista di Mank e The Killer esce dall'esclusiva nel 2027 senza firmare con rivali. Cliff Booth arriva in IMAX il 25 novembre, su Netflix il 23 dicembre.
[di Redazione]
Settembre 2023, Lido di Venezia. The Killer passa in concorso alla Mostra e il sicario di Michael Fassbender, voce fuori campo gelida come una cella frigorifera, ripete il suo mantra: attenersi al piano. Fassbender al Lido non si vede, lo sciopero degli attori tiene a casa mezza Hollywood. David Fincher invece arriva. Risponde alle domande con la pazienza di chi ha già sentito ogni variazione sul tema. Il tema, quell'anno, era uno solo: piattaforme contro sale, algoritmo contro buio, chi merita un Leone e chi dovrebbe accontentarsi del divano.
Noi, da testata accreditata, prendevamo appunti su quel matrimonio tra il regista più ossessivo di Hollywood e la piattaforma che lo teneva sotto contratto. Tre anni dopo, quel contratto non verrà rinnovato.
Qualcuno parlerà di divorzio. Sbaglierà parola, e forse anche film. Questa storia contiene un contratto che scade, un paradosso di calendario e una domanda scomoda sul cinema d'autore che costa tanto. Andiamo con ordine, per quanto Fincher permetta di andare con ordine.
David Fincher e Netflix: l'esclusiva che scade nel 2027
I fatti, secondo fonti vicine alla vicenda. Fincher non rinnoverà il suo contratto quadro in esclusiva con Netflix. il contratto, prevede lo studio che copre i costi della società di produzione del regista e in cambio ottiene il diritto esclusivo su tutto ciò che fa. Firmato nel 2020, poi rinnovato, scadrà nel 2027.
Il dettaglio da tenere a mente cambia il senso dell'intera faccenda. Fincher non ha firmato con nessuno studio rivale. Non ha un nuovo padrone di casa. In questa fase rifiuta l'idea stessa di legarsi in esclusiva a chiunque.
Da House of Cards a Mank: tredici anni di streaming d'autore
Riavvolgiamo. La stretta di mano risale al 2011, il debutto al febbraio 2013: House of Cards, primi due episodi diretti da Fincher, che firma anche la produzione esecutiva. Una serie politica cupa, girata come un film, pubblicata tutta in una volta. Il modello Netflix delle serie originali nasce lì, con la sua firma sopra.
L'anno dopo esce Gone Girl. È l'ultimo film di Fincher realizzato fuori dalla piattaforma. Poi comincia la lunga stagione dello streaming. Mindhunter, creata da Joe Penhall, con Fincher produttore e regista di diversi episodi: due stagioni, 2017 e 2019. La produzione di Love, Death & Robots e di Voir. Mank nel 2020, in bianco e nero, un progetto rimasto nel cassetto per più di vent'anni. The Killer nel 2023, quello del Lido.
Proprio Mindhunter offre la chiave più divertente di questa storia, per chi ha il senso dell'umorismo nero. La serie si ferma dopo la seconda stagione e da allora ha avuto due funerali. Nel 2023 Fincher spiegava a un settimanale francese che la serie costava troppo per il pubblico che raccoglieva. Ad agosto di quest'anno, a un incontro pubblico a Nuova Delhi, Ted Sarandos ha dato la sua versione. La terza stagione era prevista, poi il regista si è buttato su un film, e un autore così meticoloso non riesce a fare due cose insieme. Stessa bara, due elogi funebri. Il sospetto, da questa parte dello schermo, è che siano veri entrambi. Un autore lento costa. Un autore che costa, prima o poi, sembra lento a chi firma gli assegni.
Poi agosto, di nuovo. Netflix archivia lo spin-off americano di Squid Game, titolo di lavorazione Heckler, sceneggiatura affidata a Dennis Kelly, il creatore di Utopia. Secondo fonti vicine al regista, il progetto si è spento per consunzione: sviluppo lento, cambi al vertice della piattaforma, gli impegni di Fincher. La piattaforma adesso preferisce versioni locali del marchio, una per mercato.
Intorno, intanto, si allunga la fila di chi se ne va. Shawn Levy ha lasciato la piattaforma. I fratelli Duffer, quelli di Stranger Things, sono passati a Paramount. Noah Baumbach ha preso un'altra strada. Fincher è l'ultimo della fila, e il più ingombrante.
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Le nuove disavventure di Cliff Booth in IMAX: il paradosso del tempismo
Resta un film da consegnare, l'ultimo del contratto. Le nuove disavventure di Cliff Booth, sceneggiatura di Quentin Tarantino, con Brad Pitt di nuovo nei panni dello stuntman di C'era una volta a... Hollywood e un budget intorno ai 200 milioni di dollari. Due settimane in IMAX dal 25 novembre, poi su Netflix dal 23 dicembre, giusto in tempo per l'albero.
Ecco il paradosso, troppo bello per passarci sopra. L'uomo che ha aiutato a costruire la casa delle serie originali esce dall'esclusiva proprio nell'anno in cui la piattaforma porta un suo film sullo schermo più grande che esista. Netflix si riavvicina alla sala, Fincher si allontana dal contratto. Due movimenti opposti nello stesso autunno, come due auto che si incrociano di notte su una statale e si lampeggiano i fari.
Pesa, in tutto questo, il conto di Cliff Booth? Qualcuno sussurra di malumori interni per quei 200 milioni. Nessuno lo conferma. Lo registriamo per quello che è: una voce, e una domanda aperta. Per il pubblico italiano, almeno, il calendario è chiaro: il film arriva nelle nostre sale IMAX dal 26 novembre. Una manciata di schermi, quasi tutti nei multisala delle grandi cinture urbane, da Pioltello a Porta di Roma. Due settimane per vedere Fincher in grande, poi il divano. Per un regista che qui si è visto quasi solo in streaming, è già una piccola rivoluzione. Piccola, appunto.
Cinema d'autore e piattaforme: chi paga le ossessioni di Fincher
Qui la faccenda smette di essere un pettegolezzo di settore. Per un decennio le piattaforme sono state il rifugio del cinema d'autore costoso. Chi altro avrebbe prodotto Mank, un film in bianco e nero su uno sceneggiatore degli anni Quaranta? Chi altro avrebbe concesso a Fincher i suoi ciak infiniti, la sua lentezza, la sua precisione da orologiaio svizzero con l'insonnia?
Se nemmeno Fincher trova più conveniente l'esclusiva, il problema riguarda tutti. Le piattaforme sembrano volere marchi da declinare paese per paese, costi prevedibili, serie che durano. Il talento migliore sembra volere libertà di progetto: un film alla volta, ogni volta con il partner giusto. Sono due desideri legittimi, che non abitano più sotto lo stesso tetto. In mezzo resta il film ambizioso e caro. Nessuno studio tradizionale lo finanzia a cuor leggero, e le piattaforme ormai lo finanziano con la calcolatrice in mano. Chi paga, allora? La risposta onesta, oggi, è che nessuno lo sa.
Chinatown, Bitterroot, Mindhunter: il futuro di Fincher dopo Netflix
Restano i progetti in sviluppo, sospesi come valigie su un nastro che ha smesso di girare. Il prequel seriale di Chinatown scritto da Robert Towne, scomparso nel 2024. Il neo-western Bitterroot. L'eterna, improbabile terza stagione di Mindhunter. Restano a Netflix, migrano altrove, finiscono in un cassetto? Nessuno lo ha detto. Nessuno ha detto nemmeno dove andrà Fincher. Qualsiasi risposta, oggi, sarebbe un esercizio di fantasia spacciato per notizia.
Torniamo allora al Lido, settembre 2023. Il sicario di The Killer ripeteva di attenersi al piano, e il film cominciava proprio con lui che lo mancava. Il piano di Fincher, oggi, sembra avere una sola clausola: nessun piano scritto da altri. Il prossimo film potrebbe uscire su Netflix. Oppure altrove. Oppure in una sala del Lido, un settembre qualsiasi, con la gente in fila che discute ancora di piattaforme e di sale. Noi, in quella fila, ci saremo. Con gli appunti.

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