Seamus McGarvey rivela il budget di Narnia di Greta Gerwig: 280 milioni. Sale il 12 febbraio 2027, Netflix dal 2 aprile. Terzo film più costoso.
Il direttore della fotografia Seamus McGarvey svela la cifra. Con i reshoots si va oltre i 320 milioni, terzo film più costoso della piattaforma.
[di Redazione]
Duecentottanta milioni di dollari. La cifra cade in una stanza. Viene pronunciata con naturalezza da chi la fotografia di quel mondo la sta costruendo pezzo per pezzo. Seamus McGarvey ha lasciato scivolare il numero durante una recente masterclass, confermando mesi di indiscrezioni. Il budget del primo capitolo delle Cronache di Narnia firmato da Greta Gerwig ha finalmente un contorno preciso.
Una somma simile sposta l'orizzonte delle aspettative. Per mesi l'intera industria si è chiesta se un progetto di questa mole, nato nel grembo dello streaming, avrebbe mai visto il buio di una sala cinematografica. La vera questione ora assume un peso diverso. Quando un film tocca queste vette, la domanda si sposta inesorabilmente sui ritorni. Quanto deve incassare una scommessa simile per evitare il disastro.
La cifra vera e i numeri intorno
I corridoi di Hollywood sussurrano cifre ancora più imponenti. Voci insistenti parlano di 320 milioni di dollari complessivi, includendo il costo delle riprese aggiuntive in corso. Per capire la scala dell'impresa basta guardare al passato recente della piattaforma. The Irishman si era fermato a 225 milioni. Red Notice e The Gray Man a 200. Narnia si insedia stabilmente nel podio delle produzioni più costose mai finanziate dallo streamer.
Un cantiere artigianale che chiede ritocchi
Il direttore della fotografia ha descritto il lavoro ricorrendo a immagini precise. Ha parlato del più grande progetto artigianale mai realizzato, un cantiere sterminato guidato da una sincera poesia dell'anima. Un'anima che attualmente richiede cure extra. A Shepperton si stanno svolgendo sessioni di riprese aggiuntive. Fisiologiche per i blockbuster, certamente, ma necessarie dopo i primi test con il pubblico. A far lievitare i costi contribuisce una scelta estetica radicale. La Londra vittoriana immaginata da C.S. Lewis lascia il posto agli anni Cinquanta del dopoguerra. Significa ricostruzione storica meticolosa, costumi complessi, il tutto intrecciato a una mole massiccia di effetti visivi.
La crepa nel mantra di Sarandos
Qui il sistema strategico di Ted Sarandos mostra la sua crepa. Il vertice di Netflix continua a ribadire pubblicamente un mantra ripetuto. La sala cinematografica non rappresenta il loro modello di business. Lo dicono ai giornali, lo spiegano agli azionisti. Eppure per il film più costoso della propria storia, la piattaforma sceglie un percorso anomalo. Finanzia un'opera enorme per poi cederla ai cinema per quasi due mesi.
La squadra dei sogni di Gerwig
Il cast riflette la medesima ambizione. Meryl Streep presta la voce ad Aslan. Emma Mackey indossa il gelo della Strega Bianca. Accanto a loro si muovono Daniel Craig, Ciarán Hinds e Carey Mulligan, pronti a fare da scudo ai giovani David McKenna e Beatrice Campbell. Dietro la macchina da presa, la squadra dei sogni di Gerwig. Mark Ronson e Andrew Wyatt alle musiche, James Chinlund alle scenografie, Jacqueline Durran ai costumi. Paul Franklin a coordinare la macchina VFX.
Rotta verso il Super Bowl
L'uscita mondiale nelle sale, comprese le ambite piazze IMAX, è fissata per il 12 febbraio 2027. Il weekend del Super Bowl. L'arrivo in piattaforma seguirà il 2 aprile. Quarantanove giorni esatti.
A maggio, su queste pagine, ci chiedevamo cosa avesse spinto Netflix a concedere a Greta Gerwig un'esclusiva teatrale così estesa, rompendo il dogma assoluto della propria distribuzione. Oggi quel mistero ha perso i contorni sfumati. La finestra temporale accordata alla regista risponde a una logica economica ferrea. Nessun omaggio alla visione romantica del cinema. Duecentottanta milioni chiedono una sala. Soprattutto, chiedono un pubblico che paghi il biglietto.
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